Klopp for the Kop – Dal Dortmund ai Reds, ecco chi è Jurgen Klopp

Prologo – Se avete avuto il privilegio di assistere a un match casalingo del Liverpool, ad Anfield, di sicuro sarà capitato anche voi; nel caso in cui, invece, non abbiate ancora avuto la possibilità di vivere quest’esperienza, beh fidatevi di chi scrive: per vissuto personale vi possiamo assicurare che qualunque sia il settore nel quale abbiate avuto la fortuna di accaparrarvi un biglietto, qualunque esso sia, il primo punto dello stadio verso il quale, una volta entrati all’interno, rivolgerete lo sguardo, attirati da una calamitante, inspiegabile forza magnetica, sarà quella tribuna con la grossa scritta bianca, LFC; una tribuna famosa in tutto il mondo, per eccellenza il cuore pulsante del tifo “red”; perchè è inutile negarlo, la KOP non è una curva come le altre; la KOP di Anfield è un posto speciale per qualsiasi appassionato di football. In fondo chi non ne ha mai sentito parlare? E chi non si è emozionato almeno un po’ ascoltando quell’inno, lo “You’ll never walk alone”, cantato a squarciagola dai tredici mila che la occupano, quella tribuna, durante le partite della loro squadra? Perchè ve ne parliamo? Beh la risposta è semplice; perchè da un paio di settimane a questa parte, quei tredicimila cantano ancora più forte, cantano ancora più convinti; ed il merito è tutto suo, di un allenatore, venuto dalla Germania, capace di risvegliare ancora una volta il ruggito di quella famosa tribuna; di stiamo parlando? Ma ovviamente, di Jürgen Klopp, il nuovo manager del Liverpool Football Club. Ma andiamo con ordine amici di Football Magazine, perchè bontà vostra, dovete lasciarci un paio di righe per spendere due parole su chi Klopp, lo ha preceduto; perchè nonostante il freddo benservito ricevuto dalla società all’indomani del fiacco pareggio con i cugini dell’Everton, Brendan Rodgers, manager del club di Anfield fino al 4 di ottobre, due parole se le merita per davvero; non fosse altro perchè il buon Brendan, se non ci fosse stato quel grottesco scivolone di Gerrard nella partita persa contro il Chelsea dell’aprile del 2014, forse, quasi certamente, sarebbe stato meritevole di un destino diverso. Le sarte del Merseyside erano già a buon punto: alcuni supporters della KOP avevano già ordinato uno stendardo tutto per lui, col suo bel faccione sopra, da sventolare prima di ogni gara tra quello di Bill Shankly e quello di Bob Paisley. Poi quella caduta del capitano, fragorosa, inattesa, dolorosissima e tutto che sfuma e va gambe all’aria. All’aria il titolo, all’aria le speranze, all’aria lo stendardo. Il calcio sa essere tanto genoroso, quanto crudele, si sa, ed è evidente che da quel momento in poi, al povero Brendan non ne è andata più una per il verso giusto: due sessioni di mercato al limite della schizofrenia, una stagione (e mezza) da dimenticare e infine l’esonero.

Un Dottore per il Liverpool: Klopp for the KOP – Non ce ne voglia Rodgers, ma quel che si deve dire va detto: al momento del suo addio il manager nordirlandese lascia una squadra in preda a una crisi di nervi, senza prospettive, senza gioco e, peggio ancora, senza identità. Una squadra senz’ombra di dubbio malata, afflitta da una patologia incomprensibile che lascia sgomento l’accademico mondo degli esperti di calcio. Ecco dunque che dalle parti di Anfield ci si è messi a caccia di una soluzione adeguata: serviva un buon dottore, che si prendesse cura del malato Liverpool; e, neanche a farlo apposta, il mercato offriva un pezzo da novanta, un primario del calcio internazionale che non si poteva lasciarsi scappare: un luminare tedesco, con un curriculum, a dire poco, invidiabile. Da parte sua il dottor Klopp non ci ha messo poi tanto ad accettare l’incarico: qualche giorno per limare i dettagli del contratto, annuncio ufficiale e presentazione: Klopp for the Kop! Il ritornello è già da hit parade, in una città che di musica se ne intende abbastanza.

