La pancia del tifoso: una Lazio in terapia intensiva

Dopo la sconfitta contro il Milan capolista di Stefano Pioli, in cui la squadra di Simone Inzaghi aveva comunque dimostrato di poter tenere testa a una squadra in grado di rimanere imbattuta per ben quindici turni, contro il Genoa di Davide Ballardini, chiamato a salvare l’ennesima stagione da zona salvezza, ci si aspettava una prestazione da “schiacciasassi”, in grado di garantire i tre punti: invece così non è stato, e mister Inzaghi, nonostante il vantaggio iniziale firmato da Ciro Immobile, ha raccolto un misero punto. La zona Champions League dista ora ben otto lunghezze, distanza ancora recuperabile, considerando che siamo solamente al giro di boa del campionato; ma quella vista in campo oggi, è sembrata una Lazio in terapia intensiva.

Il castello di carte crollato miserabilmente

Contro un avversario con ambizioni totalmente opposte e mezzi di gran lunga migliori, Davide Ballardini ha messo in campo dal primo minuto un Genoa troppo arrendevole, schierato solamente sulla difensiva. Ciò ha permesso a Immobile e compagni di prendere in maniera stabile il possesso del centrocampo, assediando i padroni di casa da entrambe le fasce. Nasce proprio da qui l’azione che porta al calcio di rigore trasformato da Ciro Immobile. Dopo la scossa emotiva dello svantaggio il Genoa prova a reagire, ma con un baricentro cosi basso e una Lazio aggressiva, riesce a creare ben poco. I padroni di casa tornano negli spogliatoi con il pensiero forse già al prossimo impegno, mentre gli ospiti, con un castello di carte ben orchestrato, ma forse troppo fragile.

Fragilità che dalla panchina, Davide Ballardini è riuscito a intuire. Nella ripresa decide coraggiosamente di rimodellare la sua squadra, passando dal 3-5-2 al 4-3-1-2. Entrano in campo Shomurodov e Zajc, mentre escono Pjaca e Rovella. Al contrario del suo rivale, Simone Inzaghi decide di cambiare solamente Patric (ammonito) con Luiz Felipe, convinto di assistere a un secondo tempo con lo stesso copione del primo. A ribaltare la partita e a far crollare il castello di carte della Lazio è principalmente Zajc, che da trequartista va a chiudere le linee di passaggio su Milinkovic-Savic e Luis Alberto. La Lazio inizia a farsi anticipare sempre più spesso, il Genoa prende piede, cresce e inizia ad attaccare; la Lazio indietreggia, e perde le chiavi del centrocampo prima e della partita poi. A punire Simone Inzaghi è un contropiede al 58′ minuto, con Shomurodov che salta Leiva con facilità e che mette Destro in condizione di battere Reina.

La Lazio si ritrova improvvisamente alle corde, e per almeno venti minuti, è in totale balia degli avversari, che per colpa di alcuni evidenti limiti di gioco, non riescono mai a sferrare il colpo finale. Dopo una mezz’ora in cui sarebbe potuta andare perfino in svantaggio, la Lazio riesce a reagire, ma Caicedo spreca il tap-in vincente che avrebbe rimesso in piedi l’intero castello. Dagli altri campi nel frattempo, non arrivano notizie confortanti: la zona Champions si è allontanata ulteriormente, e ora, tra non meno di tre giorni, ci sarà da affrontare la Fiorentina. Simone Inzaghi ai suoi uomini, nella conferenza stampa che anticipava il match aveva chiesto una svolta. È arrivato un altro – ennesimo – scivolone. Ora nel giorno dell’Epifania toccherà a un’altra squadra aggrappata a un filo, provare a uccidere del tutto la “Banda Inzaghi”: la Fiorentina di Cesare Prandelli. Perire definitivamente, oppure tornare a suonare la carica, per un’altra, ennesima volta.

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Matteo Paniccia

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