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Brasil 2014: Olanda all’ultimo respiro! Messico ko 2-1

di Federico LATTANZIO

A Fortaleza, nel terzo ottavo di finale in programma, l’Olanda batte a fatica un grande Messico, rimontando lo svantaggio subìto nel primo tempo soltanto nei minuti conclusivi di gara e conquistando i quarti.

Alla fine gli Orange passano. Ma quanta sofferenza. E che spavento. La nazionale dei Paesi Bassi si presenta all’appuntamento con la prima partita da dentro o fuori del suo Mondiale brasiliano mettendo in campo lo stesso atteggiamento adottato nel corso del proprio girone. Quell’assetto molto difensivista che in patria non ha raccolto grande successo nell’opinione pubblica, ma che da un punto di vista dei risultati ha comunque pagato e non poco. In fase di non possesso il pacchetto arretrato conta addirittura cinque uomini, con i tre centrali Vlaar, De Vrij e Blind e i due esterni Verhaegh e Kuyt, quest’ultimo che si sacrifica enormemente abbassandosi così tanto. In mezzo al campo De Jong e Wijnaldum, con Sneijder che arretra a dare una mano alla mediana nel momento in cui gli avversari mantengono il pallino del gioco. Davanti Robben e Van Persie. Il solito Van Gaal insomma, per lo meno in questa manifestazione. Dall’altra parte un Messico con Rodríguez, Márquez e Moreno dietro, Aguilar, Herrera, Salcido, Guardado e Layun nella zona nevralgica, Peralta e Giovani dos Santos in attacco. Tuttavia la formazione allenata dal Piojo Herrera (omonimo dell’attuale calciatore) è decisamente offensiva a livello di approccio mentale. Nessuna novità, poi, per ciò che concerne i due confermati portieri titolari.

Il primo tempo è tutto di marca dei centroamericani, che probabilmente meriterebbero il vantaggio all’intervallo. Eppure la rete non arriva, nonostante due o tre tentativi davvero pericolosi. In particolare il riferimento va alla conclusione proprio di Herrera, che dopo meno di venti minuti sfiora il palo alla destra dell’estremo difensore olandese Cillessen. Nel finale di frazione disimpegno orrendo del pacchetto arretrato messicano, ne approfitta Van Persie per ripartire. La stella del Manchester United cerca la verticalizzazione per Robben, ma Márquez interviene non riuscendo a controllare appieno il pallone che torna nella disponibilità del fenomeno del Bayern, il quale viene scalciato due volte e termina a terra. L’arbitro Proença lascia correre. Ad inizio ripresa il copione non muta. E meritatamente, al minuto quarantotto, Giovani dos Santos colpisce, con una grande conclusione incrociata dalla distanza. Gli europei appaiono in netta difficoltà. Ma riescono a scuotersi. La pressione aumenta notevolmente e Ochoa, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, deve compiere un autentico miracolo su De Vrij. Un miracolo nel senso più concreto del termine, poiché il portiere rivelazione sin qui para con il volto, mandando la sfera sul palo. I cambi di Van Gaal, tuttavia, sortiscono gli effetti sperati. Depay, infatti, risveglia la fase offensiva orange e Huntelaar si rivela decisivo. Ma andiamo con ordine. Al minuto ottantotto Sneijder raccoglie la torre, forse non così voluta, proprio del bomber dello Schalke e spara dentro il pareggio. Nulla sembra scongiurare i supplementari. Ma ci pensa Robben a modificare il destino: nel corso del terzo minuto di recupero se ne va sulla destra, entrando in area e subendo un fallo da rigore. Proença lo concede. Dal dischetto lo stesso Huntelaar trasforma, scacciando i fantasmi e mandano l’Olanda ai quarti di finale.

Di certo il Messico non meritava la sconfitta e ha disputato un grande Mondiale, inaspettato per i più. Ma il calcio è questo. E non si può non considerare il fatto che sin qui la selezione dei Paesi Bassi abbia goduto di un’ottima buona sorte. Primi tempi sempre sottotono, usando un eufemismo, ma mai chiusi in svantaggio. Rimonte frequenti, segno senz’altro anche di una grande forza d’animo. Probabilmente il modulo e l’atteggiamento adottati dal commissario tecnico di Amsterdam continueranno a far discutere in patria. Ma fino a questo momento i risultati sono tutti dalla sua parte.

 

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