Brasil 2014: Argentina in finale! Romero decisivo ai rigori!

di Fabio PARIS

L’Argentina, dopo il Belgio, elimina anche i cugini dell’Olanda nella semifinale mondiale di San Paolo. Decisivi anche questa volta i rigori che premiano la Nazionale di Sabella. Non riesce il bis agli “Oranje” che, a dispetto della gara con la Costa Rica, non possono contare sul para-rigori Krul, rimasto in panchina.Eroe della serata è Romero. Il portiere di proprietà della Samp, che ora avrà meno difficoltà a trovargli una sistemazione, intercetta due rigori. Strepitosa la seconda parata sul tiro dal dischetto di Sneijder.

Una gara tesa, brutta dal punto di vista del gioco (praticamente assente), ma una gara vera.
Le due Nazionali, forse spaventate da quanto successo al Brasile solo 24 ore prima, tengono le posizioni, senza sbilanciarsi. Non a caso i migliori in campo, oltre a Romero, sono i difensori di entrambe le formazioni. Sugli scudi in particolar modo Demichelis, ”vecchio” pallino di Van Gaal al Bayern, e Vlaar. Il difensore dell’Aston Villa, purtroppo, non riesce a sintetizzare, nella sua conclusione dal dischetto, l’ottima prestazione offerta nei 120′.

Sono mancati invece gli attaccanti, da entrambe le parti. Van Persie non pervenuto (era reduce da problemi di salute già da un paio di gare); Robben al tiro soltanto in un’occasione, dopo quasi 100′, dalla distanza; Huntelaar in campo solo il tempo di beccarsi un cartellino giallo per aver fermato una ripartenza di Mascherano. Dall’altra parte, forse le sorprese negative meno attese. Higuain sovrastato da Vlaar, sostituito nel secondo tempo dal Kun Aguero che riesce a farlo rimpiangere; Perez, che di fatto fa la mezzala pur essendo un mediano, spinge più del dovuto ma esce anch’egli nella ripresa per lasciar posto a Palacio, inguardabile e goffo nell’unica vera occasione a tu per tu con Cillessen al 115′; Lavezzi, solito stacanovista, arriva al minuto 101, distrutto dalla fatica, dopo aver percorso quasi 12km, sostituito da Maxi Rodriguez che, fino al rigore decisivo, riesce a distinguersi solo per un’orrenda conclusione al 117′, maldestramente al volo su assist di Messi, da ottima posizione.Poi viene la vera nota dolente della serata, proprio lui, Messi, il più atteso, il più invocato dai tifosi. Sbaglia tutto o quasi. Va a referto soltanto per un calcio di punizione nel primo tempo, parato centralmente da Cillessen, oltre che per il rigore, ottimo, primo dei quattro calciati dagli argentini.

Di fenomeni, sul campo, neanche l’ombra, fatto salvo per Mascherano. Il giocatore del Barcellona, in versione Cannavaro 2006, l’ombra lo è stata di Robben, inseguendo il funambolo del Bayern per tutto il fronte d’attacco e riuscendo, di fatto, ad annullarlo.
Fantastica la chiusura, al novantesimo, in scivolata sul numero undici olandese che già aveva scagliato il suo sinistro a colpo sicuro verso la porta di Romero. Il mediano, regista arretrato ed all’occorrenza anche libero, è il vero leader della Seleccion nella serata dell’oblio di Messi; è lui che raddoppia sempre su tutti, che tappa ogni buco nella retroguardia albiceleste, che si prende la responsabilità di impostare l’azione e carica la squadra prima dei calci di rigore.

Se la Germania ha dimostrato di essere una macchina quasi perfetta, aprendo di fatto i sette sigilli che hanno scatenato l’apocalisse in casa verdeoro, la partita di San Paolo ha mostrato al Mondo due Nazionali tremendamente ordinarie, avvezze più ad accusare la fatica che alla produzione del bel giuoco.

Ora sta a Messi cercare di agguantare l’ultima occasione che il Destino ha deciso di concedergli. Lui che, purtroppo, stasera ha dimostrato, ancora una volta, che se Diego giocasse sarebbe il titolare indiscusso di tutti i palloni d’oro in palio. Perché non basta essere in possesso del più grande talento che abbia, forse, mai solcato i campi di calcio se a questo non si abbina il carisma di un leader vero. L’uomo capace di cambiare le sorti di un incontro, di caricarsi i suoi sulle spalle e portarli ad altrimenti inarrivabili trionfi. È arrivata l’ora di esserlo. Di essere “el Diez”.

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