29 Maggio 1985, la sconfitta del calcio all’Heysel

Il 29 maggio 1985 a Bruxelles si consumò una delle peggiori tragedie della storia del calcio, sicuramente quella più nota perché avvenuta prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpoo

Sono passati ormai trent’anni da quel maledetto 29 maggio 1985 quando allo stadio Heysel di Bruxelles ,in occasione della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, persero la vita trentanove persone e seicento rimasero ferite a causa del cedimento di un muro in prossimità della curva Z dovuto al numero eccessivo di persone ammassate a causa di tafferugli tra le due tifoserie. Attualmente lo Stadio Re Baldovino, questo il nome odierno dell’impianto dopo la restaurazione avvenuta nel 1995 in vista di euro 2000, della vecchia struttura ha conservato solo il cancello principale, quasi a voler spazzar via ogni traccia di quello che dieci anni prima fu teatro di una strage. Una strage, tuttavia, che quel giorno paradossalmente passò in secondo piano, decidendo di anteporre interessi economici alla vita delle persone. Infatti i dirigenti della Uefa e le forze dell’ordine belghe, la cui totale incompetenza ed ingenuità dimostrata quel giorno è ancora oggetto di aspre critiche, decisero che la partita dovesse comunque giocarsi. Non solo .

Le televisioni si preoccuparono minuziosamente di oscurare quelle orribili immagini facendo passare il tutto come un problema tecnico. Alla fine la partita si giocò e la Juventus vinse per 1-0 con gol di Platini su rigore che esultò come se nulla fosse. Sarebbe quanto mai ingiusto non considerare il trionfo juventino come una “vittoria mutilata“, sempre che di vittoria si possa parlare; sì, perchè se da una parte una delle due squadre ha vinto, dall’altra parte il calcio ha perso. E forse è questo il dato più triste. Spesso non ci rendiamo conto che ciò che rende davvero meraviglioso questo sport e dà la possibilità agli stessi giocatori di poter esultare, emozionarsi, ridere o piangere sono i loro tifosi. Sì, perchè sono proprio loro il “dodicesimo uomo in campo “, sono loro che permettono ai calciatori di sentirsi grandi, sono loro a cui devono dire grazie o a cui devono chiedere scusa , sono sempre loro che sostengono la squadra nei momenti difficili e la celebrano nei momenti di gioia.

Cosa sarebbe Anfield senza “You’ll never walk alone” o Upton Park senza “ I’m forever blowing bubbles”? Senza il tifo e ciò che trasmette, il calcio perderebbe interamente la sua essenza E allora se le società, com’è giusto che sia, danno tanta importanza a questa figura così varia nel suo genere arrivando anche, come alcune di esse fanno, a ritirare la maglia numero 12, come si fa a non considerare la strage dell’Heysel come una totale mancanza di rispetto e amore verso l’essenza di questo sport, decidendo di dar via al fischio d’inizio? A distanza di 30 anni le critiche non stentano a fermarsi e il coro è unanime: la partita non andava giocata .

G.N.

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