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Brasil 2014: Gruppo A, Ochoa ferma i Verdeoro: Brasile Messico 0–0

di Fabio PARIS

Non riesce il bis alla Nazionale di Scolari nella seconda gara del girone A. A Fortaleza, contro un Messico in gran forma e più volte pericoloso, i Verdeoro non vanno oltre il pari a reti inviolate grazie, soprattutto, alla prestazione maiuscola del portiere Ochoa, vero eroe della serata.

Scolari non riesce a recuperare Hulk e sceglie Ramires, a copertura della fascia destra di centrocampo, in modo da agevolare le proiezioni offensive di Dani Alves. Il Messico risponde proponendo di nuovo Peralta, in gol contro il Camerun, al centro dell’attacco con Giovani Dos Santos a supporto, confermando in blocco l’undici vincente della prima gara. Ancora panchina per il Chicharito Hernandez. roprio la squadra centramericana trova subito il primo corner della partita con un cross di Herrera respinto da Thiago Silva. Dopo dieci minuti gran giocata di Oscar, cross dalla sinistra, ma Fred è in fuorigioco e manca l’appuntamento con il bersaglio grosso. Al 22′ ancora Herrera con un destro potente constringe Julio Cesar al salvataggio volante sulla traversa ma l’arbitro, il turco Cakir, non concede il corner.

Due minuti più tardi Ochoa compie il primo dei suoi interventi decisivi. Neymar stacca di testa sovrastando Marquez ed il portiere dell’Ajaccio vola alla sua destra riuscendo a togliere la palla dallo specchio della porta a fil di palo. Al 29′ è Oscar a provarci da fuori, ma il tiro è facile preda di Ochoa. Al 37′ ci prova Layun, con un tiro tanto forte quanto alto sulla traversa della porta brasiliana. Cinque minuti più tardi è ancora il Messico a rendersi pericoloso, Vazquez colpisce d’esterno dal limite dell’area e la palla lambisce il palo alla sinistra di Julio Cesar. Al 44′ ancora Ochoa salva il risultato su David Luiz che, tutto solo, non riesce a battere il portiere messicano. Prima dello scadere, ammonizione per Ramires che stende Aguilar, anche stavolta propositivo nelle sue incursioni sulla destra, vicino l’area di rigore brasiliana.

La ripresa si apre con Bernard che prende il posto proprio di Ramires. Scolari cerca di allargare il gioco d’attacco affidandosi al più collaudato 4-2-3-1 ed il nuovo entrato si rende subito pericoloso superando Layun e cercando al centro Neymar che viene però anticipato da Rodriguez. Al 55′ ancora Messico vicino al gol con Vazquez che colpisce di sinistro dalla distanza ma la palla sfiora l’incrocio dei pali. Due minuti più tardi il copione si ripete, questa volta è Herrera a mettere alto con un sinisto dai 18 metri.
Al 62′ Vazquez stende Neymar ai 25 metri e viene ammonito. Dalla punizione che segue il dieci brasiliano prova a superare Ochoa ma la precisione non eguaglia la forza e lo stile del suo calcio. Passano cinque minuti ed è ancora Neymar a provarci su cross di Bernard, stop e tiro ma Ochoa è in gran serata.
Girandola di cambi, entrano per il Messico Fabian ed Hernandez. É proprio il Chicharito ad agganciare una gran palla al limite dell’area prima di venire steso, con un intervento da dietro in scivolata, da Thiago Silva. É giallo anche per il capitano verdeoro.
Ultimi cambi, Jimenez per Dos Santos e Willian per Oscar, ed ultime due occasioni da gol, una per parte. Al 86′ miracolo di Ochoa su Thiago Silva che stacca indisturbato sulla punizione di Neymar. Al 90′ gran sinistro a rientrare di Guardado che sfiora l’incrocio alla destra di Julio Cesar. Una buona gara, sostenuta a gran ritmo da entrambe le formazioni.

Fin dall’inizio emergono però, in maniera ancor più netta della precedente gara contro la Croazia, tutti i limiti della manovra brasiliana. I Verdeoro, infatti, faticano più del previsto nella costruzione del gioco, complice anche una predisposizione tattica attenta dei messicani, sempre pronti alle ripartenze. Il Ct Herrera, mutuando in parte la strategia vincente dell’Olanda contro la Spagna, propone una difesa a 5 molto attenta, pronta a far salire gli esterni in appoggio all’azione offensiva, con un centrocampo vivace in cui Vazquez, Guardado ed Herrera sono sempre propensi agli inserimenti ed alla conclusione. Una strategia che paga, dal momento che il Brasile visto fino ad ora sembra nutrirsi delle sole iniziative di Neymar, sempre il migliore dei suoi, coadiuvato, anche se in maniera troppo discontinua, da Oscar.

Due, in particolare, le criticità della manovra brasiliana: l’assenza di un uomo d’ordine a centrocampo, Luiz Gustavo e Paulinho sono ottimi giocatori ma non riescono a dettare i tempi di gioco, e la mancanza di un centravanti in grado di finalizzare al meglio l’azione offensiva. Per quel che riguarda la mediana, il problema potrebbe risolversi dando spazio ad un giocatore come Hernanes. Centrocampista completo, in grado di impostare ed andare alla conclusione, il giocatore nerazzurro ha già dimostrato di poter assolvere tale compito raddrizzando la rotta del centrocampo interista proprio nel peggior momento della stagione appena conclusa. In attacco, purtroppo, le soluzioni interne mancano. Le scelte di Scolari hanno promosso due giocatori come Fred e Jo, non esattamente i prototipi del numero nove brasiliano che, storicamente, la Nazionale verdeoro ha messo in mostra nelle competizioni internazionali. Il centravanti del Fluminense, che pure aveva fatto molto bene nella Confederation Cup, anche stasera è apparso non proprio al centro del gioco. Spesso in ritardo, molte volte pescato in fuorigioco, non è riuscito neppure a far salire la squadra aiutando la manovra offensiva dei compagni. Le accelerazioni centrali di Neymar e Oscar e quelle sulle fasce di Marcelo e Dani Alves, infatti, mai hanno trovato pronto il numero nove alla finalizzazione a rete. L’ingresso in campo di Jo, proprio al posto di Fred, non ha cambiato nulla. Anche il numero 21 è apparso lento, forse più del compagno che gli ha lasciato il posto, e fuori dal gioco.

Una situazione difficile da immaginare per chi, per decenni, ha sbalordito il mondo con le gesta di attaccanti come Ronaldo, Romario, Careca e Pelé. Neymar sembra in tal senso la vera, unica, stella di questo Brasile. Diversamente da Messi, che può contare su grandi campioni al suo fianco, il destino del numero dieci brasiliano sembra più simile a quello del portoghese Ronaldo, da solo a sorreggere il peso di una nazione intera. Che il prosieguo del percorso possa riservare brutte sorprese al cospetto di più blasonati avversari, come capitato al Portogallo contro la Germania, resta da vedere. Un plauso va comunque fatto al Messico, che ha dimostrato una condizione atletica formidabile ed un’ organizzazione tattica di matrice europea, fuori dal comune per una nazionale americana. Resta il fatto, però, che il Brasile, nella gara conclusiva del girone A contro il Camerun, dovrà riscattare i fischi di fine gara e fugare ogni dubbio per restituire la fiducia ad un popolo intero che aspetta, soltanto, di essere ripagato come merita.

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