Road to Brasil: Uruguay 1930

di Davide PITEO | 23 aprile 2014

In Uruguay nell’ormai lontano 1930 va in scena il primo Mondiali di calcio

Dopo aver illustrato la storia della Coppa del Mondo, partendo dalla Rimet ed arrivano fino alla Fifa, il nostro cammino è proseguito percorrendo la storia della Nazionale brasiliana, dalle origini fino al presente, ora la terza tappa del nostro viaggio di avvicinamento ai Mondiali prossimi si ferma in Uruguay, dove nel 1930 si giocò la prima edizione dei Mondiali. La FIFA assegnò l’organizzazione del torneo all’Uruguay per celebrare il centenario della Costituzione uruguaiana, nata nel 1830, tutte le partite si disputarono nella capitale, Montevideo. La maggior parte allo Stadio del Centenario, costruito appositamente per l’evento. Tredici Nazionali, sette  provenienti dal Sud America, due dal Nord America e quattro dall’Europa,  presero parte al campionato. Le squadre furono suddivise in quattro gruppi, in ognuno dei quali la vincitrice si sarebbe qualificata direttamente alle semifinali. In finale, davanti ad un pubblico di 93.000 spettatori, l’Uruguay ebbe la meglio sull’Argentina vincendo per 4-2 e si laureò campione del mondo, replicando il titolo olimpico conquistato nel 1928.

La manifesta­zione ebbe un grande suc­cesso finanziario e sportivo, ma lasciò lo strascico della rappresaglia. Dalla fondazione della FIFA, nel 1904, nacque l’idea di realizzare un torneo mondiale per nazioni. Tuttavia, l’organismo appena fondato non poteva contare sulle risorse e sulle strutture necessarie per un simile evento. Fu così che chiese appoggio al CIO, che nel 1906 incluse il calcio tra le discipline presenti nei suoi eventi sportivi. Nel 1928 venne decisa dal Congresso della FIFA, riunitosi ad Amsterdam, l’istituzione di un nuovo torneo che avrebbe coinvolto le nazionali di tutto il mondo. Diversi paesi europei si candidarono per la sua organizzazione (Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Spagna e Svezia), insieme all’Uruguay.  presidente della FIFA Jules Rimet sosteneva il paese sudamericano, che avrebbe festeggiato il centenario del Giuramento della Costituzione il 18 luglio 1930. L’Uruguay, che aveva vinto l’oro olimpico nei tornei del 1924 e del 1928, prevedeva come pezzo forte nella propria candidatura la costruzione di un nuovo stadio e inoltre le autorità uruguaiane promisero di rimborsare le spese a tutti i paesi partecipanti. Vedendo l’Uruguay favorito, i Paesi europei ritirarono le loro candidature. Al congresso della FIFA tenutosi a Barcellona nel 1929 la scelta, unanime, cadde proprio sull’Uruguay.

Tutte le partite si giocarono a Montevideo, in tre stadi: Centenario, Pocitos e Gran Parque Central. In realtà l’intenzione degli organizzatori era quella di fare disputare tutte le partite allo stadio del Centenario, costruito appositamente per l’evento e per la celebrazione del centenario dell’indipendenza uruguaiana. Progettato da Juan Scasso, fu lo stadio principale del torneo, ribattezzato da Jules Rimet il Tempio del calcio. Con una capacità di 90.000 spettatori, era il più grande stadio di calcio situato fuori della Gran Bretagna Vi si disputarono 10 dei 18 incontri, incluse entrambe le semifinali e la finale. n non impeccabile piano costruttivo e i ritardi causati dalle insistenti piogge cadute a Montevideo fecero sì che lo stadio, a cinque giorni dall’inizio del Mondiale, non fosse ancora pronto. Gli organizzatori si trovarono spiazzati e furono obbligati a scegliere altri stadi per le prime partite: il Pocitos e il Gran Parque Central, usati rispettivamente dal Peñarol e dal Nacional. Il Centenario fu inaugurato al sesto giorno, il 18 luglio, per l’esordio dell’Uruguay e da quel momento fu utilizzato per tutte le restanti partite. La prima Coppa del Mondo fu l’unica senza qualificazioni.

