C’era una volta il Made in Italy…

di Massimiliano GUERRA

Con uno scarno comunicato il Parma ha ufficializzato, nella giornata di martedì, che il nuovo presidente della squadra emiliana è  il gioielliere piacentino Pietro Doca. Poche righe per confermare quello che già da giorni era di pubblico dominio, e cioè che una cordata Russo-Cipriota è pronta a rilevare la società dell’ormai ex presidente Tommaso Ghirardi. Nelle ultime ore lo stesso Doca però ha messo in dubbio la conclusione dell’affare provocando  la secca risposta di Ghirardi che ha prontamente precisato come “nel comunicato stampa diffuso martedì  sera sul sito di Parma FC è stato concordato e sottoscritto dal sig. Doca”. Maggiore chiarezza verrà fatta con una conferenza stampa venerdì alle 18 dove , a questo punto , il probabile neo presidente Doca, illustrerà i piani della nuova proprietà.  Al di là di tutto il passaggio di consegne  tra Ghirardi e il gruppo russo-cirpriota conferma le difficoltà degli imprenditori italiani a impegnarsi e soprattutto a mantenere i propri impegni nel calcio italiano. Per alcune realtà la gestione delle Società di calciorappresenta ormai più una lotta alla sopravvivenza che un business . Il caso del Parma è quindi solo l’ultimo dopo che già in Italia delle importanti realtà come Roma, Inter e Bologna hanno trovato un “padrone” straniero.

L’esperienza del Vicenza – A dire il vero la prima squadra in Italia ad avere una proprietà straniera fu il Vicenza. La società biancorossa fu prelevata nel 1998 dal gruppo britannico dell’ENIC (un gruppo che lavora nel campo del petrolio) che però non riuscì mai né ad entrare nel cuore dei tifosi né tanto meno a raggiungere dei traguardi sportivi decenti, tant’è che nel 2004 un gruppo di imprenditori locali guidati dal presidente Sergio Cassingena, restituì alla città di Vicenza la squadra biancorossa.

Roma a Stelle e strisce – Per vedere in maniera concreta una società di calcio italiana passare nelle mani di un imprenditore straniero dobbiamo arrivare quasi ai giorni nostri e cioè all’Agosto del 2011 quando una cordata americana guidata all’epoca da Thomas Di Benedetto , acquistò la Roma. La società capitolina era da circa un anno sotto il controllo di Unicredit che aveva prelevato la quota di maggioranza del club da Italpetroli , holding della famiglia Sensi, al termine di un lungo arbitrato conclusosi solo un anno prima. La banca di Piazza Cordusio, dopo aver acquisito la Roma, diede poi mandato ad un advisor (Rothschild), di cercare degli acquirenti per poter vendere la Roma: anche questo fu un passaggio lunghissimo e travagliato in cui voci su voci sui possibili acquirenti si susseguivano con cadenza praticamente quotidiana.  Alla fine ebbe la meglio il gruppo americano che ebbe il grande merito di mantenere uno stretto riserbo sia sui nomi che sarebbero poi stati coinvolti e sui progetti futuri. Una volta al controllo del club giallorosso la proprietà americana ha riscontrato le prime difficoltà, mancando per due anni la qualificazione alle coppe Europee e regalando ai tifosi solamente delusioni . Durante questi primi due anni venne nominato nuovo presidente della Roma , James Pallotta, che fu la vera “mente” di tutta l’operazione di acquisizione del club giallorosso ed il soggetto senza dubbio più coinvolto. Passati questi due anni ora la Roma ha trovato sia una sua stabilità tecnica , grazie ad alcune scelte azzeccate come l’ingaggio di Rudi Garcia, ma soprattutto societaria con la proprietà americana che dal 60 % del pacchetto azionario ora ha il 70% riducendo di molto la quota della Banca e facendo crescere il marchio Roma con importanti partnership come Nike, Disney , senza dimenticare il progetto per il nuovo stadio della squadra giallorossa che dovrebbe comportare un esborso complessivo di quasi un miliardo di euro.

L’Inter indonesiana – Dopo l’acquisto della Roma da parte della cordata americana, tra il 2013 e il 2014 fu la volta dell’Inter. Il club nerazzurro dopo 18 anni di presidenza Moratti , è passato nelle mani di Eric Thoir, importante magnate indonesiano, che con un versamento di 200 milioni di euro è diventato a tutti gli effetti “padrone “ dell’Inter. Rispetto al closing della Roma , ci sono state molte meno problematiche perché è stato direttamente Moratti a scegliere l’interlocutore adatto e a portare avanti le trattative. Non sono mancati però i problemi per la nuova proprietà sia sotto l’aspetto tecnico che societario: sotto l’aspetto tecnico Thoir si è ritrovato come allenatore Walter Mazzarri, mai realmente voluto dalla nuova società, che dopo un anno è stato esonerato quando la situazione era ormai precipitata e la squadra percepiva lo scollamento tra dirigenza ed allenatore. Anche  sotto l’aspetto dell’organigramma societario  i problemi non sono stati da meno, in quanto dopo circa un anno di ingombrante “coabitazione” tra Thoir e Moratti , ancora in società come Presidente Onorario, i rapporti tra i due si sono deteriorati e l’ex presidente dell’Inter ha deciso di togliere il disturbo non senza qualche strascico polemico.  Dopo Mazzarri, la nuova dirigenza nerazzurra ha provato a ridare linfa ad una tifoseria che ormai sull’orlo della depressione, con l’ingaggio di Roberto Mancini idolo del pubblico interista e protagonista del primo ciclo vincente della presidenza Moratti.

Il Bologna a Tacopina – Prima del Parma, l’ultima società italiana a finire in mano straniere è stato il Bologna. La società rossoblù è stata acquistata nello scorso Ottobre da una cordata americana facente capo a JoeTacopina. L’uomo d’affari americano aveva preso parte anche al passaggio di proprietà della Roma, di cui era anche un componente del Consiglio di Amministrazione. Prima di prendere le redini del Bologna, infatti, Tacopina ha dovuto dimettersi dal suo incarico in giallorosso  dedicandosi così  a tempo pieno all’avventura nel club emiliano, ora in Serie B. Un progetto ambizioso quello della proprietà americana che vuole riportare il Bologna entro breve nel calcio che conta facendolo crescere e provando a farlo tornare ai fasti di un tempo. Il progetto è ancora agli inizi , ma sarà fondamentale per il Bologna centrare sin da questa stagione la promozione nella massima serie, cosi da poter programmare con più semplicità e calma le mosse future.

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