Era il 2017 quando il Foggia dopo 20 anni trascorsi nell’inferno della C1 e C2, con parentesi anche in Serie D dovuta un fallimento, tornava in Serie B, dopo aver accarezzato il sogno promozione un anno prima con De Zerbi in panchina, che vinse si la Coppa Italia per poi doversi inchinarsi al Pisa di Gattuso nella doppia finale playoff. Cosi tocca al Foggia di Stroppa completare l’opera riportando i satanelli nella serie cadetta, che abbandonerà due stagioni più tardi. Un altro fallimento e la rinascita dalla Serie D ed il ritorno in Serie C, dove nel primo anno con Marchionni in panchina, il Foggia arresta la sua corsa playoff al secondo turno.
Nella stagione seguente la società passa nella mani di Nicola Canonico, imprenditore nativo di Bari che tanto bene fece alla guida del Bisceglie calcio, riportando il sodalizio neroazzurro nel calcio professionistico dopo anni di dilettantismo. L’obiettivo della nuova dirigenza è quello di raggiungere la qualificazione per la fase playoff, per far questo la panchina viene affidata ad una vecchia conoscenza del calcio foggia, ossia Zeman. Il boemo che portò il Foggia ai fasti della Serie A nei primi anni 90, fa si che i satanelli concludano la stagione al settimo posto, venendo poi eliminati dall’Entella al primo turno nazionale playoff.
Conclusa la stagione il boemo va via, la guida tecnica viene affidata a Boscaglia che dopo poche giornate di campionato, visti i risultati totalmente insoddisfacenti viene esonerato ed al suo posto subentra Fabio Gallo. Con il tecnico nativo di Bollate nonché ex centrocampista Spezia,Atalanta,Torino,Como e primavera Inter, i satanelli trovano la giusta quadra tanto che il Foggia arriva anche al terzo posto in campionato ed alle semifinali di Coppa Italia dove si arrende nella gara di ritorno alla Juventus Under 23, qualcosa si rompe con la società ed il tecnico rassegna la dimissioni. Subentra Mario Somma, ma il suo interregno dura il tempo di un mese, i rossoneri vincono tre gare ma ne perdono altre 3, ed il tecnico di Latina a sua volta rassegna a sua volta le dimissioni. La dirigenza foggiana punta decisa su Delio Rossi che il 30 marzo assume la guida tecnica del suo amato Foggia.
Proprio nel capoluogo dauno Rossi gioca dal 1981 fino al 1987 disputando 151 gare di cui 31 in Serie B mettendo a referto nella sua lunga militanza rossonera ben 4 reti. Conclusa la carriera da giocatore, da il via alla sua lunga carriera tecnica partendo proprio con la primavera rossonera dal 1991 al 1993, passando successivamente in prima squadra che guida dal 1995 al 1996 conclusa però con un’amara retrocessione ma con la promessa di ripotare il suo Foggia la dove merita di essere. Dopo di che il tecnico riminese vive tante altre esperienze sulle panchine di : Pescara, Salerninata con cui vince i playoff di C ed un campionato di B, Genoa, Lecce, Atalanta, Lazio con cui vince una Coppa Italia, Palermo,Fiorentina,Sampdoria,Bologna ed Ascoli, ma cullando in cuor suo il sogno di poter tornare un giorno sulla panchina del suo amato Foggia.
L’occasione arriva nel marzo del 2023,dove guida i rossoneri nell’ultimo mese di campionato che i satanelli chiudono al quarto posto qualificandosi per l’appendice di campionato playoff da cui partano dal secondo turno. Negli spareggi promozione il Foggia si pur con fatica supera prima il Potenza pareggiando nei minuti finali ed accedono cosi alla fase nazionale dove incrociano il Cerginola in quello che sarà un derby storico. Nella gara di andata i rossoneri perdono 4-1, sembra ormai finita l’avventura playoff ed anche quella di Rossi, ma nel ritorno i satanelli nei 10 minuti finali di gara riescono nell’impresa di realizzare ben 3 volando cosi ai quarti di finale dove incrociano il Crotone dell’ex Chiricò.
Contro la corazzata calabrese sulla carta il match sembra scritto, ma nella gara di andata con un gol di Peralta il Foggia riesce ad imporsi 1-0, nel match di ritorno a Crontone i padroni di casa chiudono il primo tempo sul 2-0, ancora una volta sembra ormai finita, invece i satanelli mettono in campo lo stesso cuore del loro allenatore, tanto da chiudere il match sul risultato di 2-2, con di Frigerio e Beretta, centrando cosi la qualificazione per le semifinali, dove incrocia il Pescara. Con la formazione adriatica la gara di andata giocata allo Zacchiera si conclude con il risultato di 2-2, nel return match giocato in Abruzzo al vantaggio biancoazzurro il Foggia risponde in pieno recupero con Rizzo che firma il pari spendendo la gara ai tempi supplementari dove il Pescara passa nuovamente in vantaggio con Desogus,ma ancora una volta viene recuperato dai rossoneri con gol di Markic al 115’, che pareggiando spedisce la qualificazione ai calci di rigore, dove a spuntarla sono i rossoneri, che staccano il pass per la finalissima dove incrociano il Lecco.
