Il talento italiano illumina la Champions…degli altri

di Stefano BOSCO

Giovani, forti e di belle speranze: Mario Balotelli, Ciro Immobile e Alessio Cerci. Si parla tanto della fuga dei cervelli, ma l’Italia deve far fronte anche ad un’altra fuga: quella dei talenti calcistici.

Se una volta il nostro campionato attirava i campioni di tutto il mondo e sapeva mantenere i propri, ora è diventato terra di conquista da parte di club più ricchi e affascinanti. E la cosa più triste è che questo saccheggio non fa quasi più notizia.

Prendete Ciro Immobile: gioiellino del Pescara di Zeman, si è rivelato un mezzo flop al Genoa per poi diventare protagonista assoluto vincendo la classifica di capocannoniere nel Torino. Un giovane che “mangia l’erba”, destinato ad un grande futuro. Una volta i grandi club italiani se lo sarebbero conteso a suon di milioni, mentre oggi un club come il Borussia Dortmund (con tutto il rispetto, non il Real Madrid, il Barcellona o il Manchester United) ce lo ha portato via da sotto il naso nella quasi totale indifferenza. E il buon Ciro ha subito ripagato con un eurogoal la fiducia del club tedesco e l’investimento fatto (l’altro goal, manco farlo apposta, porta la firma di Pierre-EmerickAubameyang, primavera del Milan e guarda caso dimenticato dall’Italia).

E Mario Balotelli? Carattere fumantino, certo, ma classe cristallina che non è ancora emersa in tutto il suo fulgore. Il Milan ci ha rinunciato, le altre squadre italiane pure. Lui ha fatto nuovamente i bagagli, si è sistemato a Liverpool e, tanto per gradire, ha esordito anche lui con goal nella Champion’s League.

Il caso di Alessio Cerci è forse ancora più imbarazzante. Una classe indiscussa, emersa fin dai suoi esordi romani, mostrata però ad intermittenza. A Torino, dove ha giocato le ultime due stagioni, giurano che è un fenomeno. Lui avrebbe fatto carte false per rimanere in Italia, possibilmente nella sua Roma, ma nella Capitale hanno deciso di puntare sul talentino argentino Iturbe. Come i suoi due colleghi anche lui ha abbandonato il “Bel Paese” pronto ad eccitare, con le sue progressioni, il popolo biancorosso dell’Atletico Madrid. Nell’esordio in Champion’s League ha giocato pochi minuti, sufficienti però per fare un assist gol.

Sarà soltanto una questione di soldi? Certo il lato economico è importante, ma la questione è un’altra. I club italiani sembrano vivere un periodo di totale sbando. Poca programmazione, poca creatività e soprattutto poco coraggio comportano un crollo nell’appeal e nella competitività nei confronti dei club stranieri. Si punta su giocatori bolsi, su ex campioni stranieri che vengono a chiudere la loro carriera da noi strappando un ultimo importante contratto o su promesse (tutte da mantenere) rigorosamente straniere. Oltre ai 3 sopra citati, i casi di giocatori italiani che fuggono all’estero sono sempre più numerosi.

Il nuovo chiacchieratissimo Presidente della FIGC Carlo Tavecchio promette una riforma del calcio, ormai diventata necessaria. Staremo a vedere cosa succederà;  l’unica nostra speranza, al momento,  è che siccome storicamente il calcio è ciclico, il campionato italiano torni ad essere presto protagonista a livello di Club e di Nazionale. Teniamoci stretta questa speranza e, magari, anche qualche talento.

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Redazione

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