di Matteo PASQUALI | da Football Mag pag. 2-3-4
Voglio iniziare questo breve articolo sgombrando il campo da ogni dubbio: non sono razzista, non lo sono mai stato e mai lo diventerò. Affermo questo perché quando si tratta del fenomeno Mario Balotelli, qualsiasi concetto o critica si esprima, si viene spesso se non sempre tacciati di razzismo. Il colore della pelle in questo caso non c’entra niente, il fulcro qui è parlare, discutere, criticare un magnifico calciatore ma non ancora un Uomo con la “U” maiuscola, ma piuttosto un bambino cresciuto.
Perché di questo stiamo parlando, di un uomo che per pigrizia di intelletto, per menefreghismo, per carattere o semplicemente per ignoranza, non è mai cresciuto ne maturato del tutto. Certo si può dire che è stato sfortunato, affidato ai servizi sociali,lui ed i suoi fratelli, dalla sua famiglia naturale di immigrati Ghanesi trasferiti a Palermo; ma è stato altrettanto fortunato quando una famiglia perbene Concesio, in provincia di Brescia lo ha adottato, lo ha fatto crescere, ha assecondato le sue passioni e gli ha permesso di diventare quello che è oggi, ossia un milionario che campa grazie al gioco più bello del mondo, il calcio. Un grazie deve anche dirlo al suo fisico, possente, scultoreo, che gli ha permesso e gli permette di partire da una posizione privilegiata rispetto ad altri atleti. Il merito per carità è anche se non soprattutto suo, grazie alla sua caparbietà e costanza giovanile di non accontentarsi mai e migliorare, affinare la tecnica e la forza ( le sue migliori doti). Ma vicino a questa crescita fisica non c’è stata la necessaria crescita intellettuale, ed è questo il nodo principale di tutte le critiche, giuste ed ingiuste verso il calciatore Balotelli. Mario Inizia a giocare a calcio all’età di 7 anni con la squadra del San Bartolomeo, società dove rimane solo 3 mesi a causa del suo carattere e delle minacce degli altri genitori di non portare a quella società i propri bambini se lui fosse rimasto lì, e proprio da qui si inizia a capire qual è il vero problema di Mario, il suo carattere, il suo essere spesso arrogante ed egoista.
È per questo motivo che viene ceduto all’U.S. Oratorio Mompiano, la squadra dell’oratorio parrocchiale di Mompiano (quartiere di Brescia), sotto la guida di Giovanni Valenti, venendo subito aggregato agli esordienti, lui che ha da poco l’età per giocare con i pulcini. A suon di gol e prodezze viene adocchiato da procuratori che daranno il la alla sua carriera, poi diventata professionistica. Nel 2001 approda nel settore giovanile del Lumezzane, e il 2 aprile 2006, non ancora sedicenne, esordisce con la prima squadra in Serie C1, nell’incontro Padova-Lumezzane divenendo così il più giovane esordiente nella storia della categoria, anche grazie a una deroga speciale concessa dalla Lega. Viene adocchiato dall’Inter che lo rileva in prestito, poi acquista la comproprietà e poi l’intero cartellino, dopo aver trascinato l’Inter primavera a suon di gol alla vittoria del campionato Primavera 2006-2007. Nel 2008-2009 parte definitivamente la sua carriera, nell’Inter c’è Roberto Mancini, allenatore che ritroverà anche al Manchester City. Con il quale avrà un rapporto di amore odio, sempre a causa del suo carattere, delle sue manifestazioni di rabbia nei momenti delle sostituzioni, dei suoi falli di reazione o delle sue bravate fuori dal campo.
