Road to Brasil: Italia 1934

di Davide PITEO

Dopo aver illustrato la storia della Coppa del Mondo, e parlato di Brasile ed Argentina, la nostra marcia di avvicinamento ai prossimi campionari del Mondo, fa tappa in Italia per la precisione del 1934, dove dal 27 maggio al 10 giugno, si svolse la seconda edizione dei Mondiali, che videro gli azzurri alzare al cielo il primo titolo intercontinentale.

Dopo aver assegnato la prima edizione all’Uruguay in modo da poter festeggiare il centenario della Repubblica uruguayana, L’8 ottobre del 1932, a Zurigo, la FIFA dopo aver vagliato le proposte sia della Svezia che dell’Italia,accetto la richiesta del governo Italiano e affidò l’organizzazione del secondo Campionato mondiale di calcio all’Italia. Mussolini sin dagli inizi del regime aveva promosso lo sport, e in particolare il gioco del calcio, anche a scopi propagandistici e nazionalistici, in un’Italia rurale e caratterizzata ancora dal campanilismo, il calcio era visto come strumento per favorire l’unità nazionale. Le città scelte per ospitare l’evento furono otto: Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste . Oltre ad essere il primo campionato del mondo disputato in Europa, quello del 1934 fu anche il primo torneo in cui si disputarono delle qualificazioni cui prese parte anche il paese ospitante,che a Milano sconfisse la Grecia per 4-0.

Alla fase finale presero parte 16 nazioni: 12 europee, 3 americane e, per la prima volta, un’africana, l’Egitto. Nessuna squadra extra-europea, comunque, superò gli ottavi di finale. L’Uruguay campione uscente rifiutò di partecipare in risposta a quanto avvenuto nel 1930, quando molte delle nazionali europee, tra cui l’Italia, avevano declinato l’invito alla competizione per spese di viaggio e di soggiorno ritenute troppo alte. Nella prima partita l’Italia, il cui asse portante era costituito da giocatori della Juventus (Combi, Monti, Bertolini, Orsi, Ferrari, Borel II), sconfisse senza problemi gli Stati Uniti per 7-1. L’incontro successivo, giocato contro la Spagna, si concluse 1-1, al momentaneo vantaggio spagnolo pose infatti rimedio Ferrari, con una segnatura anche facilitata da Meazza (o Schiavo) che ostacolò l’intervento del portiere spagnolo Zamora. Questo fatto alimentò il sospetto di possibili favoritismi alla squadra italiana nel corso del torneo, poiché era chiaro che il regime fascista avrebbe ben gradito la vittoria. Al tempo, in caso di parità dopo i tempi supplementari, era previsto che la partita venisse rigiocata, sicché le due nazionali si incontrarono di nuovo il giorno successivo, con molti nuovi innesti per entrambe le squadre a causa di stanchezza ed infortuni (l’Italia era rinnovata per quattro giocatori su undici, la Spagna ben sette).

La partita, descritta dalle cronache del tempo come decisamente dura e violenta, vide la vittoria dell’Italia per 1-0 e le proteste degli spagnoli per una loro rete annullata. Si giunse quindi in semifinale contro l’Austria, la quale proveniva anch’essa da un incontro con l’Ungheria che il Commissario tecnico austriaco Hugo Meisl aveva definito “Una rissa, non una partita di calcio”. La semifinale venne vinta dall’Italia nuovamente per 1-0, grazie ad un contestato gol di Guaita. Nel corso degli anni, le opinioni sono state tante e diverse fra loro, infatti alcuni ritengono che in occasione del gol azzurro, Meazza avesse fatto fallo sul portiere austriaco Platzer, altri che fosse stato invece il portiere a gettarsi su Meazza, finendo per restarne travolto. In finale contro la Cecoslovacchia fur

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