Ogni paese affiliato fu invitato e la conferma della partecipazione scadeva il 28 febbraio 1930. L’iniziativa suscitò molto interesse nelle Americhe: vi parteciparono Argentina, Brasile, Bolivia, Cile, Messico, Paraguay, Perù e Stati Uniti per un totale di nove squadre (compreso l’Uruguay). Già pochi giorni dopo il Congresso di Barcellona del 1929 sorsero i primi problemi: per motivi legati alla distanza e al costo del viaggio oltreoceano molte squadre europee declinarono l’invito, non volendosi sobbarcare la traversata atlantica. L’Austria, la Svizzera e la Cecoslovacchia, le quali si fregiavano di rappresentative molto competitive, negarono la loro adesione accam­pando il rifiuto da parte delle so­cietà a pagare gli stipendi ai giocatori selezionati. L’Italia, fresca vincitrice della Coppa Internazionale, non partecipò e nacquero così forti polemiche con i dirigenti uruguaiani che terminarono solamente dopo la Seconda guerra mondiale. La federazione italiana non chiarì le ragioni della propria de­fezione e la stampa sudamericana scrisse in seguito che i motivi erano da ricercarsi nelle possibili ripercussioni e reazioni a quello che, a loro modo di vedere, era un tentativo di saccheggio architettato dalle società italiane ai danni del calcio sudamericano, avvalendosi della doppia nazionalità dei giocatori di origine italiana per sottrarre talenti naturalizzandoli come italiani e utilizzandoli poi anche in nazionale. Scozia e Inghilterra rifiutarono addirittura per questione di principio: dato che il calcio era nato dalle loro parti, non vedevano di buon occhio una manifestazione del genere, tanto che, ritenendosi già Campioni del Mondo a prescindere rifiutarono gli inviti anche ai mondiali del 1934 e del 1938. Così, prima del termine stabilito per febbraio 1930 nessuna squadra europea aveva accettato l’invito.

Nel tentativo di ottenere qualche partecipazione da parte delle squadre europee, la Federazione calcistica dell’Uruguay spedì una lettera di invito alla Football Association inglese, sebbene le Home Nations non fossero membri della FIFA all’epoca. Questa fu respinta dal comitato della FA il 18 novembre 1929. Le argomentazioni delle assenze includevano anche la crisi economica avvenuta l’ultimo anno. Due mesi prima dell’inizio del torneo ancora nessuna squadra europea aveva ufficialmente confermato la propria presenza. Grazie all’intervento conclusivo di Jules Rimet quattro squadre europee fecero il viaggio via nave: Belgio, Francia, Romania e Jugoslavia. I rumeni, allenati dal capitano Rudolf Wetzer e da Octav Luchide, sotto la direzione del selezionatore Constantin Rădulescu, presero parte alla competizione in seguito all’interessamento di Magda Lupescu, amante e futura moglie del nuovo Re Carlo II. Fu proprio Carlo II ad occuparsi della selezione della squadra e a negoziare con i datori di lavoro per assicurare ai giocatori che avrebbero mantenuto il loro impiego una volta di ritorno dal Mondiale. I francesi accolsero l’invito finale di Jules Rimet, il quale si impegnò personalmente riguardo ai permessi da concedere per i calciatori che dovevano assentarsi per 60 giorni ma né l’attaccante Manuel Anatol (uno dei calciatori più rappresentativi) né l’allenatore Gaston Barreau partirono per la spedizione. I belgi parteciparono solo dopo le pressioni del vicepresidente della FIFA Rudolf Seedrayers. l Conte Verde, piroscafo italiano, salpò da Genova per le Americhe e trasportò le comitive rumena, francese e belga insieme ad altri normali passeggeri. I rumeni salirono proprio a Genova, i francesi da Villefranche-sur-Mer il 21 giugno 1930 e i belgi si imbarcarono a Barcellona.Il Conte Verde trasportò anche Rimet, la Coppa del Mondo ,custodita nella cassaforte di bordo  e tre arbitri europei: i belgi Jean Langenus e Henri Christophe, insieme al francese John Balway. I brasiliani salirono quando la nave arrivò a Rio de Janeiro il 29 giugno, per poi arrivare in Uruguay il 4 luglio. Gli jugoslavi viaggiarono nella nave a vapore Florida da Marsiglia.

