Arsenal campione d’Inghilterra! I Gunners vincono la Premier dopo 22 anni

L'Arsenal torna campione della Premier League, per la 14^ volta nella sua storia, dopo 22 anni. A decidere il trionfo nella stagione 2025/2026 è stato il pareggio 1-1 tra il Manchester City, secondo in classifica, e il Bournemouth. Troppo poco per sperare ancora di raggiungere i Gunners, che - forti della vittoria 1-0 di ieri contro il Burnley - hanno quattro punti di vantaggio a una partita dalla fine. La sfida di domenica contro Crystal Palace sarà quindi la coronazione di una stagione iniziata e finita da leader. E adesso l'Arsenal sogna anche la Champions. C’è anche un po' di Italia in questo titolo: Calafiori, infatti, è il quinto quinto calciatore italiano a vincere la Premier League

Dopo 22 anni, l’Arsenal ha vinto la Premier League: un capolavoro costruito attorno ad Arteta: a prescindere dall’esito della finale di Champions contro il Psg, aperto un ciclo grazie al tecnico spagnolo sul quale si è insistito dal 2019. La difesa di ferro e i giovani talenti, così i Gunners hanno solide basi per il futuro. La certezza della vittoria del campionato è arrivata grazie all’1-1 del City sul campo del Bournemouth. It’s not done“: la frase pronunciata da Declan Rice e catturata dalle telecamere dopo il ko in campionato contro il Manchester City era diventata subito virale e il capitano dell’Arsenal, nella sera in cui la Premier è tornata ai Gunners 22 anni dopo, l’ha utilizzata per festeggiare sui social la vittoria del titolo: “Ve l’avevo detto…”

Il popolo dell’Arsenal è un fiume in piena di emozioni: le birre, i festeggiamenti per le vie di Londra. I cori ripetuti come una litania religiosa, dal “North London Forever” da pelle d’oca al “We’re top of the league” cantato per 556 giorni negli ultimi quattro anni. In quel momento, subito dopo la partita di ieri col Burnley che ha messo i Gunners in condizione di vincere la Premier, Arteta si rende conto di quello che ha fatto: ha ridato al popolo dell’Arsenal la fiducia. Il titolo vinto stasera in televisione, guardando il Manchester City non riuscire a battere il Bournemouth, promette di essere solo l’ultima spinta, perché trasforma quell’arrivederci di Arteta, ultima parola che riesce a pronunciare dopo aver guardato il suo stadio, è una sorta di appuntamento al prossimo impegno. Quello contro il PSG per la finale di Champions. Che non serve a consacrare Arteta, ma semplicemente ad elevarlo. L’allievo di Guardiola che, finalmente, supera il Maestro. Adesso ha vinto, e ha chiuso il digiuno da Premier League che durava dal 2004. Ora l’Arsenal è pronto ad aprire un ciclo. Non importa come finirà la finale di Champions col Psg sabato prossimo: i Gunners sono finalmente (tornati ad essere) la squadra più forte d’Inghilterra. Si sono seduti sul trono della Premier. Hanno tutto quello che serve: dalla struttura ai campioni, per fare in modo che il loro regno sia duraturo. Ma non è e non è stato tutto rose e fiori: infatti, è stato complicato tornare a essere la squadra migliore d’Inghilterra.

Il percorso è stato lungo e anche tortuoso, durato oltre due decenni. L’Arsenal per farlo ha scelto una strategia poco comune nel calcio tritatutto di oggi: ha creduto in un allenatore, in un progetto, e l’ha portato avanti fino a quando ha prodotto risultati. Aggiustandolo in corsa, ma muovendosi sempre con l’idea che Arteta fosse il centro di gravità permanente attorno a cui far ruotare i tasselli della missione Premier. Ci hanno creduto così tanto che, preso come allenatore, l’hanno presto trasformato in manager, anche se non con potere assoluto alla Wenger, ma rendendolo parte integrante del processo decisionale. Come le scommesse più redditizie, puntare su di lui ha pagato a lungo termine. I Gunners ci hanno creduto fin dal dicembre 2019, quando avevano capito che l’era Unai Emery era finita, l’hanno applaudito quando alla fine della traumatica stagione del Covid ha vinto l’FA Cup e gli hanno dato il tempo di crescere, come quel gruppo di giocatori giovani su cui ha puntato. “La continuità è fondamentale, l’identità di vedute tra chi va in campo e chi siede dietro la scrivaniaha detto recentemente Guardiola, spiegando perché in 10 anni col City ha vinto 20 trofei. L’Arsenal ha preso una pagina dallo stesso manuale: ha creduto in Arteta e con lui, attorno a lui, si è evoluto fino a tornare vincente. Ora che ha imparato a vincere, alla luce dei fallimenti degli anni passati che hanno forgiato questo successo, l’Arsenal non ha più intenzione di fermarsi.

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Nello Paolo Pignalosa

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