Road to Qatar 2022: Argentina 1978

Scopri con Football-Magazine l’affascinante storia dei Mondiali di calcio dalla prima edizione del 1930 fino a Qatar 2022.

L’undicesima edizione dei campionati mondiali di calcio, venne disputato in Argentina e vinto dai padroni di casa, che il 25 giugno 1978 sconfissero per 3-1 i Paesi Bassi dopo una drammatica partita terminata ai tempi supplementari. Il campionato del mondo fu caratterizzato da un buon livello tecnico generale ma si svolse in un ambiente fortemente nazionalistico e in un’atmosfera cupa e tesa a causa della situazione politico-sociale presente in Argentina dopo l’instaurazione nel 1976 di un oppressivo regime militare. La giunta al potere diresse direttamente l’organizzazione della manifestazione, sfruttò propagandisticamente i mondiali di calcio per rafforzare la propria autorità e per dare una dimostrazione di efficienza. La vittoria dell’Argentina, non priva di polemiche e contestazioni, esaltò il nazionalismo della popolazione e diede prestigio indirettamente anche al regime militare. Nel 1953 la FIFA aveva preso la decisione, su sollecitazione di Antonio Rotili, il rappresentante dell’Argentina strettamente legato al presidente Juan Domingo Perón, all’interno dell’organizzazione calcistica mondiale, di alternare ogni quattro anni l’assegnazione dei campionati mondiali tra Europa e Sud America. Nel 1954 nella riunione della FIFA a Berna, Rotili richiese ufficialmente l’assegnazione all’Argentina dei mondiali previsti per il 1962 ma l’organizzazione calcistica rinviò la decisione al 1956 e alla fine il torneo venne assegnato a sorpresa al Cile; fu forse decisiva la spinta del Brasile che non vedeva di buon occhio l’assegnazione agli storici rivali argentini.

Nel 1964 la FIFA si riunì a Tokyo e si accesero vivaci discussioni tra i rappresentanti del Messico e dell’Argentina riguardo l’assegnazione del mondiale del 1970 che sarebbe spettato nuovamente ad un paese sudamericano. I dirigenti calcistici del Messico e dell’Argentina infine raggiunsero un accordo in base al quale la nazione sconfitta nell’assegnazione del 1970 sarebbe diventata automaticamente la candidata sudamericana per il 1978. Le votazioni finali decretarono la vittoria del Messico che quindi ricevette l’organizzazione dei campionati mondiali del 1970; in questa stessa circostanza il presidente della FIFA, il britannico Stanley Rous, affermò ufficialmente che l’Argentina avrebbe invece organizzato i campionati del 1978. Il campionato mondiale di calcio di Argentina 1978 vide l’iscrizione iniziale di 106 squadre nazionali; il torneo finale prevedeva la partecipazione di solo sedici squadre, quindi, essendo già qualificate di diritto l’Argentina, paese organizzatore, e la Germania Ovest, campione in carica, erano disponibili solo quattordici posti che sarebbero stati assegnati alle selezioni nazionali vincitrici dei vari raggruppamenti di qualificazione. Si trattò in assoluto, per rapporto tra squadre iscritte e posti disponibili, del torneo di più difficile qualificazione della storia dei mondiali di calcio. Alla fase finale mancarono a sorpresa i campioni d’Europa della Cecoslovacchia e ancora una volta l’Inghilterra, che, inserita nel gruppo 2 con l’Italia, finì a pari punti ma con una peggior differenza reti.

Agevole la qualificazione dei Paesi Bassi e della Svezia, particolarmente combattuti furono invece, oltre al gruppo di Italia e Inghilterra, i gironi che promossero la Francia, la Polonia, la Spagna, l’Austria e la Scozia. L’Ungheria che vinse il proprio girone davanti ai sovietici dovette invece, come peggior vincente, fare uno spareggio intercontinentale contro la Bolivia, vincendo nettamente. Per il CONMEBOL si qualificarono Brasile e Perù, mentre la Bolivia che terminò terza, fu eliminata nello spareggio interzona dagli ungheresi. Per il Nord e Centro America si qualificò il Messico, che ebbe il vantaggio di ospitare le partite del girone finale a 6 squadre. In Africa prevalse la Tunisia in un combattuto girone finale a 3 su Nigeria ed Egitto, mentre in Asia a prevalere fu l’Iran. La formula del torneo era la stessa dei campionati del 1974; sarebbero stati formati quattro gruppi eliminatori di quattro squadre ciascuno, numerati da 1 a 4. Al termine della prima fase si sarebbero qualificate le prime due di ogni gruppo; per la classifica dei gruppi in caso di parità di punti sarebbe stata presa in considerazione la differenza reti e, in caso di parità di differenza reti, il numero di gol segnati; in ultima istanza di sarebbe proceduto al sorteggio. Nella seconda fase sarebbero stati formati due gironi di semifinale di quattro squadre ciascuno, chiamati Gruppo A e Gruppo B.

