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Road to Brasil: Usa 94

Gli azzurri di Sacchi dopo un grande torneo cado ai calci di rigore contro il Brasile

In Attesa che prendano il via i Mondiali ormai prossimi, il nostro viaggio verso il Brasile fa tappa qualche km più a nord e per la precisione in USA dove nel 1994 andò in scena la quindicesima edizione dei Campionati Mondiali di calcio, la settima organizzata in suolo americano. Annunciata il 4 luglio 1988 da Henry Kissinger, l’edizione 1994 dei Mondiali di calcio si tiene negli Stati Uniti, per la prima volta al di fuori di Europa occidentale ed America latina, e per la prima volta con l’assegnazione di tre punti a vittoria nella fase a gironi.Questa è anche l’ultima edizione a 24 squadre, ampliata a 32 dal mondiale successivo.

A causa del fuso orario, per permettere agli europei di assistere alle partite si gioca fra la mattina e il primo pomeriggio, penalizzando la forma fisica dei calciatori a causa degli alti valori di temperatura e umidità. Il sorteggio dei 6 gironi della prima fase viene svolto il 19 dicembre 1993.

A seguito del sorteggio, gli Stati Uniti padroni di casa sono inseriti nel girone con Svizzera, Colombia e Romania; il Brasile ritrova la Svezia, già affrontata quattro anni prima, il Camerun e la Russia (in quello che viene definito il girone di ferro che non tradirà le aspettative avendo al suo interno due future semifinaliste); la Germania campione in carica arriva negli Stati Uniti con numerosi campioni di Italia ’90, nonostante questo renda l’età media della squadra molto alta. Il sorteggio gli pone davanti la Spagna, la Bolivia e la Corea del Sud; gruppo apparentemente facile, ma che risulterà non esserlo. L’Argentina, che incontra Bulgaria, Grecia e Nigeria, ha riposto le sue speranze nel ritorno di Maradona; l’Italia viene sorteggiata insieme a Irlanda, Norvegia e Messico; l’Olanda, infine, deve affrontare i confinanti del Belgio (teste di serie del gruppo F), l’Arabia Saudita e il Marocco.

Il 17 giugno, a Chicago, Diana Ross canta l’inno statunitense e una variopinta cerimonia d’apertura dà il via alla quindicesima edizione dei Mondiali. Germania e Bolivia aprono la manifestazione: per la prima volta dal 1974 i campioni in carica debuttano con una vittoria: è 1-0. In serata, la Spagna si fa rimontare due reti in cinque minuti dai sudcoreani: in 10 per l’espulsione di Miguel Ángel Nadal, gli iberici segnano con Julio Salinas e Jon Andoni Goikoetxea, restano in 9 per l’infortunio di Fernando Hierro e si fanno raggiungere al 90°.

Il giorno successivo, dopo il pareggio tra Stati Uniti e Svizzera nello stadio coperto del Silverdome di Detroit, tocca all’Italia opposta all’Irlanda di Jack Charlton, a New York. Arrigo Sacchi manda in campo la coppia d’attacco formata da Roberto Baggio e Giuseppe Signori. Dopo 11 minuti Houghton tenta un tiro dalla lunga distanza, approfittando di un errore di Baresi: Pagliuca battezza la palla fuori, ma questa entra in rete. L’Italia non reagisce e la traversa nega il raddoppio a Sheridan.

Intanto la Romania di Gheorghe Hagi e Florin Răducioiu, forte della presenza di numerosi giocatori che a differenza del passato militano in diversi campionati europei, esprime un bel calcio e frena le ambizioni colombiane, che dopo la vittoria per 5-0 nelle qualificazioni contro l’Argentina a Buenos Aires, speravano di poter arrivare fino in fondo al torneo.[1] Il risultato è di 3-1 a favore della Romania. Nell’altra gara del girone italiano, tra Norvegia e Messico, la spuntano gli scandinavi, con un gol di Rekdal all’84°, dopo che Hugo Sanchez aveva sfiorato ripetutamente il gol e prima che Alves colpisse palo e traversa con due colpi di testa consecutivi.

