di Davide PITEO
Dopo il Brasile, la seconda Nazionale sud-americana inserita nel novero delle possibili vincitrici del Mondiale, è l’Argentina, impegnata nel gruppo F.
Ben due sono i Mondiali già messi in bacheca dalla nazionale sud-americana, 14 le Coppe America vinte, 6 Mondiali under 20 ed 1 Confederetion Cup. Negli anni al pari del Brasile, la selezione dell’Argentina ha anche lanciato e potuto contare su grandissimi roster, composti da giocatori come: Maradona, Messi, Batistuta, Crespo, Zanetti, Balbo, Cambiasso, Samuel, Milito, Lavezzi, Caniggia e tanti altri, ed anche in Brasile giungerà con un roster di primissimo livello. Infatti la Nazionale argentina nel suo girone di competenza non dovrebbe incontrare troppe difficoltà, dato che dovrà duellare con: Bosnia, Iran e Nigeria, formazioni senza dubbio ostiche ma non allo stesso livello del team sud-americano, che giocando a due passi da casa, ha la chiara possibilità di poter vincere o quanto meno ben figurare, tenuto conto che la selezione argentina non vince un Mondiale dall’ormai lontano 86 ed una Coppa America dal 93, a ciò va aggiunta quindi la voglia di vincere ed il fatto di voler regolare qualche conto proprio con il Brasile. Sommando i vari fattori è facile capire che l’Argentina nel vicino Brasile, va con la chiara intenzione di non far solo bene ma qualcosa di più.
La prima partita ufficiale della Nazionale argentina fu Uruguay-Argentina, giocata il 20 luglio 1902 a . La prima ed unica partecipazione dell’Argentina ai Giochi olimpici risale al 1928; il commissario tecnico José Lago Millán convocò 22 giocatori, alcuni dei quali avrebbero partecipato al campionato del mondo 1930. Il primo incontro fu disputato con la Nazionale degli Stati Uniti, il 30 maggio ad Amsterdam: i sudamericani vinsero agevolmente, con il risultato di 11-2. Ottenuto l’accesso ai quarti di finale, il 2 giugno la Nazionale superò il Belgio per 6 reti a 3, con la tripletta di Domingo Tarasconi. Ancora Tarasconi si rese decisivo il 6 giugno contro l’Egitto, sconfitto con 6 gol e triplette dello stesso Tarasconi e di Bernabé Ferreyra. La finale vide contrapporsi due squadre del Sud America, Uruguay e Argentina; la prima gara, giocata il 10 giugno terminò con un pareggio per 1-1, con gol diPetrone e Ferreyra, e si dovette dunque disputare lo spareggio, che si tenne il 13 giugno: questa volta, ebbe la meglio l’Uruguay, grazie alle reti di Figueroa eScarone. Dato che l’Argentina perse la finale fu premiata con la medaglia d’argento.
Fino alla fine degli anni settanta la Nazionale argentina non ottenne particolari risultati ai Mondiali, a parte il secondo posto nella prima edizione del 1930. Il motivo di questi scarsi risultati risiedeva nel fatto che la maggior parte dei giocatori argentini giocavano in campionati esteri e non in Primera División , per una regola dell’AFA, solo i giocatori che giocavano nel campionato nazionale potevano essere convocati. Spesso gli argentini uscirono al primo turno. In seguito la nazionale argentina si è ripresa, ed attualmente è quarta per numero di partecipazioni, di partite e di finali disputate nelle fasi finali dei mondiali, dietro il Brasile, la Germania e l’Italia. Questi risultati altanenanti ci furono fino ai Mondiali di Germania Ovest 1974, dove l’Argentina uscì al secondo turno, dopo aver eliminato l’Italia nel girone iniziale. Da allora la Nazionale biancoceleste si è sempre qualificata alla fase finale del Campionato del mondo. Quattro anni dopo l’Argentina vinse il suo primo titolo nell’edizione giocata in casa nel 1978, battendo in finale l’Olanda per 3-1 dopo i tempi supplementari e perdendo una sola gara, quella contro l’Italia nel girone iniziale (1-0). Curiosamente, la nazionale argentina dei vittoriosi Mondiali del 1978 aveva dato i numeri ai giocatori della sua rosa in ordine alfabetico, così che l’attaccante Almirón aveva il numero 1, il centrocampista Ardiles un insolito numero 2 e i portieri Baley, Fillol e Lavolpe rispettivamente il 3, il 5 e il 13.
Al campionato del mondo 1982 in Spagna l’Albiceleste si presenta come campione in carica. Superato con qualche difficoltà il proprio girone come seconda,venendo sconfitta nella gara inaugurale dal Belgio vice-campione d’Europa, con un secco 1-0, per poi venire battuta nella seconda fase a gironi dall’Italia per 2-1 e dal Brasile per 3-1 ed estromessa dalla competizione. Quattro anni più tardi, ai Mondiali messicani del 1986, la squadra trionfa, trascinata dal fuoriclasse Diego Armando Maradona. Dopo aver vinto il proprio girone ( 3-1 alla Corea del Sud, 1-1 contro l’Italia Campione del Mondo uscente e 2-0 sulla Bulgaria), la nazionale argentina supera nell’ordine Uruguay (1-0 agli ottavi), Inghilterra (2-1 ai quarti) e la sorpresa Belgio (2-0 in semifinale) ed infine batte la Germania Ovest nella finalissima per 3-2. Resta indimenticabile, però, la partita Argentina-Inghilterra, in cui prima Maradona segna di mano (la cosiddetta Mano de dios), poi dribbla 6 avversari (portiere compreso) e segna il 2-0, uno dei gol più belli nella storia del calcio, che risultò poi essere successivamente eletto dalla FIFA come il “gol del secolo”.
