Calcio in lutto: è morto Alexander Manninger, ex portiere della Juventus

Alexander Manninger (1977-2026): il portiere giramondo dal sorriso tranquillo

Di Roger Gorączniak, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=43907386

Se n’è andato troppo presto, in un lugubre mattino di aprile, Alexander Manninger, lasciando sotto shock l’intero mondo del pallone. Un incidente d’auto, uno scontro con un treno ad un passaggio a livello non segnalato alle porte di Salisburgo, ha stroncato la vita di uno dei portieri più affidabili, umili e longevi del calcio europeo degli ultimi trent’anni. Aveva solo 48 anni, era nato il 4 giugno 1977 a Salisburgo, la città della musica e delle Alpi che non ha mai davvero abbandonato nel cuore. Manninger era alto 1,89 m, fisico asciutto, riflessi felini e un piazzamento che sembrava studiato al millimetro. Non era il portiere più appariscente né quello che cercava la ribalta: era il classico “numero due” di lusso, quello che quando entrava in campo non faceva rimpiangere il titolare, e anzi spesso lo superava per sicurezza e professionalità. La sua carriera è stata un viaggio lungo e affascinante attraverso mezza Europa. Tutto cominciò nelle giovanili del Salisburgo, dove a 11 anni si offrì volontario per difendere la porta (ruolo che nessuno voleva). Esordì in prima squadra nel 1995, poi passò al Grazer AK e nel 1997 arrivò la grande occasione: l’Arsenal di Arsène Wenger. A Highbury rimase dal 1997 al 2002. Furono anni d’oro per i Gunners: vinse la Premier League 1997-98 (da comprimario di David Seaman) e la FA Cup. Giocò solo 30 partite di campionato, ma lasciò un ricordo indelebile: parate decisive, uscite tempestive e una serenità che tranquillizzava tutta la difesa. I tifosi dell’Arsenal lo ricordavano ancora con affetto come uno dei migliori “vice” della storia del club.

Nel 2001 cominciò la lunga avventura italiana, che lo rese particolarmente caro al pubblico nostrano. Prima la Fiorentina (30 presenze nella stagione del quasi-fallimento), poi un giro di valzer seduto in panchina tra Torino, Bologna, Espanyol, infine la titolarità a Siena (dove visse tre stagioni che definì tra le più belle della sua vita) che gli valse le attenzioni della Juventus. A Torino arrivò nell’estate 2008 per 680.000 euro, come vice di Gianluigi Buffon. Quando “Gigi” si infortunò alla schiena, Manninger disputò 23 partite eccellenti, compresa una straordinaria prestazione in Champions League contro il Real Madrid. Negli anni successivi, come terzo portiere, contribuì al consolidamento della squadra che avrebbe riportato sotto la Mole l’agognato scudetto. Conte lo apprezzava tantissimo: lo definì un professionista esemplare e un uomo di spogliatoio prezioso. Definì come uno dei più grandi onori della sua carriera l’essere stato vice di un totem come Gigi.

Dopo l’esperienza torinese passò quattro stagioni all’Augsburg in Bundesliga, dimostrando ancora una volta di poter essere titolare affidabile anche a età avanzata. Chiuse la carriera nel 2017 al Liverpool di Jürgen Klopp, a 40 anni compiuti: zero presenze ufficiali, ma un’esperienza umana e professionale che accettò con la solita umiltà, facendo da chioccia a Mignolet e a un giovane Karius. Con la Nazionale austriaca collezionò 33 presenze, partecipando anche agli Europei casalinghi del 2008. Appesi i guantoni al chiodo, Alex scelse una vita completamente diversa, appartata e lontana dai riflettori come aveva sempre scelto. Tornò a Salisburgo e riprese in mano il mestiere che faceva da ragazzo prima che il pallone prendesse il sopravvento: il falegname. Lavorava il legno, realizzava arredamenti, gestiva una rete di artigiani. In diverse interviste aveva detto con serenità: «Il calcio di oggi è solo moda e business. Io ora sono libero». Amava la montagna, la pesca, la famiglia e una quotidianità semplice. Sognava di sfidare Del Piero su un campo di golf, aveva confidato recentemente ai giornali.

Un portiere che ha saputo essere protagonista senza essere star, riserva di lusso senza mai sentirsi inferiore. Il calcio perde un signor professionista e un uomo perbene. L’Austria, l’Arsenal, la Juventus, la Fiorentina, il Siena e tutte le squadre che ha vestito perdono un pezzo della loro storia. Alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato, le più sentite condoglianze. Riposa in pace, Alex.

 

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