I ragazzi di Bearzot nella terra degli attuali campioni del Mondo conquistano il terzo titolo mondiale
Il Mondiale brasiliano ormai bussa alle porte, ancora pochi giorni e poi andrà in scena, intanto il nostro cammino verso di esso fa un’altra importante tappa, meta questa volta è la Spagna dove nel 1982 andò in scena il primo Mondiale dell’epoca “moderna” che vide gli azzurri di Bearzot conquistare il terzo titolo.
Si svolse in Spagna dal 13 giugno all’11 luglio 1982. Fu il primo campionato mondiale in cui le squadre partecipanti furono portate da 16 a 24. Inoltre è tuttora il mondiale ospitato da un’unica nazione che ha visto impiegato il maggior numero di stadi: diciassette. La squadra vincitrice fu l’Italia, che sconfisse 3-1 la Germania Ovest in finale. Dal punto di vista della qualità del gioco espresso e del livello dei suoi protagonisti, nonché del numero di Nazionali di vertice presenti, fu probabilmente uno dei migliori.
Uno dei fattori che contribuirono fu l’allargamento delle squadre partecipanti alla fase finale a ventiquattro; soluzione che, seppure discutibile sul piano organizzativo e illogica sul piano pratico (i gironi a tre del secondo turno erano inevitabilmente formati due da una prima classificata e due seconde e due da due prime e una seconda) permise tuttavia a quattordici squadre europee, tra cui tutte quelle di vertice all’epoca, di partecipare al torneo, cosa che, con la vecchia formula a sedici squadre, era di fatto impedita dalla limitazione per continente.
Nelle edizioni successive a ventiquattro squadre (1986, 1990 e 1994) tali gironcini non saranno più presenti, ma si procederà con l’eliminazione diretta a partire dagli ottavi di finale, qualificandosi alla seconda fase le prime due classificate di ciascun gruppo più le migliori quattro terze (anche in questo caso si creerà un inconveniente, consistente nel fatto che saranno giocate, nella prima fase, trentasei partite per eliminare solamente otto squadre).
L’edizione spagnola del Campionato del Mondo si segnala anche per essere stata la prima a ospitare tutti e cinque i continenti e tutt’e sei le Confederazioni: avverrà di nuovo in Germania nel 2006, (anche se nel 2006, all’atto della fase finale, l’Australia, che aveva giocato le qualificazioni come affiliata OFC, era già passata sotto l’egida AFC) in cui si laureerà di nuovo campione del mondo la nazionale italiana, e nel 2010. Oltre alle quattordici squadre europee (Austria, Belgio, Cecoslovacchia, Francia, Germania Ovest, Inghilterra, Irlanda del Nord, Italia, Jugoslavia, Polonia, Scozia, Spagna, Ungheria e URSS), ai nastri di partenza si allinearono anche due africane (Algeria e Camerun, che toccarono in sorte a quelle che sarebbero divenute le due finaliste del torneo), quattro sudamericane (oltre all’Argentina campione uscente, il sempre presente Brasile, il Cile e il Perù, da qualche edizione ospite fisso del Mondiale), due centro-americane (El Salvador e Honduras), un’asiatica (il Kuwait) e, per la seconda volta, un’oceaniana (la Nuova Zelanda, al suo debutto assoluto, che nel dicembre 1981 aveva vinto lo spareggio di qualificazione contro la Cina, avendo terminato entrambe a pari punti al secondo posto del girone finale misto asiatico-oceaniano).
La Spagna venne scelta il 6 luglio 1966 dalla FIFA come sede del torneo, ben sedici anni prima della manifestazione, in quanto in quell’occasione, per una serie di circostanze, furono scelte le sedi dei Mondiali del 1974, del 1978 e del 1982. All’epoca la Spagna si candidò insieme alla Germania Ovest sia per l’edizione del 1974 che per quella del 1982, successivamente, grazie ad un accordo tra i due paesi per ottenere ciascuna una edizione, gli spagnoli si ritirarono dalla corsa per i mondiali del 1974 e i tedeschi da quella per i mondiali del 1982.