Ai Mondiali del 1990 l’Argentina non gioca bene. Viene infatti sconfitta, come otto anni prima, nella gara inaugurale per 1-0 (stavolta dal Camerun) e si qualifica in extremis per la seconda fase venendo ripescata come una delle migliori terze. Tuttavia, grazie al talento di Diego Armando Maradona, riesce ad eliminare agli ottavi il Brasile battendolo per 1-0, ai quarti la Jugoslavia ai calci di rigore e in semifinale affronta nuovamente l’Italia (le due Nazionali si sfidano per la quinta edizione consecutiva dei Mondiali). Gli argentini hanno la meglio ancora ai calci di rigore e accedono così alla finale, dove l’avversaria è, come nel 1986, la Germania Ovest, che stavolta batte i sudamericani 1-0 in una sorta di rivincita con un rigore alquanto dubbio. È stata questa la prima finale nella storia dei Mondiali in cui la Nazionale sconfitta non ha segnato neppure un gol, e la prima decisa da un rigore. A USA 1994 l’Argentina viene eliminata agli ottavi di finale dalla Romania. La partecipazione della squadra al torneo è, però, segnata dalla triste vicenda con protagonista Diego Armando Maradona, risultato positivo all’efedrina durante un controllo antidoping e radiato dalla manifestazione dopo aver guidato l’Argentina alla vittoria nelle prime due partite e aver segnato un gol di pregevole fattura nella vittoria per 4-0 contro la Grecia.
Nel campionato del mondo 1998 il cammino argentino fu fermato dall’Olanda nei quarti di finale, mentre in Asia nel 2002 vi fu una deludente eliminazione al primo turno: eliminazione inaspettata, soprattutto per la qualità dei giocatori convocati (diversi dei quali militanti in Italia). Sotto la guida diJosé Pekerman, nel 2004 l’Argentina è finalista di Copa América battuta dal Brasile solo ai rigori dopo che i tempi supplementari erano finiti con due reti a testa: nella Confederations Cup 2005 è sempre il Brasile ad aggiudicarsi l’ormai classica sfida, valida per la finale, con un netto 4-1. Qualificatasi con largo anticipo al campionato del mondo 2006 in Germania, inizia il torneo come una delle grandi favorite per la vittoria finale. Dopo aver vinto uno dei gironi più difficili precedendo Olanda, Costa d’Avorio e Serbia e Montenegro, agli ottavi supera il Messico per 2-1 dopo i tempi supplementari, ma ai quarti di finale è eliminata dalla Germania padrona di casa dopo i calci di rigore (1-1 il risultato finale). Pekerman rassegna le dimissioni ed è sostituito da Alfio Basile, già alla guida della Nazionale albiceleste al Mondiale ’94. Nell’estate seguente, nella finale della Copa América 2007, l’Argentina subisce un netto 3-0 dal Brasile, perdendo la seconda finale consecutiva del torneo contro i brasiliani. Dimessosi Basile, nell’ottobre 2008 la AFA nomina come successore una leggenda del calcio argentino e mondiale: Diego Maradona.
Con l’ex Pibe de Oro, la Nazionale esordisce battendo il Venezuela in una gara di qualificazione al campionato del mondo 2010: nelle seguenti quattro partite però, rimedia altrettante sconfitte (per mano di Bolivia, Ecuador, Brasile e Paraguay) subendo complessivamente dodici reti. La qualificazione arriva comunque senza passare per gli spareggi: fondamentali le vittorie nelle ultime due giornate contro Perù ed Uruguay, al termine di incontri in cui l’Argentina non esprime un buon gioco. Curiosamente, durante la gestione dell’ex calciatore di Barcellona e Napoli, arrivano quattro vittorie in amichevoli contro selezioni europee (Scozia, Francia, Russia e Germania). Le convocazioni di Maradona per il Mondiale destano scalpore, soprattutto per le eccellenti esclusioni di Javier Zanetti ed Esteban Cambiasso da poco laureatisi campioni d’Italia e d’Europa con l’Inter: vengono comunque convocati altri due nerazzurri, l’attaccante Diego Milito e il difensore Walter Samuel, e il giovane Lionel Messi che nel 2009 ha vinto da protagonista la Champions League. L’avventura in terra sudafricana inizia bene, con tre vittorie nella fase a gironi: spicca tra queste il 4-1 inflitto alla Corea del Sud, gara nella quale Gonzalo Higuaín mette a segno una tripletta. Nella fase ad eliminazione diretta, l’Argentina ritrova casualmente le stesse avversarie affrontate quattro anni prima eliminando il Messico negli ottavi: così come nel 2006, è la Germania ad estromettere i sudamericani guadagnando l’accesso in semifinale. Maradona è quindi esonerato ed il suo posto è preso da Sergio Batista: questi rimane in carica appena dodici mesi, lasciando la panchina dopo la fallimentare prestazione nella Copa América 2011 tra l’altro giocata in casa. A sostituirlo, dal 2 agosto 2011, è Alejandro Sabella.