Nel Gruppo A sarebbero state inserite le prime squadre dei gruppi 1 e 3 e le seconde dei gruppi 2 e 4; nel Gruppo B le prime dei gruppi 2 e 4 e le seconde dei gruppi 1 e 3. I criteri in caso di parità di punti sarebbero stati gli stessi validi per gruppi di qualificazione. Le prime classificate dei gironi di semifinale avrebbero disputano la finale per il primo posto, mentre le seconde avrebbero giocato la finale per il terzo posto. L’Italia, non essendo testa di serie, era stata inserita nel gruppo 1 che teoricamente era il più difficile ed equilibrato. La nazionale italiana era stata clamorosamente eliminata al primo turno nei campionati mondiali di calcio del 1974 e, dopo quel fallimento, aveva intrapreso con molte difficoltà iniziali un profondo e radicale processo di rinnovamento dei giocatori e soprattutto delle caratteristiche tecnico-tattiche del gioco per adeguarsi alla rivoluzione calcistica emersa dai campionati di Germania ad opera soprattutto del calcio europeo. Il commissario tecnico italiano Enzo Bearzot presentò quindi in Argentina una squadra nuova e ricca di giovani, capace di eliminare l’Inghilterra nelle qualificazioni, imperniata sull’asse portante del blocco-Juve: Dino Zoff, Gaetano Scirea, Claudio Gentile, Antonello Cuccureddu, Franco Causio, Romeo Benetti, Marco Tardelli e Roberto Bettega.

Alla vigilia della manifestazione tuttavia non erano mancate le polemiche giornalistiche per un presunto decadimento della forma della squadra che aveva chiuso con un deludente 0-0 tra i fischi del pubblico l’ultima amichevole prima del mondiale giocata contro la Jugoslavia a Roma. Bearzot decise quindi in extremis di modificare la formazione della squadra inserendo tra i titolari il giovane difensore Antonio Cabrini e l’attaccante Paolo Rossi, il capocannoniere dell’ultimo campionato italiano. L’Italia mostrò un gioco sorprendentemente brillante e offensivo nelle tre partite del girone che vinse a punteggio pieno battendo la Francia per 2-1 con reti di Paolo Rossi e Renato Zaccarelli, pur avendo subito un gol di Bernard Lacombe dopo pochi secondi dall’inizio della gara, l’Ungheria per 3-1 con gol di Paolo Rossi, Roberto Bettega e Romeo Benetti, e i padroni di casa per 1-0. L’altra qualificata del girone fu l’Argentina che mostrò nelle tre partite grande spirito agonistico e che fu fortemente supportata dal pubblico di casa. Con l’Ungheria gli argentini, nervosi e tesi, subirono nei primi minuti il gol dell’ungherese Csapo, pareggiarono quasi subito con il centravanti Leopoldo Luque ma dovettero attendere la parte finale del secondo tempo per passare in vantaggio (2-1) con Daniel Bertoni. L’arbitro Garrido consentì un gioco duro ma sostanzialmente corretto fino al 2-1 per l’Argentina, quando i magiari capirono di non averne più e cominciarono una caccia all’uomo contro i giocatori di casa culminata in una violenta gomitata rifilata da Tibor Nyilasi (durante un contrasto) all’autore del secondo gol argentino, Norberto Alonso che non reagì e continuò la gara sanguinando dal naso. L’arbitro, pur essendo vicinissimo all’azione assegnò semplicemente un calcio di punizione. Un minuto più tardi, András Törőcsik, già ammonito, intervenne in modo molto duro su Américo Gallego disinteressandosi completamente della palla e fu espulso. Al 90° Sándor Pinter rifilò un calcione da dietro a Osvaldo Ardiles che rimase a terra frastornato, l’arbitro richiamò solo verbalmente il numero 10 ungherese invitandolo alla calma; durante il recupero però ancora Tibor Nyilasi, graziato in precedenza, rifila una ginocchiata violentissima ad Alberto Tarantini; l’arbitro non poté far altro che mostrargli il cartellino rosso.

