Road to Qatar 2022: Cile 1962

Scopri con Football-Magazine l’affascinante storia dei Mondiali di calcio dalla prima edizione del 1930 fino a Qatar 2022.

La settima edizione del campionato mondiale di calcio andò in scena in Cile dal 30 maggio al 17 giugno 1962, IL Brasile detentore del titolo, bissò il successo dell’edizione precedente giocata in Svezia, raggiungendo l’Italia e Uruguay a due Coppe del mondo vinte, inoltre fu il primo ed unico campionato del mondo ad utilizzare il quoziente-reti in caso di parità. Non poche furono le difficoltà per la visione delle partite, infatti fu l’ultimo mondiale che non disponeva di copertura satellitare, non essendo ancora stata perfezionata la tecnologia televisiva,ciò ritardava di giorni la visione da parte del pubblico non sudamericano, che doveva accontentarsi delle radiocronache. I nastri delle partite venivano inviati per posta aerea in Europa, montati e trasmessi nei cinema o in televisione. A Lisbona, nel 1956, la FIFA decise di riportare, dodici anni dopo Brasile 1950, il Mondiale del 1962 in Sud America, e precisamente nel “povero” Cile. Grande fu lo scalpore, in primo luogo dell’Argentina, che era la favorita ad ospitare una manifestazione a cui ambiva da tempo, e poi dei paesi europei, compresa l’Italia, fecero sensazione, in Cile, gli articoli di molti giornalisti del bel Paese che si chiedevano come un paese sottosviluppato come quello potesse pensare di ospitare una manifestazione tanto importante. Queste dichiarazioni furono molto pesanti e scatenarono la rabbia dei cileni.

La verità stava nel fatto che, dietro alla decisione della Federazione, c’era stato l’appoggio decisivo del Brasile, che non avrebbe visto di buon occhio la partecipazione ad un Mondiale argentino. A peggiorare la situazione già critica del Paese sudamericano contribuì anche il terremoto di Valdivia del 1960, il sisma più forte del XX secolo che, d’altra parte, mobilitò l’orgoglio nazionale,tanto che il Mondiale non incontrò alcun problema organizzativo. L’Italia, quattro anni dopo la disfatta di Belfast, riuscì a qualificarsi alla fase finale vincendo i due non gravosi impegni contro Israele(4-2 a Ramat Gan e 6-0 a Torino). Sebbene la critica fosse speranzosa, gli azzurri, guidati da un duo formato da Paolo Mazza e Giovanni Ferrari, vennero inseriti in un girone piuttosto duro, con Germania Ovest, Svizzera e i padroni di casa del Cile. L’esordio fu uno 0-0 con la Germania che però suscitò alcune polemiche tanto che i due tecnici fecero diversi accorgimenti tecnici nella partita contro il Cile. Questa partita che rimase nella storia come la Battaglia di Santiago, la nazionale italiana fu accolta dai fischi di 60.000 spettatori che dopo la campagna denigratoria della stampa italiana, odiava la nazionale azzurra. L’arbitro Aston, come tutti gli arbitri del mondiale, si dimostrò impreparato tecnicamente e psicologicamente e non riuscì a tutelare i giocatori, l’Italia rimase in nove per falli di reazione alle scorrettezze impunite dei cileni, soprattutto quelle di Sanchez che ruppe il naso di Humberto Maschio con un pugno e perse 2-0. La sconfitta sancì l’eliminazione dal torneo nonostante la vittoria nell’ultima partita contro la Svizzera 3-0.

Nel corso del torneo ci furono molti infortuni eccellenti spesso dovuti alla durezza delle partit, Pelè si infortunò nei gironi e finirà il suo mondiale lì per colpa di uno stiramento, Lev Jašin stordito da un calcio fu eliminato, il russo Dubinski subì la frattura di tibia e perone. Il Cile aiutato dagli arbitri eliminò ai quarti la Russia 2-1 mettendo fuori uso il grande portiere Lev Jascin, colpito da un calcio del cileno Landa e arrivò fino in semifinale battuto 2-4 dal Brasile in un’altra partita molto fallosa che vide l’espulsione di Garrincha, esasperato dai calci dei cileni. Il Cile concluse terzo battendo di misura la Jugoslavia. In finale arrivò anche la Cecoslovacchia, squadra simile come stile all’Ungheria 1954. Il Brasile vince 3-1 in una gara equilibrata che mise in luce la stella ceca Masopust (Pallone d’oro 1963) e l’attacco del Brasile stellare anche senza Pelè.

Davide Piteo
Davide Piteo

Nato a Foggia un caldo 9 Luglio del 1981, sono cresciuto con la passione per il calcio e ciclismo, amando la Nazionale degli anni 90 particolarmente quella del Mondiale 90 ossia dell Notti Magiche, mondiale che per tanti si aprii con il Giro d'Italia dello stesso anno vinto da Gianni Bugno. Nel corso degli anni la voglia di raccontare mi ha spinto al giornalismo cominciando con il Giornalino della Parrocchia di San Michele e proseguito con tante esperienze locali e Nazionali,fino ad arrivare al mio approdo in Football Magazine nel 2012. Da quel momento in poi sono rimasto legato solo e soltanto a FM dove mi occupo di Ligue 1, ma nel corso degli anni ho seguito anche la MLS, Gold Cup, Europei e Mondiali. Obiettivi? continuare la mia crescita con FM dove occuparmi anche di altri campionati.

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