Test antidoping: da strumento di tutela a rischio per gli atleti?

Dott. Luca Gnagnarella, Cultore della Materia in Diritto Sportivo presso l’Università LUM e Parte della Commissione Antidoping

Il tema del doping nello sport è più attuale che mai. Ma cosa accade quando i controlli antidoping, nati per tutelare la salute degli atleti e garantire la correttezza delle competizioni, iniziano a diventare un rischio? Ne abbiamo parlato con il Dott. Luca Gnagnarella, Cultore della Materia in Diritto Sportivo presso l’Università LUM e Parte della Commissione Antidoping FIGC, per fare chiarezza su un argomento complesso e in continua evoluzione.

Dott. Gnagnarella, partiamo dalle basi: cosa si intende esattamente per doping nello sport?

Il doping è l’assunzione di sostanze vietate o l’utilizzo di metodi proibiti per alterare artificialmente la performance sportiva. È una pratica che mina l’integrità dello sport e la salute degli atleti, motivo per cui la lotta al doping è così rigorosa.

Qual è il ruolo dei controlli antidoping?

I controlli sono fondamentali per garantire che la competizione sia leale. Servono a verificare se un atleta abbia assunto sostanze o adottato pratiche non consentite. Ma non solo: rappresentano anche un’opportunità per dimostrare correttezza, trasparenza e rispetto delle regole.

Negli ultimi tempi, però, qualcosa sta cambiando. Cosa ci può dire a riguardo?

Sì, purtroppo siamo di fronte a un cambio di prospettiva. Casi recenti, come quelli di Jannik Sinner e Iga Świątek, hanno acceso i riflettori su un aspetto poco noto: quello delle cosiddette “contaminazioni”. In altre parole, sostanze proibite possono finire accidentalmente nel corpo di un atleta anche senza che vi sia dolo.

Contaminazioni? Ci spiega meglio?

Certo. Parliamo di un fenomeno che oggi desta preoccupazione per almeno tre motivi. Primo, la tecnologia dei test è diventata così sensibile che riesce a rilevare tracce infinitesimali di sostanze dopanti, persino per semplice contatto o contaminazione ambientale. Secondo, esistono ancora molti integratori in commercio che risultano adulterati, spesso per errori nei processi produttivi. Terzo, c’è il rischio che la “scusa” della contaminazione venga usata strategicamente in sede legale per ottenere sanzioni più leggere.

Questo mette a rischio l’intero sistema dei controlli?

Sì, in un certo senso. Se da una parte la lotta al doping deve essere rigorosa, dall’altra bisogna evitare che gli atleti vengano puniti per colpe non loro. Ecco perché è fondamentale aggiornare le regole.

In che modo sta intervenendo la WADA, l’agenzia mondiale antidoping?

Al Simposio 2025 di Losanna, la WADA ha annunciato modifiche importanti al Codice Mondiale Antidoping. A partire dal 1° gennaio 2027 verranno introdotti i cosiddetti “livelli minimi di segnalazione”, soglie sotto le quali non scatteranno procedimenti disciplinari.

Quindi un test positivo non significherà più automaticamente squalifica?

Esatto. Verrà valutato il contesto e, soprattutto, si introdurrà il concetto di “fonte contaminata”, molto più ampio e realistico rispetto al precedente “prodotto contaminato”. Ciò includerà anche contaminazioni da cibo, bevande, ambiente o contatto con terzi.

Una rivoluzione, insomma.

Decisamente. È un segnale importante: il sistema si sta muovendo per proteggere davvero gli atleti onesti, senza abbassare la guardia contro i veri trasgressori.

Nel frattempo, quali sono i rischi per gli sportivi?

Finché le modifiche non entreranno in vigore, il sistema attuale può esporre anche gli atleti più corretti a gravi conseguenze, mettendo a rischio carriere e reputazioni. È una fase delicata, dove serve equilibrio e grande senso di responsabilità da parte di tutti.

In conclusione, qual è il messaggio da tenere a mente?

Che l’obiettivo primario dell’antidoping deve restare la tutela dell’atleta. Tutela della salute, della lealtà sportiva e della giustizia. E per farlo, serve un sistema aggiornato, umano e davvero efficace.

Cristiano Peconi
Cristiano Peconi

Fondatore e Direttore Responsabile dal 2010. Una passione che si è trasformata in lavoro.

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