Gioie, dolori e lacrime amare: Inzaghi e l’Inter, che storia!

Dallo scudetto della seconda stella allo status europeo riacquisito, passando per il dolore delle finali perse: Inzaghi e l’Inter chiudono un ciclo.

ISTANBUL, TURKEY - JUNE 10: Simone Inzaghi, Head Coach of FC Internazionale, looks dejected with their runners up medal after the team's defeat during the UEFA Champions League 2022/23 final match between FC Internazionale and Manchester City FC at Atatuerk Olympic Stadium on June 10, 2023 in Istanbul, Turkey. (Photo by Michael Regan - UEFA/UEFA via Getty Images)

Si è conclusa ieri l’avventura di Simone Inzaghi sulla panchina dell’Inter. Il tecnico piacentino, che andrà all’Al-Hilal, lascia Milano dopo 217 partite, 1 scudetto, 2 Coppa Italia e 3 Supercoppa Italiana, oltre che a due finali di Champions.

Un percorso di tutto rispetto per un allenatore che, come tutti ricordiamo, ha preso i nerazzurri in un momento economico-sportivo tragico. Era infatti il 2021 e l’Inter si apprestava ad avviare un netto ridimensionamento rispetto al recente passato targato Conte: vendita sistematica dei big per fare cassa, parametri zero (soprattutto d’esperienza) e rientro alla base di ragazzi mandati in prestito (Dimarco su tutti) furono le linee guida dalle parti di Appiano Gentile, con i tifosi che, capita la situazione, si lasciarono andare ad un’evidente rassegnazione, ma paradossalmente si strinsero sempre più attorno a squadra e nuovo allenatore.

In realtà; il campo in questi anni di Inzaghi ha detto ben altro, con la sua Inter che ha sempre giocato per vincere, sia in Italia che in Europa, dove i nerazzurri hanno acquisito uno status che si era perso dai tempi del famoso ed amato 2010, con due finali di Champions League in tre anni: la prima anche con la gioia dell’euroderby stravinto contro il Milan, mentre la seconda dopo una cavalcata esaltante facendo fuori Bayern Monaco e Barcellona.

Finali che sono finite male, soprattutto la seconda, dove l’Inter, come sappiamo, è stata assente ingiustificata, ma percorsi entrambi che hanno risanato le classe del club.

Lo scorso anno, invece, Inzaghi si è iscritto ufficialmente alla storia nerazzurra vincendo lo scudetto più atteso: quello della stella, vinto in occasione del derby contro i cugini del Milan, che ha mandato in estasi il popolo nerazzurro. Ieri, le strade di tecnico e squadra si sono separate in maniera definitiva.

Una scelta forte per entrambi i lati, ma forse fisiologica e necessaria, visto ormai le veduta diverse, con il tecnico che, oltre una protezione societaria per non farlo più passare come il capro espiatorio nelle sconfitte, avrebbe voluto un forte rinnovamento della rosa per restare competitivi e mantenere il livello raggiunto, che si è però scontrato con una società che, stando ai rumors, ritiene che la rosa vada solo ritoccata, senza bisogno di stravolgimenti, e pronta ad affidare il progetto tecnico che ha in mente a Cesc Fabregas.

Nonostante tutto, ci sono più luci che ombre nel percorso di Inzaghi all’Inter, che ha comunque regalato emozioni ai propri tifosi, facendoli sognare dopo anni in cui in Europa era difficile passare anche solo il girone di Champions League, e regalando lo scudetto della stella ad un popolo che lo sognava da anni.

Ed è infinitamente un peccato che ci si sia lasciati dopo una finale persa in quel modo, visto il grande percorso di questi anni al netto di tutte le difficoltà avute e che meritava sicuramente un finale più dignitoso, che magari sarebbe stato possibile con investimenti importanti in questi anni, che allenatore e squadra meritavano di avere.

Simone Inzaghi e l’Inter sono ormai storia: un percorso lungo, intenso e colmo di gioie e rimpianti, soprattutto per il mercato avuto in questi anni dai nerazzurri, in un’altalena di emozioni in pieno stile Inter.