La formazione lombarda dopo aver chiuso al terzo posto in campionato con ben 62 punti, nell’appendice di campionato supera l’Ancona, per poi arrestarsi in casa al cospetto del Pordenone che espugna Lecco per 1-0, il match di ritorno sembra scritto ma in realtà non è cosi, perché le aquile lombarde espugnano Pordenone con un sonoro 3-1, raggiungendo cosi le semifinali. Il copione delle semifinali è lo stesso, il Lecco in casa viene superato 1-0 dal Cesena tra le papabili candidate alla vittoria finale dei playoff, me nella gara di ritorno con un gol di Buso, la selezione lombarda porta la gara prima ai tempi supplementari poi ai calci di rigore dove stacca a sua volta il pass per la finalissima. Cosi dopo ben 50 anni di attesa il club manzoniano ha la concreta possibilità di scrivere una pagina importante di storia e forte di questo arriva in una Foggia tutta barda di rossonero che spinge i satanelli nel compiere l’ultimo passo verso la B,il tutto però accompagnato da un dubbio: perché assegnare la direzione di gara ad un arbitro giovanissimo ed inesperto per la partita, per giunta di Bergamo che dista solo 35 km da Lecco? Nonostante i dubbi i satanelli partono forte, tanto che al 7’ passano in vantaggio con Leo, dopo qualche minuto il Foggia reclama un calcio di rigore, ma per il direttore è tutto regolare, i giocatori ed un interno stadio invocano il VAR, che non si fa sentire tanto che il direttore non va neanche al monitor, ed ecco affiorare il primo dubbio.
Il Lecco non si scompone accelera i satanelli decelerano ed al 29’ Pinzauti su calcio d’angolo firma il momentaneo 1-1. Nascono le seconde perplessità sulla direzione di gara, perché da una punizione per un fallo su Bjarkason, viene invece assegnato il l’angolo per il Lecco?, ma nonostante ciò la gara continua ed il primo tempo passa agli archivi con il risultato di 1-1. La ripresa si apre come la prima frazione di gioco, i satanelli schiacciano il Lecco e trovano la rete del vantaggio con Ogunseye, ma la rete incredibilmente viene annulla per una presunta spinta dell’attaccante foggiano, fallo non commesso come dimostrato da tutte le tv nazionali e locali, nasce cosi il terzo dubbio sulla direzione di gara, qualche minuto dopo i rossoneri lamentano un fallo su Frigerio ma per il direttore di gara non ci sono gli estremi per il calcio di rigore, ancora una volta viene invocato il VAR, che non interviene lasciando cadere nel vuoto le proteste rossonere fino ad arrivare al 85’ quando viene assegnato un calcio di punizione al Lecco.
Di calciare se ne incarica Lepore, che dopo aver anche fatto il furbetto spostando il pallone diverse volte senza mai essere redarguito dall’arbitro, realizza la rete del 2-1 che consente al team lombardo di vincere gara 1. Il risultato al netto della prestazione del Lecco, fa scoppiare la rabbia foggiana che certifica i dubbi sul direzione di gara alquanto lacunosa,non a caso in tantissimi e lo stesso Presidente Canonico, si chiedono il perché si astato designato un arbitro bergamasco, quando sarebbe potuto essere designato un arbitro di altre regioni, chiaro il Patron Canonico che a fine gara ha dichiarato “Tanti, troppi, i dubbi sul gol annullato a Ogunseye e sul rigore non concesso a Frigerio. Episodi da rivedere con grande calma, assieme ad altri, pur meno determinanti, ugualmente discutibili, tuttavia nulla è compromesso ed è ancora possibile,ci auguriamo di uscire dallo stadio di Lecco senza ulteriori episodi da rivedere, ma i nostri ragazzi non dovranno mollare mai. Lo hanno già fatto, sono in grado di rifarlo”. Clima dunque arroventato in vista della gara di ritorno, che si preannuncia più combattuta che mai, ma soprattutto una bella gatta da pelare per la Lega di C e soprattutto l’A.I. A. che ora come non mai dovranno dare spiegazioni sulla scelta della direzione arbitrale della gara di andata, che ad ogni modo ha lasciato aperto il match di ritorno a qualunque risultato.







