In una Germania ancora divisa va in scena la decima edizione dei Mondiali dove la selezione dell’ovest vince il secondo titolo
Il viaggio verso Brasile 2014, continua facendo tappa in Germina dove nel 1974 nell’allora Germania ovest, andò in scena la decima edizione della Coppa del Mondo. Il I tedeschi vogliono ben figurare dopo i tragici episodi avvenuti due anni prima alle Olimpiadi di Monaco di Baviera e nulla viene lasciato al caso.
Le forze di polizia pattugliano gli stadi prima e durante ogni incontro, anche le sedi dei ritiri delle squadre nazionali sono strettamente vigilate ed ogni squadra viene scortata, per ogni incontro, dal ritiro fino all’ingresso nello stadio, per poi essere riaccompagnata in albergo, dopo la partita.
La formula del Mondiale cambia: per esigenze televisive viene aumentato il numero di partite, quindi dopo la consueta prima fase a gironi, le otto rimanenti formazioni vengono inserite in altri due gironi da quattro squadre. Le vincitrici dei due gironi disputano la finalissima, mentre le due seconde disputano la finale per il terzo posto.
Tra le sedici finaliste esordiscono ai mondiali la Germania Est (inserita nello stesso gruppo dei tedeschi occidentali), Haiti, l’Australia e lo Zaire, prima nazione subsahariana a raggiungere la fase finale della Coppa del Mondo. Ma le nuove arrivate faranno poca strada, eccezion fatta per i tedeschi d’oltre cortina che vinceranno il primo girone proprio davanti ai cugini d’occidente, sconfitti nel “derby”. Inattesa è la qualificazione raggiunta dalla Polonia che, con un gioco armonico e moderno ha eliminato nelle fasi di qualificazione gli inglesi, campioni del mondo solo otto anni prima.
Le favorite della vigilia sono il Brasile, campione del mondo in carica, l’Italia vice campione, che ha ben figurato nell’anno precedente a questi mondiali, durante il girone di qualificazione, e nelle amichevoli successive, con vittorie di spicco in casa, coi brasiliani ed a Wembley, contro gli inglesi, in quella ch’è la prima vittoria dell’Italia in casa dell’Inghilterra, e la Germania padrona di casa; outsider l’Olanda del “calcio totale” e la stessa Polonia, oro olimpico due anni prima e guidata da Grzegorz Lato e Kazimierz Deyna.
Gli azzurri abbandonano presto la kermesse; il CT Ferruccio Valcareggi mantiene per larga misura la stessa rosa di quattro anni prima, molti elementi erano presenti anche alla disfatta del mondiale del 1966. Il Brasile supera a fatica la prima fase e non ingrana neanche nella seconda, perdendo con gli olandesi, e dovendosi accontentare della finale di consolazione, persa poi con la Polonia. In finale vanno i padroni di casa, e l’Olanda. Si scontrano due diverse tipologie d’intendere il calcio: la Germania Ovest, squadra con un gioco attento, preciso e applicato con criterio, contro l’Olanda che per tutto il torneo ha dato dimostrazione di netta superiorità su ogni avversario arrivando così alla finale con gli indiscutibili favori del pronostico.
L’Olanda 1974, per una felice e non comune coincidenza generazionale, annovera tra le sue file numerosi giocatori di assoluto talento individuale e si vale di moduli di gioco innovativi per l’epoca quali: la marcatura rigidamente a zona, l’applicazione della chiamata alla messa in fuorigioco degli attaccanti avversari, la copertura difensiva operata dagli attaccanti e l’utilizzo nelle fasi d’attacco dei difensori esterni di fascia nonché l’inserimento offensivo dei centrocampisti di interdizione.
L’applicazione di tali tattiche (ormai comunemente diffuse nel calcio odierno) valsero al gioco della squadra olandese la definizione di “calcio totale” in quanto ogni giocatore partecipava attivamente a tutte le azioni di gioco (sia offensive sia difensive) della propria squadra. La Germania Ovest può contare sulla classe, l’equilibrio e la visione di gioco del libero Franz Beckenbauer, sull’esperto Berti Vogts e sulle straordinarie capacità offensive di Gerd Müller.
L’Olanda su una squadra complessivamente più forte sia a livello individuale sia come collettivo di gioco, fra i vari spiccano il talento da fuoriclasse di Johan Cruijff, il centrocampista Johan Neeskens, regista di quella formidabile squadra e l’ala Johnny Rep. La finale ha un avvio insolito: appena battuto il calcio d’avvio, una azione corale degli olandesi porta Johan Cruijff ad essere atterrato in area di rigore. L’Olanda trasforma il conseguente rigore e passa in vantaggio. La partita sembra completamente nelle mani degli olandesi che probabilmente commettono la leggerezza di considerare l’incontro già acquisito. I tedeschi, per contro, hanno il merito di non darsi sconfitti contro un avversario favorito e già in vantaggio al primo minuto, non si disuniscono e disputano la loro migliore partita del torneo.
Acquisendo un progressivo controllo del gioco pareggiano anche loro su calcio di rigore e verso la fine del primo tempo un gol in agilità di Gerd Müller porta al riposo con i padroni di casa in vantaggio. Nella ripresa saranno vani gli insistenti attacchi della squadra olandese.
Vinceranno così i tedeschi, ma gli olandesi verranno ricordati per aver espresso un calcio tatticamente innovativo, divertente e brillante, votato all’attacco ed in grado di fornire ottime coperture difensive (l’Olanda risulta la squadra che ha subito meno gol del torneo), ma anche atletico e fisicamente dispendioso in quanto i moduli di gioco adottati imponevano una grande mobilità sul campo da parte di ogni giocatore.
La Germania Ovest vince il suo secondo mondiale e raggiunge l’Italia e l’Uruguay come numero di trofei vinti, entrambe seconde al solo Brasile.