Il clima politico in cui si svolsero quei Campionati era abbastanza disteso, nonostante un tentativo di colpo di stato perpetrato dal colonnello Tejero circa un anno prima, tentativo abortito sul nascere. A riscaldare maggiormente il clima era, semmai, lo stato d’assedio da poco instaurato (dicembre 1981) da Jaruzelski in Polonia per evitare l’invasione sovietica e soprattutto il conflitto in corso (aprile-giugno 1982) tra britannici ed argentini per il possesso delle isole Malvinas o Isole Falkland che, nato per iniziativa della dittatura sudamericana in declino, vide compattare intorno alle due contendenti il rispettivo orgoglio nazionale.
La principale novità, come detto, fu costituita dall’aumento delle partecipanti europee, cosa che permise di avere presenti al torneo tutte le migliori nazionali del mondo e gli interpreti migliori del calcio di quel tempo.
Fuori dalla lotta di qualificazione la Spagna perché Paese ospitante, l’Inghilterra arrivò al mondiale assieme all’Ungheria, nonostante una sconfitta contro la Norvegia. Scozia e Irlanda del Nord fecero nel loro girone di qualificazione vittime illustri come Svezia e Portogallo. La Polonia (già terza nel 1974) andò a battere, nei giorni dello stato d’assedio, la Germania Est a Berlino, qualificandosi a sue spese. Anche la Germania Ovest (Campione del mondo nel 1974 e Campione d’Europa in carica) e l’Austria (che disputò il Mondiale 1978) si qualificarono assieme nel proprio girone, mentre Francia e Belgio (secondo agli Europei 1980) eliminarono Paesi Bassi ed Irlanda.
Qualificazione senza problemi per URSS (Campione Europeo nel 1960) e Cecoslovacchia (Campione Europeo nel 1976). L’Italia, autrice di quattro vittorie per 2-0 nel proprio girone di qualificazione contro, nell’ordine, Grecia, Danimarca, Lussemburgo e Jugoslavia, si qualificò proprio con quest’ultima con una giornata d’anticipo. L’andamento complessivo degli azzurri però suscitò più di una perplessità, come l’1-1 di Torino contro la Grecia che permise alla Nazionale italiana di qualificarsi.
Quanto al Sudamerica, nessuna sorpresa per Brasile, Perù (già presente nella precedente edizione) e Cile, mentre l’Argentina, campione in carica, era qualificata di diritto al pari della Spagna ospitante.
Novità vennero dal resto del mondo: in Asia il Kuwait ottenne la sua prima (e finora unica) partecipazione ai Mondiali; dalla CONCACAF provennero El Salvador (già presente a Messico ’70) e Honduras (esordiente assoluta), qualificatesi a spese del colosso dell’area, il Messico. Altre matricole provennero dall’Africa (Algeria e Camerun) e dall’Oceania (Nuova Zelanda), che espresse per la seconda volta (dopo l’Australia nel 1974) una propria squadra alla fase finale dei Mondiali.
La prima sorpresa del campionato arrivò nella giornata inaugurale. Il Belgio, il cui tecnico Guy Thys aveva fatto del catenaccio e contropiede l’arma principale di gioco, imbrigliò le iniziative di Maradona, gli bloccò i riferimenti e al momento opportuno colpì: i belgi batterono così l’Argentina per 1-0. Altra sorpresa fu la vittoria dell’Algeria sulla Germania Ovest di Rummenigge per 2-1. Mattatore della gara fu Rabah Madjer, che avrebbe poi vinto il Pallone d’Oro africano e la Coppa dei Campioni 1986-1987 con il Porto.
