Road to Brasil: Colombia

di Davide PITEO

In Basile la Colombia va in cerca del suo primo mondiale

Il nostro viaggio di avvicinamento ai Mondiali brasiliani, continua restando in territorio americano analizzando la Colombia. La Nazionale colombiana nacque verso la fine degli anni trenta: in seguito alla fondazione di una federazione calcistica unica (che aveva posto fine alle divisioni degli anni Dieci e Venti), avvenuta nel 1924, i dirigenti si concentrarono in primo luogo su una competizione che riunisse le varie selezioni locali colombiane, ciascuna rappresentante un dipartimento.

Anni dopo, nel luglio 1937, per partecipare a un torneo calcistico internazionale organizzato in occasione del 400º anniversario della fondazione della città di Cali, la Federazione formò una selezione che riuniva in sé i giocatori della varie rappresentative locali. Benché la stampa definisse questa squadra Selección (cioè Nazionale), il torneo di Cali non è considerato una competizione ufficiale tra Nazionali maggiori, poiché a rappresentare Cuba vi era la squadra di club del Centro Gallego e in generale non parteciparono le Nazionali “A” dei vari paesi. Il debutto ufficiale della Colombia avvenne quindi il 10 febbraio 1938, durante la quarta edizione dei Giochi centramericani e caraibici tenutasi a Panamá.

Guidata dal tenente Alfonso Novoa,la Colombia scese in campo alle 9:45 di mattina a Città del Panamá contro la Nazionale messicana, in una partita arbitrata dall’uruguaiano José Mirabal, che diresse tutte le gare di quel torneo; la prima formazione della Colombia fu: Escorcia; Lugo, Lara; Joliani, Herrera, Yepes; Marcos Mejía, Torres, Pastor, Meléndez, Rafael Mejía.A realizzare il primo gol della storia della Nazionale fu Rafael Mejía, che andò a segno al terzo minuto; la prima divisa era blu con una striscia centrale bianca, pantaloni e calzettoni bianchi.

La prima vittoria assoluta giunse il 14 febbraio 1938 contro la Nazionale di casa. Al termine del torneo la Colombia chiuse al terzo posto, dietro a Messico e Costa Rica; proprio contro la Costa Rica si verificò un avvenimento insolito: dopo l’assegnazione di un calcio di rigore in favore della Costa Rica, il secondo della gara, i colombiani protestarono vivacemente, tanto che la polizia dovette intervenire, portando via due calciatori colombiani. I compagni proseguirono nelle rimostranze, e dovettero tutti lasciare il campo; con la Colombia fuori dal terreno di gioco, i costaricani tirarono il rigore, segnando: la partita poi terminò, venti minuti prima del tempo regolamentare. In seguito a questi fatti venne avanzata una protesta ufficiale al Comitato organizzatore dei Giochi da parte della delegazione colombiana, cui però non venne dato séguito.

La Nazionale colombiana tornò poi in campo nell’agosto del 1938, in occasione della prima edizione dei Giochi bolivariani, in programma a Bogotá: esordì con una sconfitta per 4-2 con il Perù, cui ne seguì un’altra contro l’Ecuador, Nazionale debuttante in una competizione ufficiale. La vittoria contro il Venezuela fu l’unica del torneo, che per la Colombia si concluse con un 4º posto su 5 squadre, in virtù dei due punti conquistati.All’ultima gara, tenutasi il 16 agosto 1938 con la Bolivia e finita 2-1 per i boliviani, seguì una pausa di circa 6 anni e mezzo in cui la Nazionale colombiana non giocò alcun incontro internazionale. Benché avesse aderito alla CSF, la confederazione sudamericana, già nel 1936,la Colombia non debuttò in una competizione organizzata dalla CSF fino al 1945,anno della sua prima partecipazione al Campeonato Sudamericano de Football.

In occasione del Campeonato Sudamericano 1945 la Colombia decise di rispondere all’invito della CSF, inviando una propria rappresentativa nazionale: l’esordio avvenne il 21 gennaio 1945, con la sconfitta per 3-0 contro il Brasile, campione in carica.Seguirono poi altre sconfitte, tra cui quella con l’Argentina per 9-1, una delle più pesanti della storia della Nazionale colombiana e della storia della Coppa America.La selezione colombiana, totalmente composta da giocatori dilettanti (il professionismo fu introdotto nel 1948), registrò 4 sconfitte, un pareggio (con la Bolivia, 3-3) e una vittoria, sull’Ecuador per 3-1.

