Intervista a Mamadou Tounkara della Viterbese
Arrivato alla Viterbese dopo il prestito al Michalovce, Mamadou Tounkara (ex Primavera Lazio), classe 1996, ha trovato nel campionato di Serie C la sua dimensione ideale: prima che il Covid-19 fermasse il campionato, Tounkara si era messo in mostra con ventidue presenze e nove centri. E in attesa di tornare sul campo di calcio, si è raccontato ai microfoni di Football Magazine.
Benvenuto su Football Magazine, Mamadou! Inizio col chiederti come hai passato quest’ultimo periodo lontano dal campo di calcio.
“È stata dura per tutti, anche per me. Soprattutto stare lontano dal campo, senza giocare; rispettare le regole però è fondamentale in un periodo del genere, e io non ho mai smesso di farlo”.
Mentre Serie A e Serie B stanno tornando in campo, per molte squadre di Serie C la stagione è ormai finita. Pensi che sia stata la decisione giusta o forse sarebbe potuta riprendere anche la C, seguendo il famoso protocollo del CTS?
“Rispettiamo la decisione, però da una parte credo sia stato un errore. Dopo tre mesi senza calcio, c’era tanta voglia di tornare a giocare, soprattutto per le squadre che stavano inseguendo una possibilità di promozione, come noi ad esempio”.
Nella tua carriera hai provato molte esperienze: la Primavera alla Lazio, poi la Salernitana, l’esperienza all’estero e ora la Viterbese, dove stai disputando un campionato degno di nota. È questa la dimensione di Tounkara o ti aspetti di tornare in Serie B?
“Per queste cose mi affido al mio procuratore e alla società, che ha un progetto ambizioso e che ho sposato subito la scorsa estate. L’esperienza all’estero è stata molto importante per me: uscito da Roma non pensavo di poter trovare posti in cui vivere così bene; ma anche qui in Serie C con la Viterbese sto facendo esperienze che mai avrei immaginato”.
Nel periodo della Primavera con la Lazio, eri in squadra con giocatori che attualmente si mantengono su ottimi livelli, come Strakosha e Cataldi che sono rimasti proprio a Roma, o Keita, passato poi al Monaco in Francia. Cosa ti è mancato rispetto a loro?
“Nel calcio purtroppo la fortuna gioca un ruolo determinante. Come dicono a Roma, a volte “il treno passa una volta sola”, e se non sei abile nello sfruttare quell’occasione, poi può diventare tutto più difficile. In quel gruppo c’è stato chi è salito subito su quel treno, e chi come me, ha invece commesso qualche errore di troppo”.
Quel gruppo è stato l’ultimo a centrare il “triplete Primavera”: anno fortunato o c’è stato un qualcosa in più?
“No, assolutamente, tutto abbiamo avuto tranne che fortuna. Eravamo consapevoli di essere forti, in quegli anni il settore giovanile della Lazio era il migliore in Italia”.
Infatti, in quegli anni Simone Inzaghi iniziava la scalata da allenatore partendo dagli Allievi, per arrivare a giocarsi lo scudetto contro la Juventus. Te lo saresti mai aspettato?
“Onestamente, devo dire di no. La sua mentalità non è cambiata di una virgola, io sono sempre stato a sua disposizione quando mi invitava ad allenarmi con i suoi Allievi, ma non mi sarei mai aspettato di vederlo lì in alto. Sono contento per lui e per ciò che sta facendo”.
Potendo scegliere un compagno di reparto da qualsiasi squadra, con chi sceglieresti di giocare? E perché?
“Domanda davvero difficile! (ride). Per me sarebbe un sogno giocare con Balotelli: era il mio idolo quando ero più piccolo, ora invece siamo diventati amici, mi piacerebbe giocare con lui”.
Il goal più bello che hai segnato finora?
“Senza dubbio quello contro l’Atalanta nella finale del campionato Primavera 2012-2013. Prima della partita ci dissero tutti che stavamo per affrontare il settore giovanile più forte d’Italia, poi in campo riuscimmo ad imporci quasi con facilità. C’era davvero tantissima gente a guardarci, e segnare davanti a Petkovic, allora tecnico della prima squadra, fu per me molto importante”.
Oggigiorno si sente sempre più parlare di una carenza di giovani talenti in Italia. Come fa un ragazzo di Serie D o categorie inferiori, a mettersi davvero in gioco nel calcio che conta?
“In realtà io credo che l’Italia sia piena di talenti del genere. È che non siamo capaci di scovarli. Mi sono sempre promesso che quando lascerò il calcio giocato, inizierò a fare lo scout, andando nei campi di periferia per scovare ragazzi pieni di talento”.
Dulcis in fundo, torniamo a Simone Inzaghi: riuscirà nell’impresa di vincere lo scudetto?
“Sicuramente è difficile, ma non impossibile. I suoi ragazzi sanno di essere vicini alla gloria, e per Simone questo è un vero e proprio sogno. Nessuno mollerà mai un attimo, daranno tutto. Tecnicamente la Juve ha qualcosa in più per quanto riguarda la rosa, potrei farti cinque o sei nomi di assoluto livello: ma senza il resto del gruppo, non si va da nessuna parte. Come mi ripeteva sempre Igli Tare, la Lazio è una squadra umile, e l’umiltà alla fine ripaga sempre”.