Sempre sul Conte Verde, i calciatori si allenavano sui ponti di bordo spedendo i palloni in mare e recando fastidio ai passeggeri. e tredici squadre furono divise in quattro gruppi, uno di quattro squadre e gli altri con solamente tre. Ogni gruppo si svolgeva come girone all’italiana, con l’assegnazione di due punti per la vittoria e uno per il pareggio. Se due squadre avessero terminato il girone al primo posto con gli stessi punti si sarebbe disputato uno spareggio, ma ciò non fu necessario. Le quattro vincitrici passavano alle semifinali. Per gli incontri ad eliminazione diretta erano previsti i tempi supplementari, ma anche in questo caso non ce ne fu bisogno. Uruguay, Argentina, Brasile e Stati Uniti vennero considerate teste di serie. Il sorteggio si tenne a Montevideo solamente quando tutte le nazionali arrivarono. Le prime due partite – iniziate in contemporanea il 13 luglio alle ore 15:00 – della storia dei mondiali furono Francia-Messico (4-1) e Stati Uniti-Belgio (3-0). Lucien Laurent, per la Francia, fu l’autore della prima rete in assoluto nella storia dei mondiali di calcio. Il Gruppo 1 era l’unico composto da quattro squadre: Argentina, Cile, Francia e Messico. Due giorni dopo la vittoria iniziale contro il Messico, i francesi si trovarono di fronte la favorita del girone: l’Argentina. Gli infortuni bloccarono i francesi: il portiere Thépot fu costretto ad abbandonare il campo dopo 20 minuti e Laurent, dopo un intervento di Luis Monti, zoppicò per tutto il resto della partita.

Tuttavia, gli europei capitolarono solamente all’81º minuto, quando lo stesso Monti segnò su calcio di punizione dai 25 metri. La partita fu caratterizzata da un episodio controverso: l’arbitro Almeida Rêgo erroneamente fischiò la fine con sei minuti di anticipo, proprio mentre l’attaccante francese Langliller andava in rete. Solamente l’invasione di campo e le proteste del pubblico e dei dirigenti francesi convinsero il direttore di gara a far giocare i sei minuti rimanenti, se bene la Francia avesse giocato per la seconda volta in 48 ore, il Cile non era ancora sceso in campo. I sudamericani affrontarono il Messico il giorno seguente, vincendo agevolmente per 3-0. ella seconda partita dell’Argentina, contro il Messico, fu fischiato il primo calcio di rigore del torneo. Secondo quanto riportato da John Langenus — arbitro della finale e testimone oculare del match furono assegnati in totale cinque penalty, tre dei quali controversi, nell’incontro diretto occasionalmente dal commissario tecnico della Bolivia Ulises Saucedo. Il dischetto fu inoltre piazzato ad oltre 14 metri dalla porta, invece degli 11 regolamentari: dei cinque rigori calciati solo uno fu trasformato. Guillermo Stábile realizzò una tripletta al suo debutto e l’Argentina vinse 6-3 nonostante l’assenza del capitano Manuel Ferreira, ritornato a Buenos Aires per sostenere un esame di giurisprudenza. Si fece notare anche Zumelzú con una doppietta. La qualificazione fu decisa nell’ultima partita del girone, giocata tra argentini e cileni il 22 luglio. Stábile riconfermò le sue doti da goleador, siglando in apertura due reti. Al 15′ minuto il Cile accorciò le distanze con Subiabre che eluse l’intervento di Monti e sfruttò un errore del portiere Bossio.La partita fu segnata da una rissa scatenata da un fallo di Monti su Arturo Torres.

Sul campo e sugli spalti si accese una ba­garre generale con pugni, sputi e calci fra i giocatori e disordini sulle tribune sedata con molta fatica dalla polizia a cavallo. Nel finale di gara Evaristo batté per la terza volta Cortés, considerato il miglior portiere del torneo. L’Argentina vinse 3-1 e ottenne un posto alle semifinali. Il secondo gruppo era formato da Brasile, Bolivia e Jugoslavia. La testa di serie Brasile convocò una squadra formata interamente da calciatori del Campionato Carioca, ad eccezione di Araken del Santos militante nel Campionato Paulista. La Seleção, la cui vittoria nel girone era considerata scontata, perse inaspettatamente la partita inaugurale per 2-1 contro la Jugoslavia, che risultò in seguito vincitrice del girone. La selezione slava contava diversi calciatori emigrati e richiamò dalla Francia Beck, Stefanović e Sekulić. L’ala destra Tirnanić, che ricoprì poi per lungo tempo il ruolo di sele­zionatore della nazionale, e Marjanović erano tra i più dotati e il portiere Jakšić si se­gnalò fra i migliori del torneo. Successivamente la Bolivia, che non aveva ancora mai vinto una gara internazionale, scese in campo sempre contro gli europei. I sudamericani indossarono per l’occasione delle magliette particolari ognuna delle quali decorata con una lettera  che, con la squadra allineata, mostravano “Viva Uruguay” in segno di tributo verso i padroni di casa. Il gesto non fu di buon auspicio, ed entrambe le partite dei boliviani si conclusero con due pesanti sconfitte.