Nella seconda gara la squadra allenata dal commissario tecnico César Luis Menotti fu messa in difficoltà anche dalla Francia; al 20º minuto fu annullato un gol all’argentino René Houseman per un fuorigioco dubbio; tuttavia le immagini dell’epoca non chiariscono la situazione, mentre al 28° l’Argentina si vide negare un rigore per fallo di Dominique Bathenay anticipato da Leopoldo Luque (lanciato da Ardiles); il guardalinee segnalò un off-side di Mario Kempes in realtà totalmente passivo (regola introdotta nel 1924 e rimasta sempre in vigore). Al 37° ancora Luque fu lanciato sulla sinistra e venne atterrato appena dentro l’area da Marius Tresor ma l’arbitro Dubach concesse un calcio di punizione dal limite. Al 45° un rigore concesso per un fallo di mano forse involontario ma evidente commesso nuovamente da Tresor consentì agli argentini di passare in vantaggio con il capitano Daniel Passarella; nel secondo tempo i francesi ebbero alcune occasioni e pareggiarono con Michel Platini; la partita fu decisa a favore dell’Argentina da uno spettacolare gol di Leopoldo Luque con un gran tiro di destro al volo (dopo uno stop e un rimbalzo) da circa 20 metri al minuto 73. Al 78° Didier Six imbeccato da Michel Platini venne spinto appena fuori area dallo stesso Luque (tornato in ripiegamento difensivo) e cadde all’interno di essa ma l’arbitro non fischiò.

L’Argentina vinse ancora per 2-1. La squadra di casa venne tuttavia sconfitta nella terza gara (ininfluente ai fini della qualificazione) dall’Italia per 1-0 con uno splendido gol di Bettega e quindi si classificò seconda nel girone perdendo il diritto di giocare i successivi incontri a Buenos Aires. Nel gruppo 2 i campioni del mondo uscenti della Germania Ovest evidenziarono, dopo l’abbandono della nazionale da parte di giocatori di grande qualità come Franz Beckenbauer e Gerd Müller, un chiaro indebolimento complessivo; i tedeschi occidentali pareggiarono con un deludente 0-0 la partita inaugurale con la Polonia e vinsero solo la partita con il Messico con un netto 6-0 con una doppietta del promettente Karl-Heinz Rummenigge. Nel terzo incontro pareggiarono ancora per 0-0 con la modesta Tunisia e quindi si classificarono secondi nel girone. Il gruppo venne vinto dalla Polonia che manteneva ancora l’ossatura di fondo della famosa formazione del mondiale 1974 che si era classificata terza; i polacchi dopo il pareggio inaugurale, sconfissero la Tunisia 1-0 e il Messico per 3-1 con due gol del giovane Zbigniew Boniek. La Tunisia venne eliminata, ma battendo per 3-1 il Messico ottenne la prima vittoria di una squadra africana in un campionato mondiale; il Messico giunse ultimo con tre sconfitte. Anche le altre squadre teoricamente favorite incontrarono notevoli difficoltà durante i gironi della prima fase.

Il Brasile mostrò un’inattesa sterilità realizzativa e mise a segno solo due reti in tre partite giungendo secondo nel gruppo 3 dietro la sorprendente Austria. Nel gruppo 4 l’Olanda, che pur priva del suo miglior giocatore, Johan Cruijff, era vicecampione del mondo e la protagonista della rivoluzione tecnico-tattica del cosiddetto “calcio totale”, rischiò addirittura l’eliminazione al primo turno; dopo una vittoria e un pareggio venne sconfitta nel terzo incontro dalla Scozia per 3-2 e riuscì a classificarsi seconda nel girone dietro il Perù solo grazie ad una migliore differenza reti. Durante la partita persa con la Scozia peraltro l’attaccante olandese Rob Rensenbrink mise a segno su calcio di rigore il gol numero 1.000 della storia dei mondiali. L’Italia proseguì il proprio cammino in un girone con Germania Ovest, Austria e Olanda: gli Azzurri pareggiarono senza reti contro i tedeschi (colpendo vari legni e sfiorando la rete con un tiro di Bettega respinto sulla linea da Berti Vogts) per poi battere l’Austria con gol di Paolo Rossi.