Lunedì 20 giugno debutta il Brasile, impostato su canoni europei (e per questo criticato in patria) dal ct Carlos Alberto Parreira. Guidata da Carlos Dunga, la Seleção supera 2-0 la Russia, che dopo la divisione dell’Unione Sovietica aveva perso gran parte della sua pericolosità. Le reti segnate dal Brasile sono di Romário e Raí su rigore. Il Camerun, che quattro anni prima in Italia era stata la rivelazione del torneo, giungendo ai quarti di finale (prima volta per una squadra africana), pareggia 2-2 contro la Svezia.

Il giorno dopo, tocca all’Argentina. Il ct Alfio Basile schiera una squadra sbilanciata in attacco: giocano contemporaneamente Balbo, Caniggia, Batistuta e Maradona, ma tuttavia non corre alcun pericolo contro la Grecia, tra le compagini più deboli del Mondiale. Finisce 4-0, con una tripletta di Batistuta e una bella rete di Maradona, che supera la difesa ellenica e segna di sinistro, esultando poi con una corsa verso la telecamera. Nell’altra gara del girone si impone la Nigeria, che batte 3-0 la Bulgaria di Hristo Stoičkov. Infine, nel gruppo F, vittorie di Olanda (2-1 in rimonta contro la sorprendente Arabia Saudita) e Belgio (1-0 al Marocco, con due traverse dei nordafricani).

Giovedì 23 giugno l’Italia torna in campo ancora a New York, con l’obbligo di vittoria contro la Norvegia. Sacchi dirotta in fascia Signori, e mette Casiraghi al fianco di Baggio. Benarrivo sostituisce in fascia sinistra Tassotti. Al 21º Leonhardsen punta verso la porta avversaria, Pagliuca esce sul centrocampista e tocca la palla con la mano fuori area. In osservanza alle nuove regole, è espulso; tuttavia, l’Italia vince 1-0 e conquista i tre punti. Ad un turno dalla fine tutte le squadre del girone sono a quota tre punti, dopo che il Messico ha battuto l’Irlanda per 2-1 con una doppietta di Luis García.

Nel gruppo A si assiste alla sconfitta della Colombia, battuta anche dagli statunitensi (reti di Earnie Stewart e autogol di Escobar). Andrés Escobar, “colpevole” in qualche modo dell’eliminazione della sua Nazionale, fu ucciso: i narcotrafficanti del cartello di Medellín lo assassinarono il 2 luglio, all’uscita da un ristorante dove ha appena cenato con la moglie, con dodici colpi di mitraglietta, probabilmente per le grandi perdite nel Totonero subite a causa di quell’autorete. Nell’altra partita del girone la Svizzera sconfigge 4-1 la Romania e ottiene l’accesso agli ottavi.

Il 25 giugno il Belgio batte 1-0 l’Olanda in una partita combattuta e si assicura il passaggio del turno, mentre gli Orange sono raggiunti dall’Arabia Saudita, che batte 2-1 il Marocco ed estromette gli africani dagli ottavi. Nel gruppo D l’Argentina batte 2-1 la Nigeria. Gli africani, passati in vantaggio dopo otto minuti con Siasia, vengono raggiunti e superati nel giro di sette minuti da due reti di Caniggia, innescato in entrambe le occasioni da Maradona. Il nome di Maradona, come tante altre volte, viene sorteggiato per i controlli antidoping.

Qualche giorno dopo, si scoprono tracce di efedrina nelle urine del campione. Maradona protesta, ma il giorno dopo le controanalisi confermano il risultato. “La FIFA pensava che un Maradona ingrassato avrebbe fatto ridere la gente; ma, dopo quello che ho fatto, ha iniziato ad avere paura”, aveva detto Maradona ai giornali. Intanto la Bulgaria elimina la Grecia, superandola 4-0.

Il Brasile si assicura il passaggio del turno battendo il Camerun, mentre la Svezia vince 3-1 ed elimina la Russia. Nel gruppo C, Germania e Spagna si accontentano di un 1-1 che consente il passaggio del turno ad entrambe, mentre si annullano a vicenda Bolivia e Corea del Sud.

Il 28 giugno, a Washington, l’Italia affronta il Messico. La partita termina 1-1. A differenza reti uguale (0) per tutte e quattro le squadre, diventano decisivi i gol segnati: Irlanda-Norvegia infatti finisce 0-0, e messicani ed irlandesi (per il confronto diretto favorevole con l’Italia) passano il turno, la Norvegia resta fuori in quanto quarta e il passaggio del turno per gli italiani è appeso ad un filo: per il ripescaggio come migliori terze, servono due squadre classificate terze con punteggio inferiore. La prima è la Corea del Sud, che ha chiuso il gruppo C terza con 2 punti. Gli occhi sono puntati sulla partita Russia – Camerun del girone B; per l’Italia, la qualificazione è legata ad un risultato utile della Russia.