Contro la Jugoslavia riuscirono a mantenere la partita in parità per un’ora, ma al fischio finale il tabellino segnava 4-0. Diversi gol dei boliviani furono annullati. La partita venne giocata alla temperatura di -10°.Contro il Brasile, nell’ultima gara, ininfluente dato che entrambe le squadre erano eliminate, il punteggio era 1-0 per il Brasile all’intervallo. Durante i primi 45 minuti ci fu confusione tra i giocatori in campo, che portavano magliette dello stesso colore. Ulises Saucedo fece rientrare dagli spogliatoi i suoi con un’altra divisa; nel secondo tempo i brasiliani segnarono altre tre reti, due delle quali ad opera dell’atleta polisportivo Preguinho. I padroni di casa dell’Uruguay, considerati gli assoluti favoriti per la conquista del titolo davanti ad Argentina e Brasile, formavano con Perù e Romania il Gruppo 3. Nella partita iniziale Romania-Perù ci fu la prima espulsione, quella del peruviano Plácido Galindo al 70º minuto. I rumeni sfruttarono il vantaggio numerico, segnando due gol negli ultimi minuti, e vinsero per 3-1. Questa partita è anche ricordata per essere stata quella con il minor pubblico di tutta la storia dei mondiali. Gli spettatori ufficialmente 2.549 unità furono, in realtà, circa 300. Prima del debutto, gli uruguaiani si sottoposero a quattro settimane di rigido allenamento e furono costretti a condurre una vita spartana. Il portiere Mazali (già due volte campione olimpico), sorpreso dal selezionatore Suppici al rientro notturno da una visita alla moglie, fu escluso dalla rosa per non aver rispettato il coprifuoco. Il suo posto fu preso da Ballesteros. A causa dei ritardi durante la preparazione dello Stadio del Centenario, il debutto dell’Uruguay fu posticipato a cinque giorni dopo l’inizio dei mondiali. L’inaugurazione dell’impianto, esattamente 100 anni dopo la nascita della Costituzione uruguaiana, fu preceduta da una cerimonia celebrativa per il centenario della Repubblica.

I padroni di casa vinsero di misura contro il Perù. L’1-0 venne giudicata una prestazione scadente dalla stampa di casa, mentre in Perù i giornalisti lodarono i loro calciatori. L’Uruguay sconfisse poi facilmente la Romania, con il risultato di 4-0 completamente maturato nel primo tempo, ed approdò alle semifinali. Gli Stati Uniti, che annoveravano tra le loro file diversi calciatori britannici emigrati, dominarono il quarto gruppo con due chiare vittorie su Belgio e Paraguay. I calciatori americani, molti dei quali esordienti, erano soprannominati lanciatori del peso per la loro stazza fisica imponente. Nella prima partita sconfissero, con l’inatteso risultato di 3-0, i belgi. Il quotidiano uruguaiano Imparcial scrisse: “la larga vittoria degli americani ha veramente sorpreso gli esperti. I belgi – che dovettero rinunciare a Raymond Braine, uno dei migliori, per le diatribe sorte con le società professionistiche in patria, invece si lamentarono delle condizioni del campo di gioco e delle decisioni arbitrali, reclamando un fuorigioco sul secondo gol. Il secondo incontro del girone Stati Uniti-Paraguay (3-0), giocato in condizioni di vento proibitive, registrò la prima tripletta del torneo, realizzata da Bert Patenaude. Con gli Stati Uniti già qualificati, la partita finale era inutile. I paraguaiani vinsero per 1-0 contro i belgi.

