La nazionale cilena mai vincitrice di nulla in Brasile cerca un riscatto storico
Dopo Brasile, Argentina, Uruguay e Messico, il nostro viaggio pre-mondiale continua nel territorio americano e lo facciamo con il Cile, una delle poche selezioni che nel corso della sua storia non hai mai messo un trofeo in bacheca. La Roja, com’è soprannominata, giocò la sua prima partita nel 1910 contro l’Argentina. Partecipò alla prima edizione dei Mondiali di calcio, nel 1930, e fu inserita nel girone A che comprendeva anche Francia, Argentina e Messico. I cileni partirono ottimamente (3-0 al Messico e 1-0 alla Francia), ma si dovettero arrendere ai gauchos (3-1 il risultato finale), perdendo così il primo posto, l’unico utile per avanzare alle semifinali. Guillermo Subiabre firmò ben quattro delle cinque reti totali cilene, l’altra marcatura fu di Carlos Vidal. L’organizzazione del Mondiale 1962 fu assegnata al Cile, nonostante le carenze infrastrutturali ed il terremoto che aveva colpito il paese appena due anni prima. Il sorteggio fu alquanto problematico per il Cile: infatti, capitarono nel loro girone tre compagini europee, l’Italia due volte campione del mondo, la Germania Ovest vincitrice nel1954 e la modesta Svizzera. Ma i cileni seppero sfruttare al meglio il fattore casalingo: proprio gli elvetici furono i primi ad incontrare e ad essere sconfitti dalla Roja (3-1 il punteggio finale).
Il secondo match vedeva Italia e Cile confrontarsi per quello che aveva tutta l’aria di uno spareggio, infatti gliazzurri erano costretti a vincere a causa del pareggio conseguito contro i tedeschi, i cileni potevano permettersi un passo falso, ma il loro ultimo match del girone era proprio contro i tedeschi. Inoltre la partitasi caricò di tensione a causa di alcuni articoli apparsi sul quotidiano Il Resto del Carlino e su La Nazione di Firenze, che denunciavano l’estrema povertà del paese, il sottosviluppo, denutrizione, prostituzione, analfabetismo, alcolismo. L’inizio del match fu violento: colpi proibiti e primo fallo fischiato dopo appena 12″ dall’inizio, dopo sette minuti il primo espulso, Giorgio Ferrini, che mise ko Honorino Landa. Addirittura Ferrini, infuriato, fu portato via in maniera coatta dai Carabineros de Chile, la forza di polizia locale. La partita proseguì tra falli e vendette, tra discussioni e proteste. Al 38º vi fu lo scontro peggiore della partita: il giocatore cileno Leonel Sánchez, che avanzava sulla fascia destra, fu marcato da Mario David che ne provocò la caduta. Mentre il cileno restava a terra, David colpì il pallone e, sullo slancio, lo stesso Sánchez, provocando la furia di quest’ultimo. Infatti, Sánchez (figlio dell’ex campione cileno di pugilato Juan Sánchez) si rialzò repentinamente e sferrò un pugno mancino a David, senza però ricevere alcuna sanzione da parte dell’arbitro.
Passarono pochi minuti ed arrivò prontamente la vendetta: David sferrò un gran calcio addosso a Sanchez, l’arbitro inglese Ken Aston vide tutto e cacciò via dal campo l’italiano. Il Cile, con due uomini in più, non faticò più del necessario a sbarazzarsi dell’Italia (2-0 al 90′ con reti di Jaime Ramírez e di Jorge Toro). Quattro anni dopo, nel mondiale del 1966 in Inghilterra, Italia e Cile si affrontarono di nuovo nel girone eliminatorio. Con un arbitraggio regolare, gli italiani vinsero con il medesimo punteggio con cui avevano perso quattro anni prima, 2-0. Successivamente la Germania Ovest superò il paese ospitante costringendolo a disputare i quarti contro l’URSS, sconfitta però a sorpresa per 2-1. In semifinale il Cile perse con onore (2-4) contro il Brasile del funambolico Garrincha poi campione e qualche giorno dopo superò per 1-0 la Jugoslavia con un gol di Eladio Rojas in zona Cesarini, aggiudicandosi così il terzo posto finale. La Roja arrivò in Germania Ovest dopo un controverso spareggio contro l’URSS. Dopo l’andata disputata regolarmente a Mosca, i sovietici si rifiutarono di giocare all’Estadio Nacional di Santiago del Cile, poiché questo impianto era usato come campo di concentramento da parte di Augusto Pinochet. La FIFA non accolse il reclamo ed il Cile vinse per rinuncia e ottenne così il diritto di disputare la fase finale del torneo. Il Cile esordì contro i padroni di casa della Germania Ovest e venne battuto 1-0 con un gol da lunga distanza di Paul Breitner, successivamente conquistò un prezioso pareggio (1-1) contro la Germania Est, però non riuscì a vincere l’ultima sfida con l’Australia (pareggio senza reti), fallendo così l’accesso alla seconda fase del torneo. A Spagna 1982 arrivò per il Cile il peggior risultato mai conseguito nella propria storia nella Coppa del Mondo.