L’ultimo incontro con l’Olanda vide l’Italia passare in vantaggio per l’autorete di Ernie Brandts, che segnò poi il pareggio: gli olandesi s’imposero con la rete di Arie Haan che, così come Brandts, andò a segno con una conclusione da fuori area. Gli orange accedettero per la seconda volta consecutiva alla finale; Zoff fu criticato dalla stampa per i gol che subì da lontano ma in quella gara ci fu un comportamento poco sportivo degli olandesi, che prima fecero fallo su Zoff, che buttò il pallone fuori per riprendersi dalla botta, poi non restituirono la rimessa in gioco all’Italia; su quella rimessa gli orange costruirono il gol che darà il via alla rimonta. La gara tra Austria e Germania, finita 3-2, passò alla storia come il miracolo di Córdoba. Il Gruppo B fu caratterizzato dagli episodi più controversi del Mondiale. Nei primi turni di gara il Brasile mostrò un netto miglioramento del gioco e della capacità realizzativa; il commissario tecnico Coutinho aveva profondamento modificato la formazione, escludendo veterani come Rivelino e dando fiducia a giocatori giovani come Toninho Cerezo, Batista, Roberto e Zico. I verdeoro sconfissero nettamente 3-0 il Perù con doppietta di Dirceu e rigore di Zico; i peruviani, dopo i brillanti risultati del primo turno, apparvero molto più deboli. Nell’altra partita l’Argentina, nello stadio di Rosario in un clima di grande entusiasmo, batté faticosamente 2-0 la solida Polonia che, dopo essere passata in svantaggio per un gol di testa di Mario Kempes, fallì un calcio di rigore per un vistoso fallo di mano argentino sulla linea di porta. Deyna si face parare il tiro dall’ottimo portiere argentino Fillol; nella ripresa Kempes siglò il raddoppio in contropiede. Nel secondo turno di gare si giocò la sfida diretta tra Argentina e Brasile che tuttavia si concluse con uno 0-0, dopo un incontro equilibrato dominato dalle difese delle due squadre.

Divenne quindi decisivo l’ultimo turno di gare con la sfida tra brasiliani e polacchi nello stadio di Mendoza alle ore 16.45 e la successiva partita tra argentini e peruviani a Rosario alle ore 19.15; il Perù, sconfitto anche dalla Polonia per 1-0 nella seconda gara era comunque già eliminato. A Mendoza Brasile e Polonia (ancora in corsa) giocarono una partita spettacolare e combattuta che si concluse alla fine 3-1 per i sudamericani; decisiva fu la doppietta di Roberto nel secondo tempo dopo che nel primo tempo al gol su tiro dalla lunga distanza di Nelinho aveva replicato il pareggio di Lato. Per arrivare in finale quindi l’Argentina avrebbe dovuto battere il Perù (ormai privo di motivazioni importanti) con almeno quattro reti di scarto e il commissario tecnico Menotti mise in campo una squadra con quattro attaccanti, Kempes, Luque, Ortiz e Bertoni. La partita fu caratterizzata ancor prima del suo inizio da episodi incresciosi e sospetti. In sede di critica successiva ai fatti, alcuni autori hanno dichiarato che sarebbero giunte pressioni ai giocatori peruviani sia da parte argentina che brasiliana; inoltre si è scritto di finanziamenti erogati al Perù dall’Argentina e di stretti legami del presidente peruviano con la giunta militare argentina. La notte precedente la partita, i peruviani furono disturbati in albergo dal comportamento dei tifosi locali; il giorno della gara l’autobus con i giocatori peruviani impiegò due ore per coprire il tragitto, in teoria di quindici minuti, fino allo stadio e alla fine si sarebbe fermato davanti alla curva argentina.

La partita, giocata a Rosario in un clima incandescente, inizialmente non fu sfavorevole al Perù che colpì anche un palo, ma gli argentini già nel primo tempo segnarono due reti; l’Argentina vinse alla fine per 6-0 con doppiette di Kempes e Luque e gol di Tarantini e Housemann e approdò quindi in finale. Il portiere Quiroga, argentino di Rosario naturalizzato peruviano, pur giocando una onesta partita diventò il bersaglio di aspre polemiche da parte della schiera che alimentava ostilità verso la dittatura argentina: entrambe le squadre negarono qualsiasi tentativo di combine; la partita fu rinominata da alcuni “mermelada peruana” (“marmellata peruviana”) ma nessun tipo di accusa fu mai provata. Solo a partire dall’edizione del 1986, la FIFA stabilirà la contemporaneità delle ultime partite dei gironi onde evitare polemiche o risultati di comodo; ciò dopo il cosiddetto patto di non belligeranza di Gijón avvenuto nell’incontro fra Germania Ovest e Austria nell’edizione del 1982. Nella finale per il terzo posto l’Italia si portò in vantaggio con Causio al 38′ del primo tempo e poco dopo colpì anche una traversa e un palo. Ma nella ripresa mostrò, come in parte già accaduto nella partita con l’Olanda, segni di deterioramento della condizione fisica e subì le reti di Nelinho al 63′ con uno spettacolare tiro a effetto da fuori area, e di Dirceu al 70′ con un altro potente tiro dal limite dell’area.

