Grandi Storie: Il Napoli

di Pierluigi DE ASCENTIIS

Non potevamo riprendere la nostra rubrica ‘Grandi Storie’ senza dedicare una puntata alla squadra che, nelle sue fila, ha annoverato quello che, probabilmente, è stato il più grande calciatore della storia del calcio: questa settimana andiamo alla scoperta della Società Sportiva Calcio NAPOLI.

La fondazione della Società Sportiva Calcio Napoli ha luogo nel capoluogo partenopeo nell’estate del 1926, a opera dell’imprenditore napoletano Giorgio Ascarelli, come naturale evoluzione delle precedenti esperienze calcistiche che si erano vissute in città negli anni precedenti. Le prime partecipazioni al Campionato Nazionale sono pressoché fallimentari: nelle due stagioni d’esordio, il Napoli, infatti, retrocede, entrambe le volte dalla Prima alla Seconda Divisione, beneficiando, tuttavia, del ripescaggio deciso in suo favore dalla FIGC; la Lega, infatti, nonostante i pessimi risultati ottenuti, apprezza lo sforzo che gli azzurri compiono per cercare di recuperare il distacco dalla squadre del Nord, fondate molti anni prima e, di conseguenza, decisamente meglio organizzate. Tuttavia, non ci vorrà molto prima che le cose cambino decisamente: con alcune scelte particolarmente azzeccate da parte della società, la squadra svolta; in panchina viene chiamato il pluri-scudettato ex tecnico del Genoa, William Garbutt; in campo le punte di diamante sono Attila Sallusto e Antonio Vojak. Nelle stagioni ’32/’33 e ’33/’34, il Napoli chiude il torneo al terzo posto, e grazie a questi risultati può fare il suo debutto europeo, partecipando alla Coppa Mitropa, l’antenata dell’odierna Champions League.

Terminata la Seconda Guerra Mondiale, alla presidenza della squadra c’è Achille Lauro, il primo di un terzetto di grandi presidenti che farà la storia della società. Sotto la sua guida il Napoli conquista il primo trofeo importante, la Coppa Italia: è la stagione 1961/62 e grazie a questo successo, gli Azzurri possono fare il loro esordio in una competizione UEFA, la Coppa delle Coppe, nella quale si distinguono centrando uno storico quarto di finale. Intanto sulla scena societaria sta per fare la sua comparsa una figura destinata a cambiarne per sempre le sorti: è il gennaio del 1969, quando il Napoli viene rilevato dal giovane ingegnere Corrado Ferlaino. La sua gestione si caratterizza fin da subito per i grandi acquisti: arrivano ai piedi del Vesuvio, prima Sergio Clerici, poi Beppe Bruscolotti, poi ancora Tarcisio Burgnich. La squadra è adesso pronta a competere per i traguardi più importanti: centra prima due terzi posti, con in panchina il mago Luis Vinicio, poi vince la seconda coppa nazionale, nel 1976, sfiora infine lo Scudetto nel 1981.

Manca sempre qualcosa per centrare il traguardo più prestigioso della vittoria del campionato; Ferlaino la individua in un attaccante, che possa con il suo estro, far definitivamente fare alla squadra il salto di qualità. Il colpo che il presidente ha in serbo, esplode come un fulmine a ciel sereno nell’estate del 1984: davanti a un San Paolo gremito, Ferlaino presenta alla città, Diego Armando Maradona, fenomeno argentino appena acquistato dal Barcellona, per la stratosferica cifra di 15 miliardi di Lire. A Maradona, il presidente affianca una serie di veri e propri ‘top player’ come si direbbe oggi: prende Giordano, Careca, Alemão; affida la panchina a Ottavio Bianchi; arrivano due Scudetti, una Coppa Italia, infine il primo successo europeo, la Coppa UEFA, vinta in Germania dopo uno scoppiettante doppio confronto con lo Stoccarda.

È il periodo di massimo splendore per il Napoli, un periodo però destinato a fare da prologo al buio nero che avvolge la società nel decennio successivo. Gli anni Novanta iniziano con l’addio di Maradona, proseguono, poi, con una lunga serie di problemi finanziari, che costringono il club a cedere tutti i migliori giocatori. La squadra retrocede per due volte in cadetteria, la società viene travolta dai debiti e, all’inizio del nuovo millennio, fallisce. Nel 2004, però, viene rilevata dal noto imprenditore cinematografico, Aurelio De Laurentiis. De Laurentiis sistema i conti, ma la sua gestione si caratterizza in particolare per i precoci risultati sportivi ottenuti. Nel giro di tre anni, gli azzurri risalgono dalla Serie C alla Serie A; in panchina si succedono grandi allenatori, Edy Reja prima, Roberto Donadoni poi. A lui subentra, Walter Mazzarri, che riporta, dopo un’assenza di ben 21 anni, i partenopei in Coppa dei Campioni. 22 anni dopo, sotto la sua gestione, il Napoli torna anche a sollevare un trofeo: è la Coppa Italia, vinta a Roma, nel 2012, dopo aver battuto la Juventus per due a zero.

Oggi, sulla panchina azzurra, siede lo spagnolo Rafa Benitez, protagonista delle ultime vittorie in ordine di tempo: un’altra Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, vinta ancora, a spese dei rivali bianconeri.
Il club disputa i suoi match interni allo Stadio San Paolo, impianto capace di ospitare, al momento, fino a 60 mila spettatori, giudicato in lungo e in largo, uno dei più caldi catini al mondo; merito della tifoseria partenopea, che non manca mai di sostenere la squadra, anche nei momenti più difficili (resta celebre l’incredibile numero di 62.058 spettatori accorsi sugli spalti per Napoli-Reggiana, partita valida, nel 2005, per la Serie C1).
Il simbolo della società è sostanzialmente rimasto lo stesso dalla sua fondazione ad oggi (una grande N su sfondo azzurro); tuttavia è curioso sapere che durante la sua primissima stagione, la squadra aveva come logo un cavallo rampante appoggiato su un pallone da calcio. Nessuna variazione si è mai avuta, invece, per quel che riguarda i colori sociali, l’azzurro e il bianco, i colori del cielo e del mare, simboli per eccellenza, insieme al Vesuvio, della città.

PALMARÈS

Scudetti: 2
1986/87, 1989/90

Coppa Italia: 5
1961/62, 1975/76, 1986/87, 2011/12, 2013/14

Supercoppa Italiana: 2
1990, 2014

Coppa UEFA: 1
1988/89

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