Nel 1946 la Colombia decise di non partecipare al Sudamericano, concentrandosi sui Giochi centramericani e caraibici che si tenevano in quell’anno a Barranquilla. La Nazionale vinse la medaglia d’oro in tale competizione, vincendo tutte le 6 gare in programma. Nel 1947 tornò, dopo 12 mesi d’inattività, a disputare un torneo, accettando questa volta di prendere parte al Sudamericano organizzato dall’Ecuador.In uno dei tornei più lunghi di quegli anni (per la prima volta partecipavano 8 squadre), la Colombia giunse all’ultimo posto, registrando due pareggi (contro Ecuador e Bolivia) e perdendo le restanti 5 sfide.

Nell’aprile del 1949 la Colombia prese parte al Sudamericano in Brasile: anziché inviare una rappresentativa composta da giocatori di vari club, per il torneo la Federazione decise d’inviare una sola squadra di club, l’Atlético Junior, che gareggiò come “Nazionale colombiana”. La squadra giunse nuovamente all’ultimo posto, con gli stessi risultati dell’edizione precedente: 0 vittorie, 2 pareggi e 5 sconfitte. Nel 1949 si verificò uno scisma interno al calcio colombiano che vide la Dimayor separarsi dalla Federazione vera e propria: pertanto, la FIFA decise di sospendere la Colombia dall’attività internazionale.

Questo portò al periodo dell’El Dorado, ovvero un’epoca di particolare ricchezza del calcio colombiano che, non dovendo più sottostare alle norme FIFA, poté alzare considerevolmente gli stipendi, attirando numerosi giocatori di rilievo. Tale situazione di libertà interna perdurò fino al 1954, anno entro il quale il “Patto di Lima” tra FIFA e Dimayor stipulato nel 1951 prevedeva il rientro dei giocatori stranieri ai rispettivi paesi di appartenenza. La Nazionale colombiana visse un periodo di circa 8 anni d’inattività, che iniziò il 7 maggio 1949 e si concluse il 13 marzo 1957 con il ritorno in campo della selezione in occasione del Campeonato Sudamericano 1957. Dopo la lunga parentesi d’assenza dai campi da gioco, la Nazionale colombiana guidata dal nuovo CT Pedro Ricardo López riprese la sua partecipazione al Sudamericano, e viaggiò verso Lima per disputare il torneo del 1957.

L’esordio vide una sconfitta per 8-2 contro l’Argentina; il 17 marzo la Colombia riuscì però, per la prima volta, a battere l’Uruguay, grazie al gol di Carlos Arango che fissò il risultato sull’1-0.Il 24 marzo la Colombia venne battuta dal Brasile per 9-0, subendo la più pesante sconfitta della sua storia. A concludere la competizione fu la vittoria per 4-1 sull’Ecuador, grazie alla quale la Colombia evitò gli ultimi due posti della classifica, terminando 5ª su 7 Nazionali.Nel giugno 1957 la Colombia affrontò il suo primo torneo di qualificazione ai Mondiali, le eliminatorie per Svezia 1958: debuttò con un pareggio per 1-1 con l’Uruguay a Bogotá.Quel pareggio si rivelò essere l’unica gara in cui la Colombia ottenne dei punti: seguirono infatti tre sconfitte che classificarono la Nazionale andina all’ultimo posto, dietro a Paraguay e Uruguay. Il 23 giugno 1957 la Colombia disputò la prima amichevole della sua storia, contro il Paraguay, perdendo per 2-1: prima d’allora, la Nazionale aveva giocato solo all’interno di competizioni ufficiali.

Dopo l’ultima gara degli anni Cinquanta (7 luglio 1957 contro il Paraguay), la Nazionale colombiana tornò a giocare il 5 febbraio 1961, in un’amichevole contro gli Stati Uniti, vinta per 2-0. Per il torneo di qualificazione al campionato del mondo 1962 era stato nominato CT Adolfo Pedernera, argentino già calciatore di spicco del Millonarios durante l’El Dorado ed ex allenatore dell’América de Cali nel biennio 1960-1961. La formula delle qualificazioni viene cambiata e vengono formati tre gruppi, ciascuno comprendente due squadre: la vincente dei due confronti avrebbe guadagnato l’accesso al Mondiale cileno.