La sera seguente, mentre Brasile e Svezia chiudono sull’1-1, la Russia, trascinata da Oleg Salenko che segna cinque gol, batte il Camerun, che deve accontentarsi di un solo gol del quarantaduenne Roger Milla. Due record in questa gara: quello del maggior numero di marcature in una sola partita da parte di un singolo calciatore e quello del più anziano goleador in una fase finale dei Mondiali (42 anni, 1 mese e 8 giorni). Permangono invece dubbi sui marcatori di Brasile-Polonia 6-5 d.t.s. del 1938 anche se comunque al giocatore polacco Ernest Wilimowski vengono di norma attribute solo 4 delle reti realizzate dalla sua squadra. Passa così il turno l’Italia mentre la vittoria della Russia, la cui qualificazione era già compromessa, elimina di fatto il Camerun.

Nel gruppo F passano, oltre al Belgio, anche l’Olanda (2-1 al Marocco) e soprattutto l’Arabia Saudita, che batte i Diavoli rossi con un gol di Owairan, che corre per 70 metri scartando tutti gli avversari che incontra e segnando nella porta vuota, regalando così ai Sauditi una storica qualificazione al turno successivo. Nel gruppo D, l’Argentina, già qualificata, cede 2-0 alla Bulgaria, che passa il turno insieme alla Nigeria, la quale batte 2-0 la Grecia. Nel gruppo C, come previsto, supera il turno la Germania, i cui giocatori nell’ultima partita contro la Corea del Sud non fanno i conti con il caldo.

In vantaggio di tre gol nel primo tempo, infatti, subiscono la miglior prestanza fisica degli asiatici nella ripresa e rischiano una rimonta (da 3-0 a 3-2). La Spagna invece ottiene una facile vittoria (3-1 alla Bolivia) e la conseguente qualificazione. Nel gruppo A, oltre a Svizzera e USA, passano anche i rumeni.

l 2 luglio, nella fresca Chicago, la Germania supera a fatica il Belgio. Subito sotto 2-1 (Völler, Grun e Klinsmann), i belgi di Vincenzo Scifo si disuniscono e incassano il terzo gol, di Völler.

La Spagna batte la Svizzera con un 3-0 (Hierro, Luis Enrique, rigore di Aitor Begiristain) che mette in mostra la solidità degli iberici e la fragilità difensiva degli elvetici, comunque pericolosi in avanti (molte le parate di Andoni Zubizarreta).

Il 3 luglio la Svezia pone fine all’avventura dell’Arabia Saudita, battendo gli asiatici per 3-1, con due reti della torre svedese Kennet Andersson.

Molti gol a Los Angeles tra Romania e Argentina. I biancocelesti, orfani di Diego Maradona (rimpiazzato dal giovane Ariel Ortega), soffrono la prestazione di Gheorghe Hagi, che guida la squadra ai quarti di finale. Per i rumeni segnano un gol Hagi e due Dumitrescu, per l’Argentina segnano Batistuta e Balbo; per la squadra di Basile arriva l’eliminazione.

Il 4 luglio, giorno della festa nazionale americana, la Nazionale a stelle e strisce, allenata da Bora Milutinović, affronta il Brasile. Lo stadio di Stanford è tutto esaurito. Nella Nazionale di casa i giocatori più popolari sono il portiere Tony Meola e il difensore Alexi Lalas. A fine primo tempo il brasiliano Leonardo spacca il naso con una gomitata a Ramos e viene espulso. Gli americani tengono in difesa fino a un quarto d’ora dalla fine, quando Romario passa la palla a Bebeto, che supera con un rasoterra Meola. Passa agevolmente il turno l’Olanda, che batte l’Irlanda con due gol di Wim Jonk e Dennis Bergkamp.

