Leicester campione, una favola a lieto fine…iniziata tanto tempo fa

Dilly-ding dilly-dong. Lunedì 2 maggio 2016: questo il suono intonato dallo scoccare della ventiduesima ora, suono che porta il Copyright di Claudio Ranieri. Il Leicester è campione d’Inghilterra, per la prima volta nella sua storia. Casa Vardy, dove la squadra segue con ansia gli ultimi istanti di Chelsea-Tottenham, esplode letteralmente. Così come i pub e le strade della città. Il miracolo e realtà. Lui, il “Sor” diventato “Sir”, non è presente. Si trova a Roma, per un breve saluto alla mamma di 96 anni. Ha preferito vivere così quell’attesa. Proprio lui, tanto bistrattato in passato, d’ora in poi il più incredibile dei vincenti del gioco del calcio.

Una storia che ha del cinematografico, usando un eufemismo. Frequenti i paragoni con il Nottingham Forest della seconda metà degli anni Settanta. La creatura di Brian Clough vinse contro ogni pronostico la Premier League 1977/1978. Non contenta compì l’impresa titanica di aggiudicarsi due Coppe dei Campioni consecutive, per poi quasi scomparire dalla scena calcistica internazionale e, in parte, anche nazionale. Una figura al limite del mitologico quella del tecnico di Middlesbrough, tale da diventare protagonista del film “Il maledetto United”, incentrato sulla sua avventura – o meglio disavventura – sulla panchina del Leeds. Una pellicola, peraltro, potrebbe celebrare prossimamente anche il personaggio che rappresenta maggiormente il miracolo di questo Leicester: proprio Jamie Vardy. Lo sceneggiatore Adrian Butchart ha proposto l’idea, ora in fase di studio.

Al di là del contorno è stata una stagione pazzesca. La compagine guidata dall’allenatore romano, dopo essersi salvata all’ultimo respiro nello scorso campionato, ha fatto subito capire che stavolta sarebbe stato tutto diverso, nettamente migliore. Approfittando anche dei clamorosi continui tonfi delle squadre più accreditate – dal Chelsea campione in carica al Manchester City ultra ricco, dall’Arsenal del solito incompiuto Wenger al Manchester United inutilmente spendaccione – le Foxes sono balzate in testa abbastanza presto, per poi duellare con le unghie e con i denti nel periodo invernale, vedendosi anche sorpassare in alcune occasioni. Ma la compattezza e la voglia di questi calciatori, unite alla sapienza di una gestione praticamente perfetta da parte del tecnico italiano, hanno portato al compimento di un’operazione magistrale, una missione impossibile divenuta realtà.

Numerosi i momenti chiave ed emozionanti che si dovrebbero ricordare: dallo spettacolare gol dello stesso Vardy nella sfida interna contro il Liverpool – una conclusione dalla distanza che ha fatto il giro del mondo – alle zuccate decisive dei centrali difensivi Huth e Morgan, rispettivamente contro Manchester City e Southampton. E come non menzionare il prestigiatore Mahrez, giocatore dotato di una tecnica sopraffina, o il “piccolo” Kanté, centrocampista già cercato da molte grandi, o ancora il metronomo Drinkwater, che ha saputo garantirsi a suon di prestazioni di enorme sostanza la presenza ai prossimi Europei con la selezione inglese. Senza dimenticare il peso decisivo, tra i pali, del figlio d’arte, quello Schmeichel con addosso il costante fardello di un padre che fu vera leggenda dei guantoni.

È tempo di festa per tutta la città, come pure per tutti coloro che amano lo sport in quanto occasione di rivalsa anche per i presunti deboli. Una festa che andrà avanti a lungo in questi giorni, meritatamente. Una festa, tuttavia, che non dovrà far passare in secondo piano il pensiero che ora il miracoloso Leicester abbia varcato la soglia d’ingresso nell’Europa che conta, una passerella da onorare nel modo migliore, cercando se possibile di trattenere tutti i gioielli. È tempo di Champions League per la banda di Ranieri. È ancora tempo, soprattutto, di perdersi nell’immensità della gioia. Dilly-ding dilly-dong.

Federico Lattanzio

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