La sconfitta con la Lazio ha sancito l’eliminazione dei finalisti della scorsa Europa League e ha aperto ufficialmente la crisi della squadra di Markevych
Con la netta sconfitta di giovedì scorso allo stadio Olimpico di Roma contro la Lazio, il Dnipro ha detto mestamente addio all’Europa League. Cosa è successo ad una squadra capace solo qualche mese fa di arrivare, tra lo stupore generale, ad un passo dalla conquista della prestigiosa competizione europea? Il primo campanello d’allarme era già suonato a metà luglio quando, nella prima giornata del campionato ucraino, soltanto una rete di Bezus nei minuti finali aveva permesso di agguantare un sofferto pari in casa del modesto Hoverla Uzhhorod. Proprio quando la sconfitta casalinga contro i campioni uscenti della Dinamo Kiev ed il pareggio in casa del Vorskla Poltava avevano ormai gettato più di qualche ombra sulle aspirazioni di vertice della società, è arrivata la vittoria in trasferta contro l’attuale capolista, lo Shakhtar Donetsk. La squadra sembrava essersi ritrovata all’improvviso, con i guantoni di Boyko e l’esperienza di Douglas Silva a proteggere la difesa, la classe di capitan Rotan a guidare il centrocampo ed il fiuto del gol di bomber Seleznyov. Il pareggio acciuffato in casa contro la Lazio, lottando con grande tenaciafino all’ultimo secondo di gioco, e la convincente vittoria contro i campioni norvegesi del Rosenborg lasciavano ben sperare. D’altronde il Saint Etienne sarebbe dovuto essere un avversario tranquillamente alla portata dei vicecampioni della competizione: nella fase gironi della scorsa Europa League, non più di un anno fa, gli ucraini avevano pareggiato a reti inviolate nella Loira e, alla Dnipro Arena, avevano conquistato l’accesso ai sedicesimi di finale regolando i francesi per 1-0. Ed invece, nel momento in cui il Dnipro sembrava aver di nuovo ingranato la marcia giusta grazie ad una serie di risultati positivi tra campionato e coppa, il 28 Ottobre tra le mura amiche succede l’inaspettato: una rete di Hamouma porta in vantaggio il Saint Etienne e i padroni di casa non riescono più a rientrare in partita. Andrà addirittura peggio nella gara di ritorno in terra francese: Monnet-Paquet, Beric e lo stesso Hamouma seppelliscono la squadra di Markevych, che rimane ancora una volta senza reti all’attivo. Con la Lazio bisognava vincere e sperare in una contemporanea serata storta del Saint Etienne nel gelo di Trondheim: il pareggio di Bruno Gama ha illuso soltanto gli ospiti, che a fine gara non potevano affatto recriminare per il 3-1 con cui gli uomini di Stefano Pioli hanno guadagnato matematicamente la qualificazione ed eliminato i finalisti della scorsa edizione. In campionato le cose non vanno affatto meglio: i pareggi contro l’Olimpik Donetsk e il Chernomorets Odessa, due squadre di bassa classifica, e l’ultima sconfitta casalinga con un eloquente 0-2 contro il Vorskla Poltava hanno fatto scivolare il Dnipro in quarta posizione. I dodici punti di distacco dalla vetta, occupata dallo Shakhtar Donetsk e dalla Dinamo Kiev, sembrano ormai irrecuperabili. Ma quello che più preoccupa, insieme alla totale involuzione di gioco delle ultime settimane, è che senza un cambio di rotta potrebbe essere a rischio anche la qualificazione alla prossima Europa League: passare per i turni preliminari non è mai facile e, se lo Zorya terzo in classifica dista solo tre punti, identico è il margine proprio sulla squadra di Poltava. Un’eventuale quinto posto, in mancanza di buone notizie provenienti dalla coppa nazionale, significherebbe addio all’Europa nella prossima stagione. Proviamo dunque ad analizzare le cause della crisidella squadra di Dnipropetrovsk.
IL MERCATO ESTIVO FALLIMENTARE
Senza dubbio la squadra è uscita indebolita dall’ultima sessione estiva di calciomercato. Il fantasista della Nazionale ucraina YehvenKonoplyanka, protagonista assoluto della cavalcata europea del Dnipro, ha firmato un contratto di 4 anni con il Siviglia, con una clausola rescissoria di ben 40 milioni di euro. Il forte attaccante croato Nikola Kalinic, in questa prima metà di stagione,sta facendo le fortune della Fiorentina, rivelandosi uno dei centravanti più profilici del campionato italiano: si è trattato di un’operazione di circa 5 milioni di euro complessivi, di cui uno per il prestito oneroso e la restante cifra per l’eventuale riscatto al termine del campionato. Il capitano della Nazionale georgiana JabaKankava, colonna per tante stagioni del centrocampo della squadra ucraina, ha voluto fare un’esperienza nel campionato francese, accasandosi al Reims. Queste tre cessioni pesano ancora oggi come un macigno perché non sono state minimamente rimpiazzate. La casella degli acquisti è impietosa: Anderson Pico dal Flamengo, Ivan Tomecak dal Rijeka, Michel Babatunde dal VolynLutsk, EdmarGolovsky dal Metalist Kharkiv, John JairoRuiz dal Lille, Danilo dal Metalurh Donetsk. Tutti arrivati in prestito o a parametro zero. Neanche uno al momento è titolare fisso nell’undici di MyronMarkevych. Se poi non si riesce neanche a far firmare un nuovo contratto a un talento come Konoplyanka per monetizzarne la sicura cessione dopo la finale persa contro il Siviglia, ci si tira davvero la zappa sui piedi.
