Lo stato di Flow

Nel mondo sportivo come il quello calcistico l’aspetto fisiologico dell’atleta è stato sempre un elemento fondamentale oggetto di studio e analisi affrontato dai grandi esperti del macro mondo delle scienze neurocognitive.

Lavorare sulla costante integrazione mente – corpo – ambiente è una vera e propria arte, intesa come la capacità dell’individuo di raccogliere e cogliere informazioni specifiche, stimoli, emozioni, dare spazio a pensieri e interpretazioni, entrare nel “caos” del momento presente e alla fine riuscire a dare una forma (un ordine) a tutto questo con la propria migliore performance. Tutto ciò nel mondo dello sport e soprattutto nel mondo del calcio viene definito con il termine tecnico di Flow, ovvero uno stato psicofisico specifico in cui il calciatore/trice è totalmente immerso in ciò che sta facendo, al punto tale da perdere i riferimenti temporali, avere percezioni migliori ed eccezionali, arrivare a non percepire stanchezza muscolare e riuscire a raggiungere una sensazione di totale potenza fisica fino ad andare avanti all’infinito nella sua prestazione. Lo stato di Flusso viene anche definito nelle sue accezioni come esperienza ottimale, stato di grazia, zona di massima prestazione; nel calcio statunitense si parla di “to be in the zone” o di vera e propria trance agonistica, dove il calciatore/trice è completamente esente da qualsiasi forma di distrazione e i suoi sensi sono amplificati, tanto da raggiungere un’alterazione nella percezione: il campo gli appare più ampio e grande, l’avversario più piccolo, il pallone diventa un vero “prolungamento” del proprio corpo, i rumori/suoni esterni spariscono, gli odori si amplificano e il corpo percepisce una sensazione di leggerezza e ritmo.

Sono queste le sensazioni che vengono esplicitate da Arturo Calabresi, difensore del Cagliari in prestito dal Bologna, nel suo giorno di esordio in Serie A il 23 Settembre 2018 al Dall’Ara di Bologna nel match Bologna – Roma (la sua squadra del cuore): “Vivo i minuti che precedono la gara con un senso di scissione che non provavo dai tempi del settore giovanile; poi inizia la partita e questa mia sensazione si accentua. Sugli spalti non c’è tanta gente, lo stadio sembra una grande stanza senza tetto e io mi sento ospite di un sogno che sta facendo qualcun altro. I primi contrasti, i primi passaggi, li fa il mio corpo mentre il resto di me non è lì; poi, senza un perché, dopo qualche minuto dall’inizio della gara, la mia anima e il mio corpo si ricongiungono e finalmente inizio a giocare la partita con una sola identità. Negli ultimi minuti mi ritrovo in una dimensione ancora diversa, che non ha nulla a che vedere con il pensiero, con il lume della ragione, ma solo con il fatto di correre, passare il pallone, contrastare gli avversari, entrare in scivolata e incitare i compagni, come se le mie forze potessero durare per sempre. Vivo gli ultimi minuti di gara in un flusso inarrestabile e quasi inconsapevole, come penso accada ad un fiume o al tempo, fino a quando qualcosa che arriva da fuori mi ferma” (intervista di Stefano Massari presente nel suo libro “O vinci o impari” p.175/176).

Attraverso questa dettagliata emozionalità emergono gli elementi predominanti che si manifestano quando un calciatore/trice vive uno stato di Flow, elementi evidenziati anche dallo psicologo ungherese Mihály Csíkszentmihályi: la concentrazione totale sul compito limitando l’attenzione solo sul presente e non sul passato o futuro; la distorsione del senso del tempo, alterando le tempistiche e ritrovandosi ad essere assorbito dall’esperienza attuale; la retroazione diretta e inequivocabile dove l’effetto dell’azione stessa è percepito dal soggetto in modo immediato e chiaro; l’equilibrio tra sfida e capacità dove l’attività non è né troppo facile né troppo difficile per il calciatore/trice ma proporzionata alla sua abilità; la presenza del piacere intrinseco fine a se stesso, dove l’esperienza viene vissuta in maniera altamente gratificante e soddisfacente e l’integrazione massima fra azione e consapevolezza, dove concentrazione e impegno sono estremizzati e il calciatore/trice non si interroga sulla bontà o meno dell’azione perché sono un tutt’uno con la sincronia mente-corpo.

Anche a livello fisiologico il Flow si esprime con un lavoro sincrono fra i due emisferi cerebrali: alcune azioni motorie sembrano possedere una parziale lateralizzazione rispetto agli emisferi: il sinistro è deputato prevalentemente alle funzioni razionali, logiche e strutturare, in dinamiche lineari e sequenziali come l’apprendimento motorio e il perfezionamento del gesto tecnico tattico, mentre il destro predilige funzioni più conformi ed emotive come l’elaborazione di immagini e l’esecuzione di gesti automatizzati. Il calciatore/trice che entra nello stato massimale del flow è colui/colei che si astiene dal pensare al risultato finale perché esso sarà una naturale conseguenza di quanto di positivo è stato fatto; per il calciatore/trice entrare nella zona della massima prestazione vuol dire sfiorare, a volte, il proprio limite, entrando in una vera e propria “fusione armonica” dove il corpo si unisce alla mente e la sua percezione della realtà si unisce alla sua mission.

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Silvia Magrone

Rubrica Sport Mind

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