Il 5 luglio, a Boston, l’Italia, che si è qualificata agli ottavi fra le migliori terze, affronta la Nigeria. Dopo la prima metà del primo tempo, priva di emozioni, al 26º Maldini tocca accidentalmente un pallone proveniente da un corner, la sfera finisce ad Amunike, che batte Marchegiani in uscita. Al 63º debutta Zola al posto di Signori. Dopo appena 12 minuti l’arbitro messicano Arturo Brizio Carter lo espelle per un fallo di reazione, dopo avergli negato un rigore per fallo di Eguavoen. La Nigeria continua a difendersi aspettando il 90º, e quando mancano 100 secondi al termine, Roberto Baggio supera Rufai con un destro che la difesa non riesce ad intercettare per un soffio. Nei supplementari la Nigeria, comprensibilmente frustrata e incapace di sfruttare anche la superiorità numerica, viene estromessa da un rigore del ‘Divin Codino’, concesso dall’arbitro per un fallo di Eguavoen su Benarrivo. Ridotta in 9, l’Italia resiste fino al 120º, dopo aver anche sfiorato il 3-1 con Massaro.

La Bulgaria la spunta ai rigori sul Messico, in una gara ricca di imprevisti (anche una porta che cade, dopo che Bernal travolge il sostegno del palo) in cui si segnala un apprezzabile gol su tiro in corsa di Stoičkov. Ai rigori Mihajlov neutralizza su Bernal e Rodriguez, Campos para solo su Balakov: balcanici ai quarti.

Ai quarti di finale ci sono quasi esclusivamente squadre europee, c’è solo il Brasile a rappresentare il Sudamerica.

All’Italia tocca la Spagna, che ha tre giorni di riposo in più degli azzurri. Gli iberici, disposti con uno schieramento molto prudente dal CT Javier Clemente, affrontano un’Italia ancora cambiata nella formazione: in porta torna Pagliuca dopo l’espulsione, Conte sostituisce Signori e in difesa Tassotti sostituisce Mussi. Al 25º Dino Baggio, con un tiro da fuori, porta in vantaggio l’Italia. Nella ripresa, al 13º la Spagna ottiene il pareggio grazie ad un tiro di Caminero deviato da Benarrivo. Al 42º Signori serve in profondità Baggio, che dribbla Zubizarreta e in prossimità della linea di fondo mette la palla in rete. Nei minuti di recupero Tassotti colpisce dentro l’area di rigore azzurra lo spagnolo Luis Enrique con una gomitata in faccia: sarebbe calcio di rigore ed espulsione ma l’arbitro ungherese Sándor Puhl concede il vantaggio.Successivamente, grazie alla prova tv, Tassotti viene squalificato per otto turni, decretando per lui la fine della carriera in azzurro. Il risultato rimane fermo sul 2-1 e l’Italia approda con merito in semifinale.

Il Brasile incontra, in quella che poi verrà considerata la più bella partita di questa edizione dei mondiali, l’Olanda. La coppia-gol verdeoro, Bebeto-Romário, colpisce due volte, con un gol a testa. Il Brasile sembra avere ottenuto la qualificazione, ma gli avversari pareggiano con Bergkamp e Winter. Branco però, in campo in sostituzione dello squalificato Leonardo, segna con un tiro a fil di palo su punizione, sul quale nulla può il portiere olandese Ed de Goeij.

Finisce, dopo tre finali consecutive, l’avventura della Germania di Berti Vogts. I tedeschi, senza centrocampisti (con Klinsmann, Häßler, Völler e Möller contemporaneamente in campo), soffrono in avvio (palo di Balakov), ma poi prendono le misure ai bulgari. Al 47º Matthäus porta in vantaggio su rigore la sua squadra. Verso il finale di partita la Germania si vede annullare un gol per fuorigioco, ed in pochi minuti le sorti della partita si ribaltano. Hristo Stoičkov segna su punizione; tre minuti dopo, cross di Jankov e avvitamento di Lečkov che porta la Bulgaria in vantaggio permettendogli di accedere alle semifinali. La partita termina 2-1 per la Bulgaria e si deve risalire al 1978 per vedere i tedeschi, protagonisti di tre finali nelle ultime quattro edizioni, fuori dalle semifinali.

