Il feedback sportivo

Abbiamo potuto notare come un alto senso di autoefficacia sia strettamente collegato con la possibilità di esprimersi al meglio nella propria prestazione sportiva calcistica. Un calciatore/trice più sarà allineato/a con i suoi punti di forza, più sarà in grado di riconoscere ed individuare ciò che sa fare bene e più sarà pronto/a ad esprimere le proprie competenze al meglio.

Se un calciatore/trice non è in grado di riconoscere le proprie abilità non potrà lavorare sulla propria consapevolezza e sulle proprie aree di miglioramento e non sarà in grado di riuscire a sviluppare e rafforzare le capacità già acquisite.

All’interno di queste dinamiche gioca un ruolo fondamentale l’allenatore che ha il potere di rendere consapevole l’atleta dei suoi punti di forza e delle sue aree di miglioramento attraverso l’utilizzo di una comunicazione efficace ed efficiente; quest’ultima diventa uno strumento cardine per lavorare nella direzione del miglioramento continuo e per favorire la self efficacy. Compito dell’allenatore è di mettere in atto quello che viene definito il concetto di Feedback sportivo, inteso come l’effetto retroattivo di un messaggio o di un’azione su chi li ha promossi (definizione tratta da Oxford Languages).

Una comunicazione efficace si sviluppa sulla base di alcuni punti principali: sull’utilizzo di parole dettagliate, precise e concrete basate sulla descrizione dei micromovimenti osservati durante l’allenamento/partita del singolo calciatore/trice, sull’impiego di gesti e dimostrazioni che precisano e sanciscono le parole che vengono pronunciate, sull’utilizzo di canali comunicativi coerenti e sull’ascolto attivo del proprio giocatore cercando di comprendere il suo punto di vista e aspettando il momento giusto per presentare l’eventuale “critica” da rivolgergli.

Nel mondo sportivo esistono diverse tipologie di feedback, la distinzione più forte è rappresentata dalla forte differenza tra feedback positivo e negativo: con il primo si fa riferimento ad elogi, complimenti e rinforzi da parte del Mister; con il secondo si fa riferimento, invece, a critiche, rimproveri ed evidenziazioni di limiti e debolezze. A loro volta i feedback positivi/negativi si suddividono in condizionati (rivolti al FARE, assumendo un effetto costruttivo) e incondizionati (rivolti all’ESSERE, assumendo un effetto distruttivo).

Per dare feedback positivi occorre sottolineare aspetti specifici della prestazione, focalizzarsi sui miglioramenti ottenuti dall’atleta, trasmettere l’idea che le capacità sono acquisibili e attribuire il progresso alle capacità personali; per dare feedback negativi occorre focalizzarsi sul fatto passato o chiedere la messa in atto di comportamenti corretti ma futuri (difficili da valutare).

Altre importanti distinzioni sono tra feedback intrinseco, focalizzato su tutte quelle informazioni che si percepiscono da sé, e estrinseco, focalizzato sulle informazioni fornite da altre persone esterne; tra feedback tecnico basato su tutti quei contenuti che evidenziano carenze, lacune ed errori, e feedback di proposta basato su tutti quei contenuti che racchiudono invece nuove soluzioni, proposte di miglioramento e idee innovative.  Nel calcio si parla anche di feedback di valutazione/confronto basato su contenuti volti esclusivamente a migliorare i servizi, ad esprimere pareri sul sistema generale, a sviluppare critiche costruttive e confronti diretti. Infine si parla della differenza tra feedback stretti che evidenziano i particolari e i dettagli di un’azione (restringimento del campo di analisi) e feedback larghi dove l’attenzione si pone solo sugli aspetti generici, valutando il contesto in toto (poco produttivi per la prestazione).

E’ importante che l’allenatore utilizzi soprattutto feedback stretti per poter restringere il suo “zoom visivo” e permettere al calciatore/trice di focalizzarsi solo sulle specifiche aree di miglioramento aiutandolo/a a raggiungere non solo maggiori risultati ma a migliorare qualitativamente la sua prestazione generale.

 

 

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Silvia Magrone

Rubrica Sport Mind