Autogol Juve: Conte, perché proprio ora? Tentazione da evitare: Allegri

di Fabio PARIS

É curioso come un club vincente alla lunga cerchi in tutti i modi di complicarsi le cose da sé. Successe, nell’era moderna, con il Milan di Sacchi (degnamente sostituito da Capello), con il Barça di Guardiola, l’Inter di Mourinho ed ora la Juve di Conte.

Unica, netta, differenza tra le squadre citate e la Vecchia Signora dell’ultimo triennio è la circostanza in cui le scelte societarie o del tecnico vanno ad interrompere l’idillio. Le prime, infatti, erano tutte squadre all’apice del loro ciclo sportivo, campioni di tutto il possibile. Pluridecorate ed affermate compagini la cui fame di gloria, giustificatamente, tendette ad affievolire.
Discorso diverso invece per la Juve e Conte. Squadra padrona in campionato, ma con tutto da dimostrare, ancora, nell’Europa che conta. Vedere il tecnico campione d’Italia rinunciare, proposta di rinnovo alla mano, con il mercato ancora tutto da perfezionare, non è che l’ennesimo biglietto da visita, perdente, di questo nostro calcio in continuo ed inesorabile declino.
Che dire allora di Simeone, uno che con materiale tecnico ed umano del tutto simile a quello della Vecchia Signora ha vinto la Liga davanti a due corazzate e quasi ha bissato il successo in Europa?

Si è per questo assuefatto ai trionfi? Ha per caso dato di matto per aver avuto, come ricompensa del suo fantastico operato, le cessioni di due dei suoi migliori elementi in rosa (Diego Costa e Filipe Luis, ndr)? Lasciare all’improvviso una squadra dal blasone, quale è quella bianconera, a ritiro iniziato e con i primi movimenti in entrata sul punto di essere definiti equivale quantomeno a macchiare indelebilmente quanto di buono fatto negli ultimi anni. Stessa critica va mossa, parallelamente, alla Società, rea di aver palesemente avallato tale scelta scriteriata, in un momento davvero inopportuno, col solo scopo di acquisire, in anticipo, l’alibi perfetto alla possibile stagione negativa cui si potrebbe andare incontro. Nel mezzo, giocatori e tifosi che, forse da soli, avranno l’arduo compito di colmare un gap incredibile di professionalità.

Grottesco che si parli della più grande Società italiana di calcio. Un vero e proprio teatrino da dilettanti, con i colpi di mercato, quasi assegnati, pronti a dirigersi verso altri, più sicuri, lidi. Sullo sfondo, una scelta di rimpiazzo da compiere, frettolosamente e con grande rischio. Le prime voci parlano già di Allegri, e questo sarebbe un altro autogol, secondo e ancor più clamoroso.
Perché se Conte era l’anima della Juve in panchina, sul campo in questi anni lo è stato senza alcun dubbio Andrea Pirlo. Portare su quella panchina colui il quale, con colpa e senza merito, è stato motivo dell’arrivo di Andrea in bianconero, vorrebbe dire rompere quell’equilibrio, quell’alchimia che ha reso magiche queste stagioni trionfali. Un ultimo errore, fatale a questo punto, perché la storia torni a ripetersi e, così, come i più grandi imperi, implodere e cadere sulle proprie stesse fondamenta.

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Redazione

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