Rugby: Sei Nazioni, Italia a caccia dell’impresa contro l’Inghilterra

di Raniero MERCURI | 14 marzo 2014

Ultimo atto del Sei Nazioni 2014. Gli azzurri in un Olimpico gremito cercano l’impresa contro gli inglesi che non abbiamo mai battuto e a caccia del trofeo. Obiettivo evitare il cucchiaio di legno, ma servirà davvero una prova super.

La perfezione. Anzi di più. Questo servirà agli azzurri per battere il XV di sua Maestà nell’ultima giornata del Sei Nazioni 2014. Gli uomini di Jacques Brunel dovranno superarsi e fornire una prova esattamente agli antipodi di quelle offerte nei quattro precedenti incontri che ci hanno visto uscire dal campo senza alcun punto in tasca. In particolar modo Parisse e compagni hanno mostrato un evidente e preoccupante calo mentale al rientro in campo per i secondi quaranta minuti di gioco, in particolar modo negli ultimi 3 incontri, ma andiamo nel dettaglio: l’esordioal Millennium Stadium di Cardiff, in Galles, contro i detentori del trofeo, è probabilmente l’eccezione che conferma la regola. I nostri partono male, subito una meta gallese fa temere un pomeriggio da incubo, poi pian piano gli azzurri si rialzano, offrendo una prova orgogliosa, anche se chiudono la prima frazione sotto il pesante parziale di 17-3, tenendo poi bene il campo nella ripresa e chiudendo con una dignitosa sconfitta per 23-15. Tutto sommato, si potrebbe giustamente obiettare, chiedere al XV azzurro di tener testa a Cardiff ai campioni in carica per tutti gli ottanta minuti sarebbe stato un esercizio troppo pretenzioso e ingiustamente esigente, dato che i favori del pronostico da parte degli addetti ai lavori pendevano unanimemente sui rossi di Galles. Passando però al secondo confronto del torneo, la sconfitta subita a Saint-Denis contro i cugini francesi, notiamo che il “vizio” relativo all’incapacità di mantenere una continuità mentale adeguata per tutto l’arco della gara emerge chiaramente, e a Parigi al ritorno in campo delle squadre per la seconda frazione di gioco, gli azzurri vengono messi al tappeto dai galletti, che dopo appena sei minuti di gioco vanno in meta addirittura due volte, spegnendo così ogni speranza italiana di rimonta dopo un primo tempo abbastanza equilibrato, chiuso sul punteggio di 9-3 per i padroni di casa. La gara termina con un netto 30-10 per i transalpini.

Discorso simile per l’esordio casalingo all’Olimpico di Roma contro la Scozia, dove il XV azzurro sfodera un primo tempo con i fiocchi, annichilendo i britannici e chiudendo la prima fase 13-3. Poi il nuovo crollo. I secondi quaranta minuti se non sono da incubo poco ci manca, gli scozzesi risalgono il campo, sempre più spesso si fanno vedere nei ventidue metri azzurri, fino all’epilogo più “drammatico”: Duncan Weir trova il drop perfetto all’ultimo respiro, la beffa è atroce: 20-21 per loro, roba da non credere. Visto che non sempre gli errori fanno esperienza, ecco la trasferta di Dublino contro i verdi d’Irlanda a darci ulteriore conferma del blocco psicologico azzurro che viene fuori alla lunga distanza. L’Italia stavolta dura anche meno, giusto una mezz’ora, chiudendo il primo tempo sotto per 17-7. I secondi quaranta minuti sono un monologo del XV irlandese, guidato da un fenomeno di nome O’Driscoll, alla sua ultima apparizione sotto il cielo d’Irlanda. Termina malissimo: 46-7, da mani nei capelli.

Nell’ultima gara di questo Sei Nazioni, in un Olimpico che si preannuncia tutto esaurito, gli azzurri dovranno tirare fuori tutto quello che hanno, tutta la loro abilità, la capacità di arginare i bianchi d’Inghilterra e di saper poi ripartire verso i ventidue metri avversari, mettendo in mostra quel gioco orgoglioso e a volte spettacolare messo in mostra purtroppo soltanto in alcuni tratti di questo torneo. E’ vero, gli inglesi arrivano a Roma per giocarsi il tutto per tutto, devono vincere e sperare che a Parigi tra Francia e Irlanda abbiano la meglio i transalpini, per giocarsi così la vittoria finale con una differenza punti migliore. Ad ogni modo, dovranno non solo cercare di vincere ma anche di fare più punti possibili.

Dall’altra parte gli azzurri non possono permettersi di far la parte dell’agnello sacrificale, anche perché solo con un’epica vittoria potremmo avere la possibilità di evitare l’ultimo posto e il conseguente cucchiaio di legno.Coraggio azzurri, l’Olimpico è con voi.

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