Il campo da gioco

Nel mondo dello sport come nel mondo calcistico siamo abituati a pensare che gli allenamenti pre partita come la stessa partita in sé siano gli unici momenti cruciali che delineano il successo o meno di un match sportivo.

Uno degli aspetti basilari ed essenziali dell’evento sportivo è racchiuso in quel breve momento che precede l’avvenimento calcistico, ovvero il riscaldamento fisico. Molti mister lo sottovalutano altamente facendo condurre il riscaldamento nel 70% dei casi ad un giocatore esperto (generalmente il capitano della squadra) piuttosto che affidarlo ad un professionista dell’ambito delle scienze motorie e della prestazione fisica. La fase di riscaldamento fisico che precede una prestazione sportiva è un momento vitale in cui non solo si prepara il corpo all’azione fisica che il calciatore/trice andrà a compiere, ma si prepara il suo stato d’animo e con esso l’atteggiamento e la prontezza mentale che riusciranno ad avere durante tutta la performance agonistica.

Come sottolinea Syer (1987) il riscaldamento fisico ha sia un corrispettivo mentale che consiste nella concentrazione rispetto al compito da eseguire che un equivalente emozionale che corrisponde al giusto stato d’animo per affrontare al massimo la performance. Syer stesso sottolinea come la preparazione fisica alla gara si accompagni ad una preparazione emotiva e cognitiva che richiede la capacità di armonizzarsi con diversi fattori, quali: il luogo dove si svolge la prestazione, i membri dello staff/organizzazione intorno agli atleti, le attrezzature utilizzate, la squadra avversaria, gli obiettivi stabiliti e le strategie applicate per raggiunge gli stessi.

Fra i diversi fattori incidenti, secondo Syer quello più determinate è l’ambiente nella quale si svolge il match, che può essere fonte potenziale di cambiamento positivo o negativo nella prestazione sportiva. L’importanza del contesto esterno è evidenziata nelle parole di Cristiana Girelli, in un’intervista fatta dalla giornalista Silvia Schirinzi il giorno dopo il grande match tra Juve e Fiorentina all’Allianz Stadium, dove si registrò la presenza di oltre quaranta mila persone sugli spalti a vedere una partita di calcio femminile: “Non volevo più uscire dal campo. Ho pianto, e anche parecchio. Di solito quando entro a vedere il campo prima della partita non c’è quasi nessuno, invece ieri era già pieno di persone e c’era un’atmosfera bellissima. Spero tanto che non sia l’ultima volta ma sono convinta che non lo sarà. Quando ho fatto la borsa per uscire dallo spogliatoio ho pensato ai miei colleghi maschi, a quanto sono fortunati a vivere una cosa del genere ogni settimana”.

Familiarizzare con l’ambiente di gara è un rituale che molti calciatori/trici compiono per cercare di identificare ed ipotizzare i fattori potenzialmente distraenti che possono emergere durante il match. Un momento cruciale è legato all’osservazione del campo avversario quando una squadra è ospite; un campo da gioco non familiare può essere riconosciuto come un elemento di disturbo e con esso tutti gli elementi associati come: i cartelloni pubblicitari, la disposizione degli spalti, la visuale, la superficie del terreno erboso, la temperatura (clima), l’illuminazione, il recinto di gioco, la rete e le porte, il pallone fino alla zona che conduce agli spogliatoi. Il tema della visuale del campo e delle luci incide emotivamente sullo stato d’animo del calciatore/trice come nelle forti emozioni espresse da Dino Zoff al Mondiale del 1978 in Argentina nello stadio di Monumental di Buenos Aires: “Nel momento in cui noi squadre entrammo, il campo era illuminato da un sole invernale che colpì tutte le cose dal basso e portava con sé un senso di incompiutezza, di inquietudine quasi!”.

Per ogni calciatore/trice l’obiettivo è di abituarsi ai fattori oggettivi esterni e riuscire a trasformarli in esercizi da eseguire preventivamente durante gli allenamenti settimanali con la condivisione dei propri compagni/gne di squadra. Per ogni calciatore/trice è possibile allenarsi alle imprevedibilità dell’ambiente esterno portando l’attenzione alle proprie emozioni/reazioni, divenendone consapevole e agendo attivamente per rinforzare quelle più opportune in quel preciso momento. Aspetto saliente da sottoporre ad attenzione è riuscire in allenamento, come nei minuti prima del match, a simulare mentalmente situazioni potenzialmente distrattori così da poter sviluppare dei modelli di comportamento che permettono di testare delle tecniche o strategie per arginare questi elementi disturbanti. Ogni calciatore/trice riesce a dare la giusta connotazione all’evento sportivo, a dare una cornice che renda l’ambiente circostante se non positivo almeno neutrale, riuscendo a raggiungere un atteggiamento tale per cui non si è dominati emotivamente dalle condizioni esterne ma di riuscire ad aprirsi alla grande possibilità di convertire in occasione quello che era visto come un limite.

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Silvia Magrone

Rubrica Sport Mind