Se la vittoria iniziale valse al Belgio il primo posto finale del girone proprio davanti all’Argentina, stessa sorte non arrise agli algerini, i quali vennero eliminati per differenza reti sfavorevole rispetto a quella di Germania e Austria. Proprio l’incontro fra queste due formazioni vide i tedeschi vincere per 1-0 ed esibirsi con la squadra alpina in una melina per il resto della gara. Il fatto, che richiama un episodio simile avvenuto quattro anni prima in Argentina, ebbe tanta eco (la gara fu soprannominata Patto di non belligeranza di Gijón) che venne ristabilita la contemporaneità delle ultime partite dei gironi eliminatori a partire dall’edizione del 1986 per evitare risultati di comodo. Nel gruppo 3 (quello di Belgio ed Argentina), si registrò il record di gol segnati da una squadra in una sola partita della fase finale dei campionati del mondo: a detenerlo ancora oggi è l’Ungheria che batté El Salvador per 10-1. Questa partita è anche al secondo posto di tutti i tempi per reti realizzate in una partita del mondiale: ben 11, raggiunti da un Ungheria-Germania Ovest 8-3 e superati unicamente da un Austria-Svizzera 7-5, giocate entrambe al Campionato mondiale di calcio 1954.
La Spagna, capitata nel gruppo 5 con Jugoslavia, Irlanda del Nord e Honduras, faticò più del previsto a qualificarsi. Il gruppo venne vinto a sorpresa dall’Irlanda del Nord, che schierò quello che ancora oggi è il calciatore più giovane in assoluto ad aver giocato la fase finale dei mondiali: Norman Whiteside (classe 1965, all’epoca 17 anni). Gli iberici furono infatti costretti al pareggio per 1-1 dagli honduregni e vinsero di misura sulla Jugoslavia per 2-1.
Senza scossoni il gruppo dell’Inghilterra, capitata insieme a Francia, Cecoslovacchia e Kuwait. Considerato alla vigilia il girone più difficile, gli inglesi lo vinsero a punteggio pieno, seguiti dai francesi. Proprio in questo gruppo si segnala l’evento più curioso, durante l’incontro tra Francia e Kuwait, il gol del 4-1 dei Bleus di Alain Giresse scatenò notevoli proteste in campo: i difensori del Kuwait si erano infatti fermati sentendo un fischio proveniente dagli spalti ed attribuendolo erroneamente all’arbitro; Giresse, con la difesa praticamente ferma, non ebbe difficoltà a battere il portiere avversario. Lo sceicco Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah (presidente della KFA) scese però in campo per contestare la decisione arbitrale: in seguito alla minaccia di ritiro della squadra dal campo, l’arbitro sovietico Stupar decise dunque di annullare il gol. La Francia vinse comunque 4-1, con l’ultima marcatura di Maxime Bossis. Lo sceicco morirà otto anni dopo, il primo giorno dell’invasione irachena del Kuwait.
Quasi tutto agevole per il Brasile, sorteggiato insieme ad URSS, Scozia e Nuova Zelanda. La prima partita fu contro i sovietici, che passarono in vantaggio per primi grazie a uno svarione del portiere Valdir Peres. Per ribaltare il vantaggio iniziale ci vollero molta fatica e due reti da fuori area di Éder e Sócrates nel secondo tempo. Nella norma le vittorie per 4-1 contro la Scozia e quella per 4-0 contro la Nuova Zelanda. Si qualificarono anche i sovietici, che approfittarono della miglior differenza reti nei confronti della Scozia.
Il gruppo dell’Italia, guidata da Enzo Bearzot, capitata insieme a Polonia, Camerun e Perù, si rivelò il vero “gruppo di ferro”. Gli azzurri giunsero in Spagna fra mille polemiche ed incognite, non ultimo un Paolo Rossi reduce dalla squalifica di due anni per il noto scandalo del calcio-scommesse. Bearzot era inoltre contestato dalla stampa per aver escluso dalla rosa Beccalossi e Pruzzo. In particolare, i giornali romani premevano per un più marcato utilizzo dei giocatori della Roma, data la visibilità che la squadra aveva raggiunto sotto la presidenza di Dino Viola. Bearzot rimase però fedele al blocco-Juventus, che già gli aveva dato soddisfazioni nel precedente Campionato del Mondo.