Le quattro vincitrici dei gironi (Argentina, Jugoslavia, Uruguay e Stati Uniti) passarono alle semifinali, le quali terminarono con lo stesso punteggio. La prima fu giocata il 26 luglio fra Argentina e Stati Uniti allo Stadio del Centenario, il cui campo era allagato dalla pioggia. Fu una partita violenta. Gli americani persero il centrocampista Raphael Tracy, che si ruppe una gamba dopo 10 minuti di gioco. Il primo tempo si chiuse con l’Argentina avanti 1-0 grazie a un gol di Monti realizzato al 20º. Nella seconda frazione di gioco gli americani furono sconfitti dai veloci attaccanti dell’albiceleste. Il match si concluse con il risultato di 6-1.L’altra semifinale tra Uruguay e Jugoslavia si svolse il giorno seguente. Gli slavi passarono in vantaggio dopo pochi minuti con la marcatura di Vujadinović. In 15 minuti l’Uruguay ribaltò il risultato, portandolo sul 2-1. Verso la metà del primo tempo la Jugoslavia si vide annullare un gol per un dubbio fuorigioco. Con altre quattro reti, i padroni di casa fissarono il punteggio sul 6-1. Il protagonista fu Pedro Cea che si distinse per una tripletta. La tradizionale finale per il 3º e 4º posto fu istituita solamente al campionato mondiale del 1934. Così la Coppa del Mondo del 1930 è l’unica senza questo incontro, sempre disputato tra le semifinali e la finale. Alcune fonti, in modo particolare il bollettino FIFA del 1984, fecero intendere l’esistenza di un incontro valevole come finale per il 3º e 4º posto, vinto per 3-1 dalla Jugoslavi. Secondo altri pareri, invece, l’incontro era in programma, ma non venne disputato. Stando a quanto scritto dal giornalista uruguaiano Hyder Jawad nel suo libro Four Weeks In Montevideo: The Story of World Cup 1930, pubblicato nel 2009, la Jugoslavia si rifiutò di giocare perché non digerì l’arbitraggio della semifinale considerato non imparziale contro i padroni di casa.

Una commissione tecnica della FIFA riportò nel 1986 tutti i ranking di tutte le squadre che avevano partecipato alle precedenti edizioni del mondiale: in questa graduatoria gli Stati Uniti sono terzi e la Jugoslavia è quarta, come vengono tuttora considerata. Nel 2010 il figlio di Kosta Hadži, capo delegazione ai mondiali del 1930 e vicepresidente della Federazione calcistica della Jugoslavia all’epoca, dichiarò che la Jugoslavia, come squadra, fu premiata con una medaglia di bronzo, conservata ancora oggi dalla famiglia Hadži. Sempre secondo Hadži, la Jugoslavia venne considerata terza perché perse la semifinale contro i futuri campioni dell’Uruguay. L’origine e l’autenticità di questa medaglia non sono ancora state ufficialmente riconosciute. Le vittorie di Uruguay ed Argentina nelle semifinali portarono le due formazioni in finale. Solo due anni prima le stesse squadre, in occasione della ripetizione della finale delle Olimpiadi del 1928, furono protagoniste di quella che all’epoca fu definita “la più bella partita di calcio di tutti i tempi”, vinta dalla Celeste per 2-1. La finale del mondiale si giocò il 30 luglio allo Stadio del Centenario, sotto una nevicata, evento rarissimo a Montevideo. Il porto di La Plata era in fermento, fugando così ogni dubbio su quanto il pubblico fosse coinvolto dal torneo. Le dieci navi destinate a trasportare i tifosi argentini da Buenos Aires a Montevideo e tutte le altre imbarcazioni messe a disposizione per la trasferta si rivelarono insufficienti. Si stima che tra i 10.000 e i 15.000 argentini si misero in viaggio, ma il porto di Montevideo era talmente occupato dagli arrivi che molti sbarcarono solamente dopo il calcio d’inizio, dovendo ancora raggiungere lo stadio.