L’incontro con Mino Raiola (re dei procuratori) a mio avviso segna lo spartiacque della sua carriera e non solo. Mino Raiola è famoso per i trasferimenti a suon di milioni di euro dei suoi assistiti, e spesso viene tacciato di esasperare i rapporti degli stessi all’interno delle squadre pur di agevolare i trasferimenti. A Mario Balotelli tutto serviva tranne che questo, a lui serviva un secondo padre che lo calmasse e lo invitasse a ragionare, non un guru assetato di soldi che anzi ci guadagna con le sparate di Mario, che alimentano una girandola di cessioni e di nuovi ingaggi, che lo vedono passare dall’Inter al Manchester City per 28 milioni di euro e per un ingaggio da 3,5 milioni di euro a stagione, e poi successivamente dal City al Milan ( squadra per cui Mario tifa, non nascondendolo nemmeno quando milita nell’Inter, suscitando polemiche su polemiche) per la cifra di 20 milioni di euro più bonus e 4 netti più bonus a Balotelli stesso. Oggi anche al Milan è croce e delizia; segna gol, spesso di potenza e cattiveria, ma colleziona ammonizioni, espulsioni, litigate in campo, bravate fuori. E’ di queste ore una litigata con rissa in un locale notturno tra lui ed un fotografo. Nel frattempo Mario ha avuto anche una figlia dalla soubrette Raffaella Fico ed ha mio avviso anche in questa vicenda si vede la piccola dimensione dell’uomo Balotelli: la bimba è stata riconosciuta da Mario solo dopo molti mesi e la minaccia di test del dna da parte della Fico. Un uomo non si comporta cosi; un padre, seppur arrabbiato con la partner con la quale ha subito tagliato i rapporti dopo pochi mesi, ama sua figlia più di se stesso, soprattutto se ha poi tutti i mezzi per crescerla e farla vivere nel benessere.
Questo articolo però vuole parlare più in profondità di Mario calciatore, ma a mio avviso è proprio nel carattere forgiato negli anni, e nella sua vita al di fuori del campo che risiedono molti dei problemi sul campo di Mario. Il problema del razzismo e dei cori di scherno spesso beceri contro questo giocatore non nascono spesso dal puro razzismo ma dal fatto che il giocatore è antipatico, rissoso, burbero e maleducato, nonché simulatore, all’interno del terreno di gioco. Spesso accentua le cadute, anche se ad onor del vero viene preso di mira da tutti i difensori d’Italia, ma non più di Cassano o di Totti ad esempio. Il razzismo spesso non c’entra nulla anche perché Mario è titolare della nazionale Italiana di calcio e viene applaudito ed incitato da milioni di italiani. Ma le sue bravate e il suo atteggiamento all’interno del campo cosi come fuori vengono recepite da chi va allo stadio come prese in giro che alimentano un sentimento di rabbia verso Mario Balotelli in quanto uomo e calciatore, non in quanto nero; se fosse stato bianco e biondo sarebbe stato insultato lo stesso, anzi forse sarebbe stato tutelato anche di meno da arbitri e media che spesso ne tessono le lodi sperticate senza che questo faccia chissà poi cosa sul campo. Mario Balotelli è forte, è un prospetto di campione, ma nulla di più; lo potrà diventare per carità perché ha tutte le doti fisiche, ma i campioni sono un’altra cosa, sono continui, sono geniali, sono qualcosa cha ancora Mario a quasi 24 anni ancora non è.
Chi gli vuole bene spera che non facci la fine di Cassano ad esempio, lui si campione vero con i piedi, ma mai esploso del tutto per colpa dei suo carattere e della sua testa che troppo spesso va dalla parte opposta dei piedi. Balotelli è un pilastro anche della Nazionale di Prandelli, che al mondiale punta decisamente su di lui e sul convalescente Giuseppe Rossi per non fare la figura della comparsa in una competizione che si annuncia difficilissima. Concludo sostenendo che il calcione nel sedere che Totti rifilò a Balotelli nel 2010, durante Roma-Inter, accusandolo di essere un simulatore sistematico che ha infangato una città ed un popolo,( dopo che Mario aveva insultato la curva sud ) è il gesto che milioni di Italiani vorrebbero fare, il gesto più ingenuo per dire: sei ricco, atletico, fortunato, smettila di simulare, di frignare ed esser vittima, e comincia piuttosto ad esser Uomo.