L’Italia partiva sfavorita: un sondaggio Gallup svolto in 19 Paesi evidenziò che solo l’1% degli intervistati aveva fiducia in un’Italia campione del mondo. L’impressione venne confermata dai tre pareggi racimolati nelle prime tre partite: l’esordio con la Polonia si concluse con uno 0-0. L’incontro con i peruviani andò leggermente meglio: primo tempo a favore dell’Italia, che giocò sciolta ed andò in vantaggio con Conti. Nel secondo tempo, Causio sostituì Rossi, gli azzurri calarono di tono ed il Perù ebbe il sopravvento. Il pareggio arrivò nel finale, all’83º minuto, su tiro di Diaz con una decisiva deviazione di Collovati. La qualificazione arrivò sul filo del rasoio nell’ultima partita contro il Camerun: bastava un pareggio per eliminare gli africani per il numero di reti segnate ed infatti finì 1-1 (gol di Graziani e M’Bida).
I risultati della prima fase però portarono alla seguente situazione: in ragione del secondo posto (del tutto inaspettato) delle teste di serie Spagna, Argentina ed Italia, i padroni di casa approdarono nel gruppo B con Inghilterra e Germania Ovest, mentre le altre due vennero destinate al gruppo C assieme al Brasile. Di contro, i gruppi A (Polonia, URSS e Belgio) e D (Francia, Irlanda del Nord ed Austria) apparivano meno duri, anche se equilibrati.
In totale, rimasero a contendersi il titolo dieci squadre europee (sulle 14 iniziali) e due sudamericane, almeno una delle quali destinata a sicura eliminazione. Il regolamento prevedeva che la prima partita fosse giocata dalle due squadre con lo stesso piazzamento nel gruppo della prima fase. La terza squadra avrebbe giocato prima contro la perdente del primo incontro e poi contro la vincente. In caso di parità, si sarebbe fatto ricorso al sorteggio (applicato per il solo gruppo B).
Nel gruppo D, la Francia batté 1-0 l’Austria, di fatto ipotecando il passaggio alle semifinali. La Polonia fece lo stesso nel gruppo A, battendo 3-0 il Belgio e dimostrando ai sovietici che il discorso qualificazione era ancora aperto. Nel gruppo B si segnalò un combattuto 0-0 fra Germania Ovest ed Inghilterra, mentre nel gruppo C l’Italia fin lì criticata dalla stampa (e talvolta quasi insultata, tanto che Bearzot rispose con l’imposizione ai suoi del silenzio-stampa, con la sola eccezione del capitano Zoff) batté l’Argentina per 2-1.
La seconda partita contribuì a determinare le quattro semifinaliste: nel gruppo D, Austria ed Irlanda del Nord pareggiarono 2-2, di fatto eliminandosi a vicenda; nel gruppo B, la Spagna perse per 2-1 contro i tedeschi-occidentali; nel gruppo A, l’URSS vinse 1-0 con il Belgio, che resistette a lungo e contribuì a rovinare ai sovietici la differenza reti con la Polonia; nel gruppo C, infine, il Brasile pose definitivamente fine al cammino mondiale dell’Argentina battendola 3-1.
Nell’ultima tornata, la Francia ribadì la propria superiorità nel gruppo battendo 4-1 i nordirlandesi, contenti della ribalta acquisita al pari dell’Austria. Più carica di tensione la partita fra Polonia ed URSS, che si teneva sette mesi dopo la proclamazione dello stato d’assedio a Varsavia: i polacchi organizzarono delle vere e proprie barricate (Boniek rimediò una ammonizione che gli avrebbe fatto saltare la semifinale) e riuscirono a fermare i sovietici sullo 0-0, guadagnando l’accesso alla fase successiva. Il gruppo B finì come era iniziato: spagnoli ed inglesi conclusero sullo 0-0, laddove all’Inghilterra sarebbe servito vincere con almeno due gol di scarto. Spagnoli fuori dal Mondiale, inglesi eliminati senza avere mai perso una partita e con un solo gol al passivo.