Tre partite giocate e tre sconfitte, ad opera di Austria (0-1 gol di Schachner), Germania Ovest (1-4 con tripletta di Rummenigge,Reinders e gol della bandiera per i cileni segnato allo scadere da Moscoso) ed Algeria (2-3 dopo che la prima frazione si era conclusa 3 a 0 per gli algerini per la doppietta di Assad ed il gol di Bensaoula, Neira su rigore e Letelier salvarono l’onore cileno). Il commissario tecnico del Cile era Luis Santibanez. Il Cile si qualificò per la fase finale della Coppa del Mondo 1998 arrivando quarta nel difficile girone unico sudamericano, a pari punti con il Perù, ma qualificato grazie ad una differenza reti di +16 contro il -1 dei peruviani. I rossi cileni, guidati da Nelson Acosta, potevano disporre di un attacco stellare con Marcelo Salas ed Ivan Zamorano, in due realizzatori di ben 23 gol dei 32 totali del Cile nel girone eliminatorio. L’inizio del torneo fu esaltante: l’11 giugno a Bordeaux imposero un 2 a 2 all’Italia di Cesare Maldini. Dopo aver subito la rete di Vieri, arrivò la doppietta del “Matador” Salas e solo Baggio, grazie ad un discutibile rigore a cinque minuti dalla fine, risollevò gli azzurri dal baratro. Sei giorni dopo a Saint-Étienne arrivò un altro pareggio, stavolta con l’Austria, per le reti messe a segno da Salas prima (anche se il pallone probabilmente non varcò la linea) e da Vastić allo scadere (strepitosa conclusione di destro all’incrocio dei pali). Ancora un pareggio il 23 giugno a Nantes contro il Camerun, sempre 1-1, frutto dei gol di Sierra nel primo tempo e Mboma al decimo della ripresa. Questo risultato permise ai cileni di avanzare il turno ed affrontare i campioni uscenti del Brasile, anche se la “Roja” fu sconfitta dalle doppiette di César Sampaio e Ronaldo. Salas comunque si prese la soddisfazione di siglare il suo quarto gol nel torneo e gli applausi meritati del pubblico transalpino. Le delusioni dei primi Anni 2000 sono cancellate dalla qualificazione che la squadra di Marcelo Bielsa consegue al campionato del mondo 2010: la Roja si piazza seconda, staccata di un solo punto dal Brasile.
Protagonista di questa fase è il centravanti Humberto Suazo, autore di dieci reti. Il 4 dicembre 2009 il sorteggio per la fase finale inserisce il Cile nel girone H insieme a Spagna, Svizzera e Honduras. Il 16 giugno 2010, il Cile batte l’Honduras tornando a vincere una partita nella fase finale di un Mondiale esattamente 48 anni dopo l’ultimo successo: la seguente vittoria contro la Svizzera, sempre col minimo scarto, e la sconfitta contro la Spagna significano l’accesso agli ottavi di finale. In questo turno si ferma il percorso degli uomini di Bielsa, sconfitti dal Brasile (lo stesso avversario affrontato dodici anni prima) col punteggio di tre a zero. Insieme ad Ecuador e Venezuela, il Cile è una delle tre Nazionali sudamericane a non aver mai vinto il titolo continentale: è però salito sul podio in ben nove occasioni, arrivando secondo per quattro volte (l’ultima delle quali nel 1987, quando in Argentina, fu sconfitto dall’Uruguay) e terzo per cinque (il più recente bronzo risale al 1991 anno in cui il Paese ospitò per la sesta, e finora ultima, volta la competizione). Curiosamente, tra il 1916 e il 1920, ha ottenuto il quarto posto in quattro edizioni di fila.