Allo stadio i tifosi furono perquisiti per accertare l’eventuale presenza di armi. Fu trovato di tut­to, da petardi, a coltelli e revolver. I cancelli vennero aperti alle 8, sei ore prima dell’inizio, e a mezzogiorno gli spalti erano pieni. Gli spettatori ufficiali furono 93.000. giorni antecedenti la partita furono molto tesi. Diversi calciatori uruguaiani ricevettero minacce di morte da parte di alcuni tifosi argentini. Nelle ore precedenti alla finale diversi squilibrati si recarono con alcuni camion nei pressi del ritiro degli argentini, disturbandoli con canti e minacce. Monti fu intimidito, ma scese in campo ugualmente. La stessa sorte capitò al direttore di gara, il belga John Langenus, il quale impose alla FIFA poche ore prima dell’incontro la stipulazione di un’assicurazione sulla vita a favore della propria famiglia. Pretese inoltre che gli venissero messi a disposizione l’assistenza di un centinaio di poliziotti e una nave al porto pronta a partire entro un’ora dal fischio finale nel caso in cui avesse avuto bisogno di scappare. Langenus, allorché si presentò all’ingresso dello stadio, fu fermato: ben 13 sconosciuti, prima di lui, si erano scherzosamente spacciati per l’arbitro della partita. L’Uruguay fece un cambio di formazione rispetto alla semifinale, perché Anselmo fu costretto a saltare la partita per un attacco di panico. Secondo altre fonti Anselmo  tra i migliori dell’Uruguay, chiese di non scendere in campo senza precisare il motivo, che sarebbe stato in realtà la paura delle aggressive marcature di Monti. Il compito di sostituire Anselmo fu affidato a Castro, centravanti privo della mano destra persa in un incidente sul lavoro all’età di 13 anni, carente sul piano tecni­co ma dotato di una carica agonistica fuori dal comune.

L’Argentina non poteva disporre degli infortunati Zumelzú e Varallo,  ma il secondo venne schierato ugualmente dal primo minuto. Le formazioni scesero in campo adottando due moduli offensivi e speculari: il 2-3-5. Le cronache dell’epoca raccontano di una gara che non deluse affatto le attese, disputata a viso aperto da entrambe le contendenti, scese in campo adottando la stessa disposizione tattica: cinque attaccanti ciascuno. Pablo Dorado per l’Uruguay segnò il primo gol con un rasoterra incrociato dalla destra. La risposta dell’Argentina non si fece attendere e otto minuti dopo erano di nuovo in parità: Carlos Peucelle ricevette la palla da Ferreira, superò il suo marcatore e pareggiò con un tiro potente sul quale non poté nulla il portiere uruguaiano Ballesteros. Poi Stábile, capocannoniere del Mondiale, siglò la sua ottava ed ultima rete, portando in vantaggio gli ospiti con il punteggio provvisorio di 2-1. Il capitano uruguaiano Nasazzi protestò, inutilmente, sostenendo che Stábile fosse in fuorigioco. Nel secondo tempo l’Uruguay prese coraggio e migliorò il proprio gioco. Monti fallì l’occasione del 3-1 per l’Argentina e nell’azione di contropiede, organizzata da numerosi calciatori, l’Uruguay ristabilì nuovamente la situazione di parità con un gol di Pedro Cea. Dieci minuti dopo un gol di Santos Iriarte portò in vantaggio l’Uruguay e in chiusura fu la volta di Castro, che siglò la rete del definitivo 4-2. Langenus fischiò la fine al 90º minuto e l’Uruguay aggiunse il titolo di campione del mondo al titolo di campione olimpico. Jules Rimet presentò la Coppa del Mondo  che successivamente prese il suo nome del presidente della Federazione calcistica dell’Uruguay Raúl Jude. Il giorno seguente fu proclamata festa nazionale in Uruguay. A Buenos Aires il consolato uruguaiano fu preso a sassate. Secondo l’analisi della critica e degli stessi giocatori argentini, l’albiceleste che sul piano tecnico era superiore perse la finale a causa dell’assenza di organizzazione del gioco difensivo. Tutti pensavano esclusivamente ad attaccare. L’Uruguay, invece, scelse di operare principalmente di rimessa, sfruttando gli spazi lasciati dagli avversari, e questa fu la chiave tattica del successo. Una volta terminato il Mondiale Francia, Jugoslavia e Stati Uniti disputarono delle amichevoli in Sud America. Il Brasile giocò con la Francia il 1º agosto, con la Jugoslavia il 10 e con gli Stati Uniti il 17. L’Argentina, invece, ospitò la Jugoslavia il 3 agosto. Si concluse cosi la prima edizione dei Mondiali di calcio.

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