Si concludono i quarti finale con l’incontro tra Svezia e Romania, quest’ultimi per la prima volta ai quarti di finale. Palo di Ingesson in avvio, poi quasi più nulla fino al 78° quando Brolin batte il portiere rumeno Prunea. Hagi impegna Ravelli su punizione, e all’88° Răducioiu gira in rete un’altra punizione di Hagi deviata dalla barriera. Ai supplementari, ancora Răducioiu realizza il 2-1 per la Romania. La Svezia pareggia al 115°, complice un errore di Prunea, con Kennet Andersson. Ai tiri di rigore Thomas Ravelli para su Dan Petrescu e Miodrag Belodedici; Scandinavi in semifinale dopo 36 anni.

In semifinale l’Italia affronta la Bulgaria. Torna titolare Berti per Conte, Casiraghi toglie il posto a Massaro. Albertini guida l’Italia all’assalto nella prima mezz’ora: al 20° rimessa di Donadoni, palla a Roberto Baggio che salta Jankov e Hubčev e mette la palla nell’angolo basso alla sinistra di Mikhailov con un tocco di destro. Albertini prima colpisce un palo da 25 metri, poi impegna in angolo Mihailov con un pallonetto, quindi lancia Baggio, che sembra chiudere i conti con gli avversari portando l’Italia sul 2-0 con un rasoterra nell’angolo. Donadoni e Maldini sprecano alcune occasioni e al 44° Sirakov, atterrato in area da Pagliuca, provoca il rigore che riapre la partita, trasformato da Stoičkov, 2-1. La partita si conclude così.

A contendere il titolo all’Italia, a Pasadena, è il Brasile, che supera di misura la Svezia per 1-0: Romário spreca due palle-gol nel primo tempo, Zinho viene fermato da Ravelli nella ripresa e, dopo l’espulsione di Thern al 63º, a dieci minuti dalla fine, Romário mette di testa in rete un cross di Jorginho.

Italia e Brasile si affrontano nuovamente in finale 24 anni dopo la gara di Città del Messico vinta dai verdeoro per 4-1.

La Svezia a Pasadena sconfigge la Bulgaria per 4-0, impedendo a Stoičkov di conquistare il titolo di capocannoniere che condividerà con Salenko, e conquista il terzo posto. Si tratta del miglior piazzamento nella storia degli scandinavi dopo il secondo posto casalingo del 1958. Tutta l’Italia invece è in ansia per le condizioni di Roberto Baggio, determinante per portare la squadra in finale, ma uscito anzitempo contro la Bulgaria per uno stiramento.[1] Sacchi decide di lasciare in panchina uno Zola in grande forma e rischia l’infortunato Baggio per i meriti che quest’ultimo aveva avuto fino a quel momento, nonostante la serietà dell’infortunio; rilancia anche Baresi, recuperato a 25 giorni dall’infortunio al menisco.

La partita a Pasadena si gioca in un sostanziale equilibrio. All’11º sfuma una grande occasione di Massaro per portare in vantaggio la nazionale azzurra; in seguito Branco mette in difficoltà Pagliuca con una punizione. Il caldo del Rose Bowl di Pasadena (36 gradi, 70% di umidità) rende le squadre fiacche e stremate. Sei minuti dopo Donadoni serve Baggio, solo davanti a Taffarel che conclude alto. I supplementari riservano poche emozioni: Sacchi non toglie Roberto Baggio ma mette Evani per Dino Baggio. Ciò nonostante il risultato di 0-0 non cambia nemmeno dopo i 120′ al termine dei due tempi supplementari e, per la prima volta nella storia, l’assegnazione della Coppa del Mondo viene decisa ai rigori.

Il primo a tirare è Franco Baresi: il tiro finisce alto. Pagliuca respinge il tiro di Márcio Santos, mantenendo la parità. Albertini segna, Romario colpisce il palo interno e la palla entra, tra la disperazione di Pagliuca; Evani non sbaglia calciando centralmente sotto la traversa, Branco calcia nell’angolino spiazzando Pagliuca.

Massaro tira male e Taffarel respinge il tiro centrale leggermente sulla destra; Dunga non sbaglia spiazzando Pagliuca. A questo punto il Brasile, a un tiro dalla fine, si trova in vantaggio per 3 a 2 e per vincere basta che il suo ultimo rigorista faccia gol. Ma non si arriva all’ultimo rigore, perché Roberto Baggio tira alto.

Il Brasile “tetracampeão” dedica la vittoria al campione automobilistico di Formula Uno Ayrton Senna, morto a Imola il 1º maggio di quello stesso anno.

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