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Cristiano Ronaldo: incontro con un Haidar, ferito a Beirut

La stella del Real Madrid incontra un bambino di 3 anni, rimasto ferito in Libano, in un attentato terroristico.

Di Cristiano Ronaldo, se ne dicono tante. Il Real non naviga in buone acque, RafaBenitez sembra in conflitto con lo spogliatoio e, più che mai, con la punta di diamante della squadra, il calciatore portoghese. Il gossip mette Cristiano Ronaldo sempre in prima pagina e, quando si parla di lui, lo scoop è assicurato, che si stia citando la sua nuova fiamma o semplicemente si lodi qualche sua magia calcistica. Ma poi c’è anche l’altra faccia di Cr7. E del Real Madrid di FlorentinoPerez. Sono tempi duri, questo lo sappiamo. Il mondo è sconvolto dal timore di un nuovo nemico che, in questo momento, sembra inarrestabile perché colpisce in sordina, colpisce i nostri bambini, i nostri giovani. Colpisce il centro di una vita che abbiamo combattuto e desiderato con i denti, una vita all’insegna della libertà. È per questo, quindi, che l’incontro organizzato dalla squadra madrilena ha tutt’altro sapore, in uno sfondo così drammatico quale quello della lotta contro la paura, contro la violenza.

Haidar ha 3 anni ed è orfano. Al contrario di tutti i bambini che, fortunatamente, passeranno questo Natale in casa ed al sicuro a lui, la vita, ha riservato sfide non semplici, facendo sì che si trovasse sull’orlo della morte. A metà Novembre, Haidar, è rimasto coinvolto in un attentato in Libano, dove ha perso i genitori. L’attentatore ha messo in atto una manovra suicida in un campo profughi, un’azione rivendicata dai fondamentalisti islamici. A FlorentinoPerez, la voce è arrivata grazie ad una giornalista che è rimasta commossa dalla storia del bambino e dal suo desiderio di andare a Madrid, nella sede del Real. Qui Cristiano Ronaldo lo stava aspettando e gli ha mostrato la sede della squadra.

Haidar, al momento dell’attentato, indossava proprio la maglia di Cristiano, la numero 7, ed il tutto rende la situazione più tragica. Perché a 3 anni, perdere i genitori così, rischiare di perdere la vita così, ha tutt’altro che il sapore di una fiaba di Natale. Anche Zaid, figlio di profughi siriani, era stato ospitato al Bernabeu. Lui era quel bambino sgambettato dalla giornalista, quella donna che abbiamo visto tutti in tv e che c’ha scosso nel profondo. Ma la storia del bambino libanese, quella ha toccato le corde più profonde dell’asso dei blancos, che abbracciandolo non è riuscito a trattenere le lacrime. Per un giorno, forse, Haidar è stato solo un bambino di 3 anni che realizza il suo sogno, che incontra il suo idolo e che, probabilmente senza capire, nel dramma della sua esistenza, porta con sé il significato della lotta che un mondo intero sta combattendo contro chi, a questi bambini, vuole strappare la spensieratezza della loro età. Bhè, non ci riuscirete. Per fortuna, i bambini, sono in grado di rialzarsi. Come Haidar, non si spezzano mai.

Clara Caiola

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