Come fare per gestire un’eredità che, solo sulla carta, potrebbe risultare insostenibile ai più? Ci troviamo ad Açu, piccola cittadina situata nello stato del Rio Grande do Norte, in Brasile. Proprio qui, nel 2002, una coppia di futuri genitori si trova assalita da profondi dubbi: come chiamare quel bimbo che la madre, Gracielly Silva, stava portando in grembo e che di lì a poco sarebbe nato? Papà Carlos Alexandre non riesce a trovare soluzione all’incognita, ma come un fulmine a ciel sereno arriva in soccorso, con un colpo di coda totalmente inaspettato, il vicino di casa dei due. L’uomo, grande appassionato di calcio e già padre di tre figlie, conservava però come desiderio quello di avere in dono anche un erede maschio, in modo da poter omaggiare uno dei suoi più grandi idoli del rettangolo verde. Proprio da qui il suggerimento alla coppia, per esaudire almeno in parte la sua volontà: “Perché non lo chiamate Veron?”. Esatto, proprio come Juan Sebastian, la Brujita che tanto ha fatto sognare i tifosi, tra le altre, di Estudiantes, Sampdoria, Parma, Lazio e Inter. Poco importa se il calciatore fosse argentino: l’idea fa breccia nei cuori dei coniugi, che decidono dunque di regalare al proprio pargolo il cognome del centrocampista de La Plata dopo il primo nome Gabriel.
Inizia così la storia di Gabriel Veron, stella in rapida ascesa del Palmeiras che per molti addetti ai lavori raccoglierà un giorno l’eredità di Neymar nella selezione verdeoro. Un’investitura di certo non semplice da portare avanti, ma che finora sembra essere stata più uno slancio che un freno per il giovano attaccante. Come a volerlo spronare a dare ancora di più, per raggiungere i suoi obiettivi in vista di un salto in avanti verso l’Europa, che alla luce delle perle sfornate dal giocatore, sembra davvero sempre più vicino.
Gabriel Veron: tra Palmeiras, Brasile e calciomercato
Il nuovo che avanza per il Brasile, un dono naturale che sfreccia per il campo e fa letteralmente ammattire le difese avversarie. Eppure, da bambino, Gabriel non condivideva le stesse speranze di molti altri suoi coetanei, che in un pallone che rotola vedono da sempre la loro aspirazione più grande. Il suo sogno, infatti, era quello di portare avanti il lavoro del padre: “Mio papà si occupa di bestiame, fa il cowboy. Si prende cura di mucche e cavalli. Lavora nei campi e io volevo seguire le sue orme” racconta il ragazzo come riportato da Olé. Serve infatti tutto l’impegno da parte della madre e degli zii per far ricredere quel ragazzo. L’opera di persuasione sembra comunque dare i suoi frutti fin dai primi tempi: scalando le gerarchie delle giovanili Veron viene notato dal Palmeiras, che lo acquista senza indugio dal Santa Cruz di Natal.
Il resto è già storia. Nonostante la lontananza da casa si faccia inizialmente sentire, con il club Verdao il classe 2002 sembra a dir poco imprendibile. Segna gol a profusione e soprattutto, particolare non trascurabile, fa divertire con le sue accelerazioni brucianti che gli valgono l’eloquente soprannome di Raio (fulmine in portoghese ndr). E l’epiteto non può essere più azzeccato: ne contraddistingue lo stile di gioco e diventa letteralmente parte della sua esistenza, tanto che il wonderkid decide addirittura di tatuarsi due saette sui polpacci. Con la sua incredibile velocità, che secondo quanto riportato dal Palmeiras raggiungerebbe ben 38 km/h, porta l’Under 17 della squadra di San Paolo a trionfare nel Trofeo Scopigno e, soprattutto, il Brasile a vincere il Mondiale U17 del 2019, competizione dove l’ala sinistra si segnala come miglior giocatore della competizione.
Scheda e caratteristiche tecniche: l’analisi tattica di Gabriel Vero
Messo in cassaforte dal Palmeiras dopo la cessione di Gabriel Jesus al Manchester City, tutti si sono sempre aspettati grandi cose dal giovane esterno. Non sorprende dunque che, durante il suo match di esordio in prima squadra, al momento dell’ingresso in campo, il tempo si fosse come d’un tratto cristallizzato, quasi per voler rendere eterno un momento così sentito e atteso. Tutte le attenzioni erano infatti catturate da quell’attaccante tanto esuberante con le sue giocate quanto letale sottoporta. “Battere il mio diretto avversario è il mio compito e mi rende felice riuscirci. Cerco sempre di puntare l’uomo e di superarlo, di creare qualcosa in campo” racconta il giocatore a The Athletic. Che sia come esterno largo oppure come prima punta mobile, il brasiliano sa sempre come rendersi utile per le scorribande in avanti della sua squadra. Sul rettangolo verde ha infatti buona padronanza dei movimenti con e senza palla, risultando così sempre dinamico e imprevedibile. Ad ogni modo, l’esperienza giocherà senza dubbio un ruolo determinante nella sua crescita nei prossimi anni. Grazie a suoi mezzi tecnici e atletici dovrà sviluppare una maggiore cattiveria agonistica nelle fasi calde delle azioni offensive, mettendo il suo estro e i suoi dribbling al servizio del pragmatismo e dell’efficacia. Unire forma e sostanza dunque, di certo non una missione semplice, che però potrà essere posta in discesa grazie alla sua evidentissima classe.
I club che si sarebbero offerti per permettergli di raggiungere tale obiettivo, comunque, non mancherebbero affatto. Otre al Real Madrid, squadra per il quale lo stesso Gabriel simpatizza, secondo le ultime indiscrezioni di calciomercato anche Barcellona, Arsenal, Manchester City, Everton, Manchester United, Shakhtar Donetsk, Juventus, Napoli, Fiorentina e Milan si troverebbero in corsa. Il Palmeiras, come confermato dal tecnico Abel Ferreira, non sembra però intenzionato a fare sconti: “Per noi – riporta Esporte Interativo – cedere il giocatore per meno di quanto è stato venduto Neymar al Barcellona è impossibile”. Nel frattempo, gli elogi si susseguono e lo stesso Juan Sebastian Veron sembra non avere dubbi a riguardo: “Farai grande cose in futuro, ne sono convinto” ha dichiarato in un video condiviso sui social del Palmeiras. E se lo dice la Brujita, allora il giovane Gabriel può di certo dormire sonni tranquilli.