Jürgen Klopp: bigino bibliografico – Ma chi è il “Dottor” Jürgen Klopp? I più attenti vi diranno che è uno che ama le tifoserie di un certo “spessore” (dopo il “muro giallo” del Signal Iduna Park adesso la Kop di Anfield… verrebbe da dire che scelga le squadre in base alla qualità del tifo!), uno che pratica la terapia del pressing forsennato e delle verticalizzazioni rapide e ovviamente uno che conosce a memoria quell’inno di cui parlavamo poc’anzi (lo “You’ll never walk alone” lo cantano anche i tifosi gialloneri a ogni gara casalinga). Fate i complimenti a chi vi risponderà in questa maniera, perchè tutto sommato non è andato troppo lontano dal fornirvi un ritratto più che veritiero dell’individuo in questione, anzi, ad essere onesti, non è esagerato dire che c’ha preso in pieno. Il Dottor Klopp, pardon, Jürgen Klopp prima di diventare allenatore si difendeva benissimo anche in campo. O meglio difendeva benissimo la porta del Mainz, la sua unica squadra da calciatore, in cui ha militato per 11 anni, come difensore centrale vecchio stampo, col vizio del gol; non rinnegando mai i suoi inizi da attaccante, infatti, alla fine della sua carriera potrà vantare la bellezza di 52 gol messi a segno in 337 partite giocate. Appese le scarpette al chiodo non passa molto tempo perchè Jürgen si dedichi a ciò che gli riuscirà meglio nel mondo del football, fare l’allenatore. Il primo club a dargli fiducia è proprio il suo Mainz, che nel febbraio del 2001, gli affida la guida della prima squadra, ruolo che ricoprirà, addirittura, per sette stagioni. Sette stagioni tra alti (qualificazione nel 2004 in Coppa UEFA) e bassi (retrocessione in seconda divisione nel 2007); sette stagioni, che però, lo lanciano nel grande calcio europeo e concentrano su di lui le attenzioni dei maggiori club del vecchio continente. A convincerlo a lasciare l’amata Magonza, ci riesce il Borussia Dortmund, nel 2008, all’epoca un altro paziente bisognoso delle sue cure. Reduci da un distastroso 15o posto in Bundesliga, i gialloneri scommetteno su Jürgen e vengono ripagati ben oltre le più rosee aspettative: due campionati vinti, consecutivamente nel 2011 e nel 2012, 3 Supercoppe di Germania e 2 DFB Pokal. In più una finale di Champions League, persa a Wembley contro il Bayern, che il club del WestfalenStadion non giocava da quindici anni. Una storia d’amore quella con le “vespe”, dunque, costellata da un successo dietro l’altro; almeno fino alla scorsa stagione, iniziata male, con una serie di risultati negativi e finita peggio, con la sconfitta in finale di coppa nazionale, per mano del Wolfsburg.

Ma tutto questo rappresenta ormai il passato: il Dottor Klopp ora ha un nuovo soggetto di cui occuparsi, questa volta lontano dalla madrepatria, in terra di Albione. L’esordio da manager del Liverpool è roba di una settimana fa, a White Hart Lane, sul campo del Tottenham; uno 0-0, senza infamia e senza lode, in cui, tuttavia, già si intravedono i primi sintomi di guarigione; d’altronde è noto che i pazienti reagiscano in maniera soggettiva alla somministrazione dei farmaci. Tempo al tempo. Nel frattempo le sarte del Merseyside sono di nuovo all’opera: la KOP potrebbe avere bisogno presto di un nuovo stendardo da sventolare… facciano pure gli scongiuri i tifosi dei Reds, ma se il buongiorno si vede dal mattino ne vedremo delle belle!

PIERLUIGI DE ASCENTIIS

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