L’attenzione come processo cognitivo

In tutti gli sport come in quello del calcio, gli atleti investono durante la propria prestazione sportiva un insieme di processi selettivi e cognitivi capaci di indirizzare e guidare l’andamento della propria performance.

Uno di questi meccanismi salienti maggiormente impiegati è legato al grande e complesso processo dell’Attenzione, inteso come dispositivo cognitivo che permette di selezionare gli stimoli che ci circondano e di azionare tutti i meccanismi preposti all’immagazzinamento delle informazioni nella memoria a breve/lungo termine.

L’attenzione, insieme alla stretta connessione con la percezione, si presenta come un processo attivo che dipende non solo dalle caratteristiche basilari dello stimolo ma anche dai bisogni interni generali e situazionali, dalle diverse aspettative, dalle esperienze pregresse e dagli stati emotivi vissuti nel momento presente.

Sulla base di questo, nel contesto sportivo e in particolare nel mondo del calcio, gli atleti sviluppano due tipologie di attenzione durante la prestazione sportiva: attenzione volontaria (controllata) e attenzione involontaria (spontanea). La prima è un processo cosciente indirizzato verso il raggiungimento di un determinato stimolo a differenza dell’attenzione spontanea che è attratta dalle caratteristiche stesse dello stimolo piuttosto che da una vera e propria volontà. A differenza della prima, l’attenzione spontanea non richiede la presenza di un forte investimento energetico perché non dipende principalmente dalla motivazione del calciatore/trice e non induce ad affaticamento.

Ci sono momenti durante il match sportivo dove il calciatore/trice sviluppa un’attenzione selettiva, ovvero un’attenzione dove è richiesta una risposta comportamentale rapida ed efficiente come il momento decisivo di un rigore: il focus si restringe, i tempi di elaborazione delle informazioni diventano limitati, i gesti si automatizzano e l’attenzione involontaria è capace di lavorare in parallelo in maniera olistica consentendo di produrre una risposta adeguata. Ciò traspare dalle parole di Zlatan Ibrahimovic che parla di obiettivo come di attenzione mirata, focalizzata sul raggiungimento di un fine: “Io non accetto di perdere, per me contano la grinta, l’aggressività, la determinazione e la concentrazione sui propri obiettivi. Io ho la missione di vincere” o come traspare nelle parole di Sara Gama, il capitano della nostra nazionale italiana che anche lei parla di attenzione esclusiva e selettiva: “Io vado avanti obiettivo per obiettivo, non mi fisso dei limiti e non ragiono sul lungo termine. Vedo una cosa, la desidero ed ecco l’obiettivo!”.

In parallelo all’attenzione selettiva i/le calciatori/trici sono in grado di sviluppare durante il match anche un’altra forma di attenzione, quella diffusa, dove lo spazio per le riflessioni, le emozioni e il pensiero creativo ne fanno da padrone; in questa fase l’attenzione è alternata da aspetti attivi (impegno richiesto) e passivi (caratteristiche dell’informazione) e il sistema di controllo superiore di ciascun atleta deriva dallo sviluppo di mappe cognitive create nel corso del tempo attraverso l’esperienza calcistica, le conoscenze e le strategie tecnico tattiche apprese dagli insegnamenti pregressi ricevuti. In questa fase il calciatore/trice raccoglie informazioni concentrandosi su elementi sia esterni che interni, dall’attenzione ai movimenti dell’avversario ai rumori presenti nel campo, dalla presenza del pubblico sugli spalti a tutti i gesti rituali motori prima della prestazione (contatto con la palla, le sensazioni del proprio corpo, il rumore dei palleggi, l’odore del campo), dal ricordo di un movimento ben eseguito in una precedente partita alle diverse percezioni sensoriali innescate dalla propria divisa indossata.

Il/la calciatore/trice si trova costantemente a selezionare ed attivare delle informazioni, ad implicare una vera e propria selezione psicologica (Massimini, Inghilleri e Delle Fave, 1996) quotidiana, incentivata dalle proprie operazioni mentali e soprattutto emotive monitorando le sensazioni psicofisiche e motivazionali; questa selezione attiverà il lui/lei specifici dati che si trasformano in comportamenti che saranno rinforzati e calibrati sulla base della propria prestazione sportiva e avranno una grande influenza sulla selezione cultura, biologica personale e professionale.

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Silvia Magrone

Rubrica Sport Mind