L’ultima partita, più difficile, vedeva impegnate Brasile ed Italia, con gli azzurri costretti a vincere per poter passare il turno. La partita fu ricca di emozioni, con la Seleção votata all’attacco e un’Italia abile a sfruttare i contropiedi: vantaggio per gli azzurri dopo solo cinque minuti con un redivivo Paolo Rossi, poi rientrato sette minuti dopo con il pareggio di Sócrates; nuovo vantaggio italiano sempre di Rossi che sfrutta un errore di Júnior al 25º. Gentile intanto fu costretto a una rigida marcatura su Zico, il più pericoloso fra i verde-oro, ottenendo una ammonizione che gli avrebbe poi fatto saltare la semifinale. Nel secondo tempo, pareggio del Brasile al 69º con Falcão, ma al 74º Rossi segna il terzo gol. Gli ultimi minuti della partita furono contraddistinti da un gol annullato ad Antognoni per un’erronea segnalazione di fuorigioco del guardalinee, e dalla parata sulla linea di porta di Dino Zoff su colpo di testa di Oscar. Il risultato finale fu di 3-2 per l’Italia ed il Brasile venne eliminato. Fu un’autentica disfatta per i giocatori verdeoro, che fino a quel momento erano così sicuri di passare il turno al punto di aver già prenotato l’albergo a Madrid: questa partita, infatti, sA giocarsi la Coppa restarono quattro squadre europee: Francia, Germania Ovest, Italia e Polonia. La prima semifinale vedeva nuovamente contro italiani e polacchi: al contrario della partita della prima fase, gli azzurri dominarono gli avversari, battuti per 2-0 (doppietta di Rossi, giunto a cinque reti in appena due partite).
La seconda semifinale fra Germania Ovest e Francia fu più spettacolare: all’iniziale vantaggio tedesco di Littbarski rispose Platini su rigore. Uno sgradevole episodio vide coinvolto il portiere tedesco Schumacher che, dopo aver atterrato il francese Battiston al limite dell’area e avergli provocato la rottura di due denti e l’incrinatura di un paio di vertebre, si mise a fare esercizi di stretching davanti ai tifosi francesi. La partita proseguì fino ai tempi supplementari, dove la Francia si portò sul 3-1. La Germania riuscì a recuperare lo svantaggio prima con Rummenigge e poi con una rovesciata di Fischer. Per la prima volta nella storia dei Mondiali, una partita si decise ai rigori: a spuntarla fu la Germania Ovest per 5-4.
sarà ricordata dai brasiliani come la tragedia del Sarriá. a finale per il terzo posto di Alicante vide la Polonia battere la Francia per 3-2.
L’11 luglio 1982 andò dunque in scena la finale fra Germania Ovest e Italia. Bearzot dovette riadattare la squadra in seguito alla indisponibilità di Antognoni e all’infortunio, dopo appena otto minuti di gioco, occorso a Graziani a causa di uno scontro con la difesa tedesca. Prevalenza italiana nel primo tempo, anche se Cabrini perse l’occasione per passare in vantaggio sbagliando un rigore. La ripresa vide un calo della squadra tedesca, di cui approfittò per primo Rossi su cross di Gentile.
Dopo un tentativo di pareggio di Hrubesch, gli azzurri raddoppiarono con un tiro dal limite dell’area di Tardelli, il cui urlo di gioia divenne una icona di quei Campionati del Mondo e delle successive avventure della nazionale italiana. Altobelli segnò la rete del 3-0, seguita dal punto d’onore di Breitner. Altobelli fece poi posto all’88º a Causio, ricompensato con la passerella mondiale per i suoi meriti.
L’enfasi del telecronista italiano non fu casuale, in quanto scandì proprio per tre volte consecutive la proclamazione del terzo titolo di campione del mondo della Nazionale italiana. Le immagini televisive che giunsero da Madrid mostrarono l’arbitro brasiliano Coelho inseguire il pallone nelle ultime fasi di gioco, fino a prenderlo e sollevarlo con le braccia in alto mentre emetteva il triplice fischio finale. Altre immagini di quel mondiale che rimangono tuttora impresse nella memoria sono, oltre al citato urlo di Tardelli, Zoff che prende la Coppa del Mondo dalle mani del re di Spagna e la alza fiero (Renato Guttuso ne farà poi un quadro), il Presidente della Repubblica Sandro Pertini che esulta con entusiasmo a ogni rete degli Azzurri, lasciandosi scappare un “non ci prendono più” dopo il gol del 3-0, e lo stesso Presidente che gioca a scopone scientifico in coppia con Zoff contro Causio e Bearzot, durante il viaggio di ritorno in Italia, sull’aereo presidenziale, assieme alla Coppa.







