di Pierluigi DE ASCENTIIS
La nostra rubrica ‘Grandi Storie’ questa settimana vi porta a Roma, alla scoperta dell’affascinante storia dell’AS Roma, la più seguita delle squadre della capitale italiana. Un club con un passato glorioso e una grande ambizione per il futuro, un mix esaltante tra tradizione e modernità.
Il 22 luglio del 1927, vede la luce in Via Uffici del Vicario, a Roma, l’Associazione Sportiva Roma. Il club nasce dalla fusione dell’Alba Roma, del Roman e della Fortitudo Roma; le tre squadre della Capitale, autentiche dominatrici dei campionati laziali disputati negli anni dieci e negli anni venti, decidono di unirsi insieme sotto un unico sodalizio, al fine di creare una formazione abbastanza competitiva, per poter tenere testa alle più quotate squadre settentrionali. Vede la luce, dunque, un club tutto nuovo che fin dai primi anni Trenta si distingue per la costante presenza nelle zone alte della classifica del Campionato Nazionale e per la precoce partecipazione alla Coppa dell’Europa Centrale, antenata dell’odierna Champions League; in quegli anni i giallorossi disputano le loro gare interne al “Campo Testaccio”; l’impianto diventa in breve tempo un vero e proprio fortino, estremamente difficile da espugnare anche per le squadre più famose e più attrezzate: è celebre il 5-0 che i Lupi (soprannome legato allo storico simbolo della società, la lupa capitolina) rifilano il 15 marzo del 1931 alla Juventus. Per la prima affermazione importante in ambito nazionale, poi, non bisogna attendere più di tanto: il primo Scudetto, infatti, arriva nella stagione 1941-42, sancito dalla vittoria per 2 a 0 sul Modena.
Gli anni quaranta si chiudono per la Roma con delle annate tutt’altro che positive; la squadra si salva, ad esempio, dalla retrocessione in Serie B, solo nelle ultime giornate del campionato ’49/’50, grazie ai tre punti ottenuti con il Novara in una sfida, nota ai più, per l’infinito strascico polemico che si porta dietro. La caduta in cadetteria è inevitabile la stagione successiva: i giallorossi vedono addirittura alternarsi sulla loro panchina ben tre allenatori, perdono un gran numero di partite (curiosamente spesso per una rete a zero) e alla fine del campionato sono penultimi in classifica e retrocessi. Tornata immediatamente in massima serie, negli anni ’50, la squadra alterna dei buoni risultati, tornando a qualificarsi, ad esempio, nella stagione ’54-’55, per le coppe europee, ad altri mediocri, stabilizzandosi per gran parte del decennio a metà classifica. Negli anni Sessanta, però, è tutta un’altra musica e i giallorossi svoltano: si distinguono in ambito continentale per la conquista della Coppa delle Fiere (vinta nella doppia finale col Birmingham) e, in patria, per le due coppe nazionali conquistate a spese del Torino nel ’64 e del Cagliari nel ’67.
Superata una fase di flessione nel decennio successivo, un nuovo grande periodo di splendore attende la Roma negli anni ’80. È il momento in cui il calcio italiano ha pochi rivali in Europa; tutti i più grandi campioni giocano in Italia; tante squadre hanno un gioiello da poter vantare e quello che espone in vetrina la bottega giallorossa, magistralmente gestita dal mitico presidente Dino Viola, è dei più pregiati: siamo all’alba del nuovo decennio, quando nella capitale arriva Paulo Roberto Falcão. Viola, da grandissimo precursore del calcio moderno qual è, affida la squadra a Nils Liedholm; Liedholm rivoluziona la struttura tecnico-tattica dell’undici giallorosso e costruisce una vera e propria corazzata, che riporta nella Capitale il tricolore, nella stagione ’82-’83, conquista due coppe Italia consecutive e si distingue in maniera indelebile anche in Coppa dei Campioni, dove raggiunge la finalissima, persa poi ai calci di rigore contro il Liverpool, nella stagione 1983-84. La pesante eredità del Barone, viene raccolta dall’emergente svedese Sven-Göran Eriksson: con lui la Roma conquista la sesta coppa Italia (superando in finale la Sampdoria) e lotta fino all’ultima giornata per la vittoria in campionato con la Juventus, nella stagione ’85/’86, uscendo, tuttavia, sconfitta dal confronto con i bianconeri.
L’Era Viola termina all’inizio degli anni ’90: il Presidente muore nel 1991, poche settimane prima del settimo trionfo in coppa Italia. A lui subentra alla guida del club, una nuova figura di grande spessore, Franco Sensi. Dopo qualche stagione in chiaroscuro, Sensi affida la panchina, nel 1999, a Fabio Capello, ponendo le basi per la straordinaria annata 2000/2001, quella della conquista del terzo scudetto, vinto dopo una strepitosa rimonta ai danni della Juventus. Sono tanti i protagonisti di quel successo, ma su tutti spicca il Capitano, un ragazzo romano e romanista che altri non è che il leggendario numero 10 giallorosso Francesco Totti. È lui che, qualche mese dopo il successo tricolore, alza al cielo la Supercoppa Italiana, vinta contro la Fiorentina, ed è sempre lui che solleva, da Capitano ovviamente, le due coppe Italia e la Supercoppa, che i Lupi portano a casa nel biennio 2007-2008, guidati in panchina dal toscano Luciano Spalletti. Dopo la morte di Sensi, è sua figlia Rosella che guida, con successo, la società giallorossa; società che cederà, nel 2011, a una cordata di imprenditori statunitensi. La nuova proprietà si distingue da subito per una massiccia operazione di internazionalizzazione del brand, che porterà nel 2017 all’inaugurazione di un nuovo, modernissimo, stadio nel quartiere capitolino di Tor di Valle.
Inoltre, la nuova dirigenza, dopo un paio di tentativi andati andati a vuoto, sceglie anche l’uomo giusto cui affidare la panchina: è il francese Rudi Garcia: con Garcia la squadra si rilancia ai vertici del campionato nazionale e nella stagione 2013-14, ottiene uno dei più alti rendimenti della storia del club, chiudendo al secondo posto della graduatoria. Da sempre i colori sociali della Roma sono il giallo e il rosso, e poche variazioni ha subito, nel corso della storia, anche il logo della società, in cui domina la lupa capitolina che allatta i gemelli Romolo e Remo. La rivalità più sentita dalla tifoseria romanista, una delle più calde e appassionate dell’intera penisola, è sicuramente quella con l’altra squadra della Capitale, la Lazio, ma non è da meno l’attesa per le sfide con la nordica Juventus, squadra con la quale spesso i giallorossi si sono contesi coppe e trofei.
PALMARÈS
Scudetti: 3
1941/42; 1982/83; 2000/2001
Coppa Italia: 9
1963/64; 1968/69; 1979/80; 1980/81; 1983/84; 1985/86; 1990/91; 2006/2007; 2007/2008
Supercoppa Italiana: 2
2001; 2007
Coppa delle Fiere: 1
1960/61







