Giulini:”Dobbiamo ragionare sul futuro del mondo, mi preoccupa molto di più”

“Festeggerò questa data così simbolica per tutta la Sardegna in famiglia e come tutti i tifosi appenderò qualcosa di rossoblu alle finestre. Aprirò una bottiglia del miglior vino per brindare a quel gruppo straordinario di uomini e di amici che realizzò una delle più grandi imprese dello sport italiano. Avremo però modo di festeggiare più avanti. Il virus non ci terrà in casa per sempre. Vale per la vita che tornerà alla normalità, per il cinquantenario dello scudetto come per il centenario della nascita del Cagliari”.

Doveva essere una stagione speciale per il club e dal punto di vista calcistico lo è stata per la prima parte, poi il tracollo, il cambio Maran-Zenga (tra l’altro l’ex Uomo Ragno non ha ancora debuttato), ma soprattutto Cagliari attendeva con trepidazione i festeggiamenti per il 50esimo anniversario del titolo vinto nel 1970 da Riva e compagni. Il presidente dei sardi, Tommaso Giulini assicura che la festa è solo rinviata e sarà ancora più bella e coinvolgente quando il Covid-19 avrà smesso di stroncare e condizionare vite.

Il numero 1 del Cagliari parla anche della ripresa dei campionati e dice: “Non faccio previsioni, sarebbe bene evitare proclami e immaginare date. Si è parlato troppo in un momento in cui sarebbe stato più rispettoso e responsabile tacere e attendere vista la situazione e i morti. Semplicemente: quando ci saranno le condizioni sanitarie per riprendere lo faremo. Oggi non ci sono. Piuttosto dovremo ragionare del futuro del calcio, che sinceramente mi preoccupa molto di più. Il mondo avrà per un certo periodo un’economia post bellica in cui cambieranno tutte le dinamiche, anche nel calcio: parlo di sponsor per i quali mi auguro ci saranno da parte del governo forti agevolazioni fiscali, altrimenti li perderemo. Cambierà il modo di vivere il pallone. Prima a porte chiuse e poi, quando si riapriranno, con abbonamenti a prezzi da rivedere. C’è la partita dei diritti tv da affrontare. I ricavi saranno inferiori e di questo bisognerà iniziare a parlare per trovare soluzioni non solo a livello italiano ma anche europeo. Servirebbe un salary cap per le principali leghe europee per evitare che la forbice tra grandi e piccoli club aumenti ancora e difenderci dalla tentazione astrusa di chi propone super leghe e superchampions, che in questo momento decreterebbero la fine delle competizioni nazionali, che invece andranno sostenute dopo il virus”.

La vicenda della ripresa dei campionati, però, resta di grande attualità. “Se ci sarà la possibilità di riprendere serviranno regole chiare e prestabilite. Se riprendiamo e ci saranno ulteriori contagi, cosa si farà? Diventerà quella la classifica finale? Personalmente credo che se non si riesce a ripartire entro metà giugno e terminare entro fine luglio abbia poco senso riprendere. Ci sono abitudini del calcio italiano che non vanno cambiate drasticamente e non si può neanche stare mesi e mesi nell’attesa di ricominciare. Va messo un limite e avere il coraggio di fare un triplice fischio finale. Inoltre dobbiamo assolutamente capire cosa vogliono i tifosi, senza di loro il calcio non esiste e non credo che la gente vorrebbe un campionato come quello sudamericano”.

Anche il Cagliari lavora sul taglio stipendi. “Cerchiamo un accordo equilibrato, non vogliamo far cadere sul gruppo il peso di questa crisi, ma tutti devono fare la propria parte con responsabilità. Ringrazio i dipendenti e i collaboratori che stanno facendo sacrifici enormi per il bene della società. Spadafora? Certe sue esternazioni non mi hanno fatto piacere e personalmente non mi ci ritrovo per niente. Il calcio è la terza industria del Paese e noi presidenti meritiamo rispetto. Poi il ministro può avere le sue idee su l’uno o l’altro, ma il sistema calcio di A traina lo sport italiano. Spadafora avrà un ruolo determinante insieme al governo per dettare le regole non solo per questa stagione evitando eventuali code legali ma per la prossima. Andrà rivista anche la formula dei campionati. Insomma non perdiamoci in polemiche ma studiamo insieme il futuro”.

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