GLI INTERESSI DEL PRESIDENTE KOLOMOYSKYI
Il presidente del Dnipro è IhorKolomoyskyi, capo della PrivatBank, il maggior gruppo bancario ucraino attraverso il quale controlla i settori strategici del Paese ed il mondo della televisione (l’emittente nazionale Channel 1+1, quella regionale Privat-Tv e l’agenzia Unian). Secondo Forbes ha un patrimonio stimato in 1,8 miliardi di dollari. Fedele dapprima a Leonid Kuchma, il secondo presidente ucraino (per circa un decennio), avrebbe in seguito appoggiato Iulia Timoshenko, che in cambio con le sue decisioni politiche avrebbe avuto più di un occhio di riguardo per la PrivatBank. All’appoggio alla rivoluzione arancione è poi seguito il sostegno economico alla campagna elettorale del premier filo-russo Viktor Yanukovich.Infine, ecco la svolta “patriottica”: subito dopo la rivoluzione del Maidan, ha assunto la carica di governatore dell’oblast della sua città di origine, Dnipropetrovsk, e ha finanziato personalmente l’istituzione dei battaglioni Dnipro e Dnipro 1, che hanno contribuito in maniera senz’altro decisiva a tenere la guerra lontana dalla regione. Il suo potere con il passare del tempo è però talmente aumentato, al punto che i rapporti con Kiev sono diventati sempre più tesi. In particolar modo si è assistito a un deterioramento delle relazioni con il nuovo premier ucraino Petro Poroshenko, soprattutto quando il governo ha cominciato a diventare sempre più traballante a causa della guerra e della crisi economica. Non è un caso che, con un’abile manovra legislativa, Poroshenko abbia affidato le sorti della società Ukranafta, la principale compagnia del Paese nel settore energetico, allo Stato, evitando che l’oligarca ucraino, proprietario del 40% delle quote, potesse attuare da solo tutte le decisioni più importanti. Nello scorso marzo, dopo un braccio di ferro durato alcune settimane, il presidente ucraino ha formalizzato le dimissioni di Kolomoyskyi dalla carica di governatore dell’oblast di Dnipropetrovsk, la regione in cui è concentrata l’industria del Paese al confine occidentale con Donetsk. In molti temono che adesso l’oligarca, che ha già parlato a più riprese della necessità di una riconciliazione con i leader separatisti di Luhansk e Donetsk, possa voltare le spalle al potere centrale di Kiev.
Uno dei fiori all’occhiello del club è la Dnipro Arena, costata al patron circa 65 milioni di euro. Per vincere il primo campionato ucraino della storia del club e spezzare il dominio della Dinamo Kiev e dello Shakhtar Donetsk avere uno stadio di proprietà e all’avanguardia è certamente un ottimo punto di partenza ma da solo non è sufficiente. Figuriamoci per affermarsi stabilmente nelle competizioni europee e non lasciare che la finale di Europa League rimanga soltanto una fortunata ed isolata parentesi. Occorre una rosa competitiva su entrambi i fronti e un continuo ricambio di elementi di qualità per sopperire alle inevitabili cessioni dei calciatori più talentuosi verso campionati più appetibili di quello ucraino. Ma gli investimenti in politica richiedono tanto tempo e tanto denaro, vero mister Kolomoyskyi?
IL MORALE A TERRA
Non dev’essere stato affatto facile passare, nel giro di qualche mese, dalla finale di Europa League, persa 3-2 con il Siviglia, all’eliminazione nella fase a gironi con un turno d’anticipo e al quarto posto in campionato a dodici punti di distanza dalla vetta. Il morale del gruppo è ai minimi storici, come ben sintetizzavano le parole dell’attaccante Yehven Seleznyov, subito dopo aver segnato la rete del pareggio a pochi secondi dal fischio finale nell’esordio stagionale nella competizione europea contro la Lazio: “In questo periodo ci sono problemi tra me ed il club. Ne ho parlato con loro, la mia pazienza potrebbe avere una fine prima o poi. Non è un problema collegato con la squadra, è personale. Per questo motivo, è stato difficile per me trovare le motivazioni per la partita contro la Lazio. Ho fatto fatica a scendere in campo, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista mentale”.I problemi di Seleznyov sono gli stessi dei suoi compagni: se non si riesce a gioire neanche dopo aver acciuffato un risultato importante allo scadere di una partita internazionale, vuol dire evidentemente che le motivazioni siano venute meno.Tutti i calciatori sono consapevoli che probabilmente con la finale dello scorso maggio si sia andato ben oltre quei limiti di cui le reali capacità tecniche ed economiche della squadra ucraina non possono non tener conto e che ripetere un’impresa simile sarà alquanto improbabile, se non impossibile, almeno nell’immediato futuro. Per questo motivo nelle prossime settimane la rosa potrebbe perdere anche qualche altro nome di spicco: su tutti il difensore brasiliano Douglas Silva Bacelar, in scadenza di contratto, potrebbe trasferirsi nel campionato italiano ed è dato molto vicino proprio ai biancocelesti.
Adesso occorre necessariamente salvare la stagione, arrivando tra le prime quattro del campionato ucraino per qualificarsi alla prossima Europa League, e magari puntando anche a togliersi qualche soddisfazione nella coppa nazionale. Non bisogna perdere la testa perché il tempo a disposizione per progettare la riscossa non manca. La pausa invernale è alle porte e magari Kolomoyskyi si travestirà da Babbo Natale, portando sotto l’albero quegli innesti che servirebbero come il pane, anche solo per riaccendere un po’ di entusiasmo nell’ambiente. Altrimenti è meglio che si dedichi completamente agli affari e alla politica. I tifosi hanno già spedito la letterina: “Caro Presidente, se hai a cuore il Dnipro, prendere o lasciare”.
Lorenzo D’Ilario