Con la vittoria per 1-0 sul Perù a Bogotá, la Colombia era riuscita a ottenere un vantaggio, che conservò nella gara di ritorno: a Lima, il gol del Perù segnato su rigore al 3º minuto fu pareggiato al 67º. La Colombia si qualificò per la prima volta al Mondiale: fu un esito inatteso, vista la lunga inattività degli anni Cinquanta e i non eccelsi risultati raggiunti fino a quel momento. La Nazionale si presentò al Mondiale con una squadra che univa giocatori d’esperienza come il portiere Efraín Sánchez e il difensore Francisco Zuluaga, che avevano superato i trent’anni, con giovani già entrati in pianta stabile nella rosa della Nazionale come Héctor Echeverri, Carlos Aponte e Rolando Serrano.

Il 30 maggio Uruguay-Colombia aprì la manifestazione: andò in vantaggio la Colombia con un rigore del capitano Zuluaga, il più vecchio marcatore di quel Mondiale; l’Uruguay vinse poi per 2-1 con gol di Luis Cubilla e José Sacía.Il pareggio per 4-4 con l’URSS fu la gara con il maggior numero di reti segnate nel corso del Mondiale; la sconfitta per 5-0 con la Jugoslavia fece sì che la Colombia finisse all’ultimo posto nel proprio girone, con 1 punto in 3 partite, 5 reti segnate e 11 subìte.

Visse il suo miglior periodo negli anni novanta, nei quali fu la terza forza calcistica del Sudamerica dopo Brasile e Argentina. Una generazione di talenti, quella colombiana, impersonata da un giocatore di classe mondiale come Carlos Valderrama e da altri giocatori di prima qualità come René Higuita, Freddy Rincón e Faustino Asprilla.

La Colombia si qualificò per il campionato del mondo 1990 battendo l’Israele nello spareggio intercontinentale: per i Cafeteros fu la seconda partecipazione ai Mondiali. Nella fase finale vinse 2-0 contro gli Emirati Arabi Uniti, perse 1-0 contro la Jugoslavia ed infine pareggiò 1-1 contro la Germania Ovest, futura Campione del Mondo. L’avventura terminò agli ottavi di finale, per mano del Camerun che nei tempi supplementari batté per 2-1 i colombiani. Si è poi qualificata per il Mondiale del 1994, arrivando prima nel suo girone: decisiva fu la vittoria ottenuta contro l’Argentina (seconda e costretta allo spareggio) per 5-0, il 5 settembre 1993 a Buenos Aires nell’ultima giornata.

La squadra allenata da Francisco Maturana fu però subito eliminata, a causa di due sconfitte nella fase a gironi contro Romania (3-1) e Stati Uniti (2-1): inutile la vittoria per 2-1 sulla Svizzera nell’ultimo incontro. Al ritorno in patria, la Nazionale fu funestata dalla morte di Andres Escobar: il giocatore, che nella partita contro gli Stati Uniti aveva realizzato un’autorete contribuendo alla sconfitta, fu ucciso a colpi di pistola fuori da un ristorante (2 luglio 1994). Escobar fu ucciso da un gruppo di narcotrafficanti: la causa del gesto fu l’ingente perdita di denaro provocata al Totonero dalla sua autorete.

La Colombia riuscì ad accedere al campionato del mondo 1998, non andando però oltre la fase a gironi in cui perse due partite. Nel 2001 arrivò l’unico successo nella storia dei Cafeteros: la Copa América, di cui la Colombia fu paese organizzatore. In finale contro il Messico, fu il capitano Ivan Córdoba a realizzare il gol decisivo per la vittoria (1-0). Il trionfo segnò tuttavia, la chiusura di un’epoca: nel periodo successivo, la squadra non trovò ricambi all’altezza e mancò la qualificazione ai Mondiali nel 2002 e 2006. Eliminata ai quarti di finale della Copa América 2011, si è qualificata per il campionato del mondo 2014: per la fase finale è stata sorteggiata in un gruppo con Costa d’Avorio, Giappone e Grecia.

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