Il Brasile quindi raggiunse il terzo posto, tuttavia l’Italia ricevette elogi per i risultati ottenuti e per il gioco offensivo mostrato per gran parte del torneo. Il portiere italiano Dino Zoff venne peraltro fortemente criticato per aver subito nelle ultime due partite quattro reti con tiri dalla grande distanza. La finalissima venne giocata il 25 giugno a Buenos Aires nello stadio Monumental inondato dai tifosi con coriandoli e rotoli di carta, in un’atmosfera di forte tensione e di fervore nazionalistico argentino.[61] La partita ebbe inizio con alcuni minuti di ritardo per il problema sollevato dai calciatori argentini a causa della vistosa fasciatura al polso e alla mano destra portata da René van de Kerkhof da loro ritenuta pericolosa; dopo vivaci discussioni, l’insistenza del capitano argentino Passarella e le proteste olandesi per l’atteggimento argentino, la fasciatura venne sommariamente modificata e l’arbitro italiano Sergio Gonella poté dare inizio alla partita. I padroni di casa vinsero per 3-1 dopo una partita drammatica e aspramente combattuta: dopo il vantaggio argentino con la rete alla fine del primo tempo del capocannoniere Mario Kempesdalla corta distanza dopo un’incursione veloce in area di rigore, durante il secondo tempo gli olandesi cercarono ripetutamente il gol senza successo fino al pareggio all’81’ minuto su colpo di testa in area di Dick Nanninga da poco entrato in campo al posto di Rep. Al novantesimo minuto Rob Rensenbrink colpì a distanza ravvicinata il palo della porta argentina sfiorando una clamorosa vittoria in extremis.

Nei tempi supplementari, in un ambiente sempre più surriscaldato, gli argentini ebbero infine la meglio con il secondo gol di Kempes dopo una confusa mischia in area e con il definitivo gol del 3-1 realizzato da Daniel Bertoni con un tiro in diagonale dalla corta distanza dopo un contropiede veloce, gli ultimi minuti furono giocati in un’atmosfera di straordinaria euforia patriottica del pubblico dello stadio Monumental. La gara fu caratterizzata dall’estremo agonismo, dal gioco frammentario e a tratti violento, dall’acceso tifo del pubblico argentino. L’arbitraggio di Gonella venne ritenuto dalla critica sportiva insufficiente e venne fortemente contestato dalla squadra olandese; in particolare nei tempi supplementari la partita divenne caotica e molto dura; le due squadre praticarono un gioco estremamente falloso; gli argentini assunsero atteggiamenti ostruzionistici per guadagnare tempo.[65] Secondo gli olandesi non vennero sanzionati alcuni episodi di violenza da parte argentina, come la gomitata di Daniel Passarella a Johan Neeskens. Gli olandesi però risposero colpo su colpo, tant’è che gli argentini Tarantini (gomitata di Johan Neeskens)[66] e Luque terminarono la partita con le magliette sporche di sangue. Ciò nonostante, come era consuetudine all’epoca (salvo casi eccezionali), non vennero comminate espulsioni, seppure la partita fu giocata in maniera violenta da entrambe le parti. Molto irritati per l’arbitraggio di Gonella, considerato permissivo e favorevole agli argentini, gli olandesi abbandonarono il campo al termine della partita e rifiutarono di ricevere il premio per il secondo posto; da par loro gli argentini fecero notare che la contestata azione Passarella-Neeskens nacque da un netto fallo di mano volontario sulla tre quarti orange, non fischiato e che lo stesso Neeskens diede una gomitata a Tarantini (che perse molto sangue dalla bocca) poco dopo. Il trofeo venne consegnato, in un’atmosfera di straordinario entusiasmo patriottico del pubblico, al capitano argentino Passarella personalmente dal capo della giunta militare, il generale Jorge Videla, presente allo stadio insieme ad altre personalità del regime.

Davide Piteo
Davide Piteo

Nato a Foggia un caldo 9 Luglio del 1981, sono cresciuto con la passione per il calcio e ciclismo, amando la Nazionale degli anni 90 particolarmente quella del Mondiale 90 ossia dell Notti Magiche, mondiale che per tanti si aprii con il Giro d'Italia dello stesso anno vinto da Gianni Bugno. Nel corso degli anni la voglia di raccontare mi ha spinto al giornalismo cominciando con il Giornalino della Parrocchia di San Michele e proseguito con tante esperienze locali e Nazionali,fino ad arrivare al mio approdo in Football Magazine nel 2012. Da quel momento in poi sono rimasto legato solo e soltanto a FM dove mi occupo di Ligue 1, ma nel corso degli anni ho seguito anche la MLS, Gold Cup, Europei e Mondiali. Obiettivi? continuare la mia crescita con FM dove occuparmi anche di altri campionati.

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