Road to Brasil: Cile 1962

di Davide PITEO

Il Brasile nella vicina in terra cilena conquista i suo secondo titolo mondiale

Il nostro viaggio di avvicinamento ai prossimi mondiali, fa nuovamente tappa in Sud-America, e la precisione in Cile, dove nel 1962 andò in scena la settima edizione dei Mondiali di calcio e la terza organizza nel continente americano dopo la prima in Uruguay nel 30 e la seconda andata in scena in Brasile nel 50. Cosi dopo 12 anni il massimo torneo calcistico fece ritorno in suolo americano, A Lisbona, nel 1956, la FIFA decise di riportare, dodici anni dopo il Campionato mondiale di calcio 1950, il Mondiale del 1962 in Sud America, e precisamente nel “povero” Cile.

Grande fu lo scalpore: in primo luogo dell’Argentina, che era la favorita ad ospitare una manifestazione a cui ambiva da tempo, e poi dei paesi europei, compresa l’Italia: fecero sensazione, in Cile, gli articoli di molti giornalisti del Bel Paese che si chiedevano come un paese sottosviluppato come quello potesse pensare di ospitare una manifestazione tanto importante. La verità stava nel fatto che, dietro alla decisione della Federazione, c’era stato l’appoggio decisivo del Brasile, che non avrebbe visto di buon occhio la partecipazione ad un Mondiale argentino.

A peggiorare la situazione già critica del Paese sudamericano contribuì anche il Grande Terremoto Cileno del 22 maggio 1960, il sisma più forte del XX Secolo che, d’altra parte, mobilitò l’orgoglio nazionale: alla fine, il Mondiale non incontrò alcun problema organizzativo. Rimase però un torneo fortemente condizionato dal comportamento non esemplare degli arbitri.

Si giocò in sole quattro città. A Santiago sbarcarono sei nazioni americane e dieci europee; due gli esordi, quelli della Bulgaria e della Colombia. Fuori la Francia, la Scozia e la Svezia, seconda nel 1958 e beffata dalla Svizzera. L’Italia, quattro anni dopo la disfatta di Belfast, riuscì a qualificarsi alla fase finale vincendo i due non gravosi impegni contro Israele (4-2 a Ramat Gan e 6-0 a Torino). Sebbene la critica fosse speranzosa, gli azzurri, guidati da Mazza e Ferrari, vennero inseriti in un girone piuttosto duro, con Germania Ovest, Svizzera e i padroni di casa del Cile.

In quella che rimase nella storia come la Battaglia di Santiago, i sudamericani vendicarono quanto scritto dai giornalisti italiani in una delle partite più violente mai giocate. Con due espulsi e un infortunato grave mantenuto in gioco (Humberto Maschio, che giocò col naso fratturato da un intervento durissimo), gli italiani resistettero contro l’undici sudamericano fino al 74′, per poi capitolare.

Il Cile arrivò in semifinale e si arrese solamente di fronte al Brasile che, pur non potendo disporre di Pelé, infortunato, vinse il suo secondo mondiale consecutivo grazie a Garrincha. I verde-oro sconfissero in finale la sorprendente Cecoslovacchia.

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