Follia Ultrà: Cosi gli hooligans si sfogano solo all’estero

Prima l’Inghilterra, poi Francia e Olanda hanno vinto la battaglia contro la violenza in patria, con leggi severissime, e cosi gli ultrà si sfogano all’estero.

di Cristiano Peconi

Quello che è successo a Roma nella gara di Europa League è una ferita grave non solo per i monumenti storici della Capitale ma per il resto d’Italia. È l’ultimo episodio di una lunga scia fatta di sangue e violenza, che purtroppo avviene solo quando questi “tifosi” escono dalla loro patria. In questa edizione dell’Europa League gli ultrà biancorossi di Rotterdam, si erano già resi protagonisti di episodi a base di quella che loro stessi avevano definito “violenza alcolica”. Durissimi gli scontri con i loro omologhi del Besiktas ai tempi della sfida dello scorso luglio, per l’occasione il club olandese ricevette 45 mila euro di multa, oltre alla chiusura parziale del proprio stadio, poi in ottobre il bis in occasione del match contro il Rijeka. Quella volta avevano bloccato dentro un pub i sostenitori della squadra rivale, contro i quali avevano cominciato a scagliare delle bottiglie piene di urina. Quasi per caso non c’era scappato il morto, vista anche la grinta dei tifosi croati, gente poco incline a porgere l’altra guancia.

Tantissimi quindi i precedenti violenti, quasi un classico del teppismo calcistico, e sempre fuori dal loro paese. Si perchè da loro la legge non gli consente di fare certe cose. Negli ultimi anni proprio l’Italia è stata vittima di atti di vera guerriglia: non dimentichiamo i fatti di Genova durante Italia-Serbia, dove un solo uomo mise a ferro e fuoco lo Stadio Ferraris, gli scontri durante Lazio-Tottenham che misero ancora una volta il centro della Capitale sottosopra e cosi via fino ad arrivare agli scontri di ieri. Allora perche’ non guardare con invidia e prendere esempio per una volta, a quello che succede in altri paesi?

Quando in Italia si parla di violenza allo stadio, il pensiero corre all’ Inghilterra. Il termine hooligans, sinonimo di tifo violento, viene da lì. Da qualche tempo, però, all’ Inghilterra si guarda come a un modello per la lotta al fenomeno hooligans. Un modello ritenuto vincente. E a ragione, se si pensa a quello che succedeva negli stadi inglesi fino a metà anni ’ 80. Il governo Thatcher cominciò la sua battaglia nell’ambito della legislazione penale nel 1985, dopo l’Heysel, tragedia avvenuta sotto giurisdizione belga: fu l’anno dello Sporting Events Act, che limitava l’acquisto e il consumo di bevande alcoliche negli stadi e nei treni e nei bus speciali per i tifosi, mentre nel 1986 il Public Order Act permise alla magistratura di interdire la presenza negli impianti sportivi di singoli ritenuti violenti costringendoli all’obbligo di firma in caserma (in Italia è noto come Daspo) e, per la prima volta, come reato la messa in atto di comportamenti ritenuti di turbativa della quiete pubblica. Dopo la tragedia dell’Heysel, il governo inglese pretese e ottenne che tutti gli stadi abolissero i posti in piedi e si dotassero di impianti tv a circuito chiuso. Senza contare che le pene per gli hooligans divennero esemplari, anche senza il verificarsi di incidenti. Anche cori razzisti e offensivi vennero vietati e passibili di pena immediata. In Inghilterra la polizia rimane fuori dallo stadio, con un duplice vantaggio: la possibilità di meglio controllare che nessun oggetto pericoloso venga introdotto sulle tribune e il minore numero di unità richiesto.

Il fenomeno inglese ha fatto scuola, allora affichè non si ripetano episodi del genere il Governo intervenga una volta per tutte con leggi ad hoc perchè purtoppo, quella di ieri, non è stata la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima se non si opera in maniera definitiva sul fenomeno ultrà.

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Redazione

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